L’agenda di marzo dei teatri sabaudi: meglio di un Carnevale

Tra maschere di Carnevale, bugie, chiacchiere e uova di Pasqua, il teatro torinese non scherza affatto, ma stupisce con tanti appuntamenti dalle produzioni originali a quelle internazionali. OUTsiders ve li racconta con la tradizionale rubrica mensile per gli amanti del teatro, per chi vuole avvicinarsi a questo mondo ma non sa da dove partire, per il pubblico storico e per quello dei giovani.

_ di Elena Fassio

Con l’avvicinarsi della bella stagione la voglia di uscire la sera aumenta e gli spettacoli marzolini sono un’ottima occasione che va incontro a tutti i gusti, dai più seriosi ai più scanzonati.

Iniziamo con il teatro Stabile e più precisamente col teatro Carignano:

Il piacere dell’onestà, Liliana Cavani, 26 febbraio – 10 marzo.

Dopo il successo di Filumena Marturano, si rinnova il sodalizio tra Liliana Cavani e l’attore Geppy Gleijeses. La regista sfida i “misteri” di Pirandello e dà nuova vita ad Angelo Baldovino con Il piacere dell’onestà, in scena fino al 10 marzo. Una fanciulla disonorata, un matrimonio riparatore, un uomo dal passato opaco che si riscatta. Nel gioco di specchi del teatro pirandelliano, il nobile decaduto Angelo Baldovino, giocatore d’azzardo, imbroglione, fallito, vittima delle proprie debolezze, si ritrova a incarnare una virtù, l’onestà, diventata oggi protagonista del vocabolario politico. Per evitare lo scandalo e salvare la rispettabilità di una giovane donna, Agata, messa incinta da un nobile sposato, il marchese Fabio Colli, Baldovino si presta, per denaro, alle nozze di facciata. Ma quando gli viene chiesto di continuare il gioco e chiudere gli occhi sulla tresca, scopre il gusto tardivo della rettitudine e, caparbiamente deciso a riscattare il proprio passato con un comportamento irreprensibile, manda all’aria i piani. Spietata analisi delle convenienze e delle ipocrisie borghesi, lo spettatore dovrà addentrarsi nei labirinti del grande siciliano dove nulla e nessuno sono ciò che appaiono.

Nora/Natale a casa Helmer, Kriszta Székely, 14 – 17 marzo.

«Quali ruoli recitiamo in un rapporto? Fino a quando può funzionare un matrimonio che si basa sulle menzogne? Cosa succede quando non si può continuare a fingere?» Se lo domanda la trentacinquenne regista ungherese Kriszta Székely, autrice per il teatro Katona di Budapest di un allestimento di Casa di bambola di Ibsen. Superando tematiche che dal 1879 hanno ormai cambiato forma (l’emancipazione femminile, il ruolo della donna nella famiglia), Székely dà alla pièce una lettura contemporanea e pone al centro una questione diversa: quella del matrimonio di facciata. La famiglia perfetta nasconde la realtà di una coppia di quarantenni in crisi, come tante altre. Nora si ripete che sta a bene, che è felice. Eppure, sa di mentire a sé stessa. «È disposta a recitare tutti i ruoli necessari per mantenere il tenore di vita e lo status sociale: è la perfetta moglie, la perfetta madre, la perfetta padrona di casa», scrive la regista. Appesa nel vuoto del suo idillio fittizio, Nora (una grandiosa Eszter Ónodi) recita, sgambetta, si trucca, cambia maschera, si destreggia tra segreti e bugie. Il mimetismo è la sua tecnica di sopravvivenza. Fino a quando, rivelate le menzogne, evaporata ogni illusione, si ritrova assieme al marito davanti alle macerie della sua vita in rovina.

Vangelo secondo Lorenzo, Leo Muscato, 19- 24 marzo.

«Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno. Non si possono amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori. Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali», scriveva don Lorenzo Milani nel suo testo più famoso, Lettera a una professoressa, del 1967. A cinquant’anni dalla morte, Leo Muscato torna allo Stabile con un ritratto dedicato a don Milani, il prete scomodo, il prete dei poveri, che nell’Italia ingessata e classista del secondo dopoguerra provò – violentemente osteggiato – a riscattare dall’analfabetismo i figli di contadini e operai. Lo spettacolo, scritto con Laura Perini e nato nel 2017 nel cinquantennale della morte del parroco di Barbiana, condensa in due atti un materiale sconfinato, fatto di lettere, testimonianze, libri, racconti. Nessuna lettura agiografica, ma il ritratto di un uomo controverso: sacerdote militante, obiettore di coscienza, educatore appassionato inviso alle gerarchie della Chiesa. Alex Cendron, interprete anche di cinema e tv, è protagonista accanto a otto giovanissimi debuttanti nel ruolo degli scolari di Barbiana. «Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno. Non si possono amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori. Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali», scriveva don Lorenzo Milani nel suo testo più famoso, Lettera a una professoressa, del 1967.

Pièce impegnate anche al teatro Gobetti:

L’Abisso, Davide Enia, 5 – 10 marzo.

«Nascerà un’epica di Lampedusa. Ci vorranno anni. La storia della migrazione saranno loro stessi a raccontarla, coloro che sono partiti e, pagando un prezzo inimmaginabile, sono approdati in questi lidi». A dare voce ai disperati della più quotidiana delle tragedie contemporanee, quella degli sbarchi (e delle morti) sulle sponde del Mediterraneo, è lo scrittore, regista, attore e pluripremiato autore teatrale Davide Enia. Tratto da Appunti per un naufragio, edito da Sellerio (nato a sua volta da un reportage sull’estrema isola siciliana), L’abisso è il racconto lucido e straziante di questa realtà: le traversate, i soccorsi, gli approdi, le morti. L’autore palermitano utilizza i linguaggi propri del teatro – il canto, il “cunto” ma anche i gesti e i silenzi che nella sicilianità sono più narrativi delle parole – per comporre il mosaico di questo tempo presente con uno sguardo dichiaratamente non neutrale.

Ombretta Calco, Peppino Mazzotta, 12 – 17 marzo.

Seduta su una panchina sospesa nel vuoto, sotto un albero sradicato, che però ancora fiorisce, a pochi passi da casa, in una torrida giornata di luglio, una donna non più giovane fa il bilancio della propria esistenza. Si cala nel passato, si accanisce a scavare tra i ricordi, si abbandona a soprassalti di coscienza che la lasciano stordita e dolorante. In un atto unico tra diario, confessione, sogno e delirio, si racconta parlando ininterrottamente per quasi un’ora: si chiama Ombretta Calco, come la riproduzione, la ripetibilità di una persona come tante altre, alla ricerca di rassicuranti routine. Milvia Marigliano dà al personaggio accenti aspri ed ironici, aggressivi e teneramente sconfitti di fronte al vuoto di un’esistenza, alla fine, avara di gioie e caratterizzata da un’immensa solitudine. Come scrive il regista: “Nessuna felicità può esserci per Ombretta Calco se non una felicità minima, o per meglio dire: una felicità tragica”.

Il canto della Caduta, Marta Cuscunà, 19 – 24 marzo.

In un cupo scenario di guerra, al termine della battaglia, quel che resta degli eserciti diventa banchetto per i corvi. Inizia con una carneficina Il canto della caduta, il nuovo spettacolo della giovane, visionaria drammaturga e regista friulana Marta Cuscunà, – coprodotto dal teatro Stabile di Torino – che parte da un antico ciclo epico per mettere in scena l’orrore della guerra. Il lavoro si ispira al mito di Fanes della tradizione popolare dei Ladini, minoranza etnica che vive nelle valli centrali delle Dolomiti. Si narra la fine del regno egualitario e pacifico delle donne e l’inizio di una nuova epoca di dominio e di spada. È proprio la guerra che provoca la fine del regno matrilineare dei Fanes, costretti a rintanarsi nelle viscere della montagna in attesa che torni il tempo d’oro della pace. L’autrice risale dunque alla preistoria della civiltà europea: «Attraverso l’antico mito di Fanes – spiega – lo spettacolo porta alla luce il racconto perduto di come eravamo, di quell’alternativa sociale auspicabile per il futuro dell’umanità che viene presentata sempre come un’utopia irrealizzabile. E che invece, forse, è già esistita».

Tanti grandi nomi della musica al teatro Colosseo:

1/03, Beppe Grillo, Insomnia;

5/03, Pink Floyd Legend, Atom heart mother;

6/03, Carl Brave, Notti brave a teatro;

8/03, I Musici di Francesco Guccini;

9-10/03, Massimo Lopez e Tullio Solenghi;

11/03, Cristiano De Andrè, De Andrè canta De Andrè;

14-17/03, Andrea Pucci, Tolleranza 2.Zero;

18/03, Yann Tiersen, All;

19/03, Glenn Miller Orchestra, Jukebox Saturday Night;

21/03, Roberto Vecchioni, L’Infinito;

22/03, Federico Buffa, Il rigore che non c’era;

23/03, Joe Jackson, Four Decade Tour;

24-25/0, Ermal Meta con lo Gnu Quartet;

29/03, Chicos Mambo, Tutu;

30/03, Debora Villa, Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere.

Storie misteriose al teatro Erba:

Regalo di Natale, Marcello Cotugno, 1 – 3 marzo.

Come nell’omonimo film di Pupi Avati, che però era ambientato negli anni ’80, quattro amici di vecchia data, Lele, Ugo, Stefano e Franco, si ritrovano la notte di Natale per giocare una partita di poker. Con loro c’è anche un misterioso avvocato. La partita si rivela però tutt’altro che amichevole. Sul piatto, oltre a un bel po’ di soldi, c’è il bilancio della vita di ognuno: fallimenti, sconfitte, tradimenti, menzogne.

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, Saverio Marconi, 8 – 10 marzo.

Tratto dal un testo di Eric Schmitt, questa narrazione intima parla agli spettatori guardandoli negli occhi mentre si compie l’affascinante rito tradizionale del tè turco. Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano è la storia di un’infanzia, di un’emancipazione, del superamento delle difficoltà attraverso un percorso di scoperta, di conoscenza di sé e di culture differenti. È anche la storia dell’incontro tra un tredicenne ebreo e Monsieur Ibrahim, un vecchio musulmano che viene dal Corno d’Oro, proprietario di una drogheria. Mondi che si incontrano, coabitano, in un invito al rispetto delle identità altrui e alla ricerca delle radici comuni “oltre le barriere delle lingue, delle nascite, delle fedi”.

Caffè nero per Poirot, Piero Nuti, 19 – 24 marzo.

Scritto nel 1930 dalla regina del giallo Agatha Christie, la commedia è prodotta da Torino Spettacoli e srotola, accanto alla soluzione del delitto, un piacevolissimo intreccio di suspence e arguzie intramontabili.

Un mese comico quello del teatro Gioiello:

si parte con Alta infedeltà, fino al 10 marzo, con Andea Beltramo, Carlotta Iossetti e Claudio Insegno; dal 13 al 17 marzo Che disastro di commedia! di Mark Bell; dal 21 al 24 marzo Stasera si cena a letto, con Giorgio Caprile e Margherita Fumero; e dal 28 al 31 marzo Casalinghi disperati con lo scoppiettante cast formato da Nicola Pistoia, Gianni Ferreri, Max Pisu e Danilo Brugia.

Infine, al teatro Alfieri il grande teatro popolare:

la Compagnia italiana di Operette presenterà l’8 e 9 marzo Il paese dei campanelli, e il 9 e 10 La vedova allegra, entrambi con Claudio Pinto e Clementina Regina. Dal 12 al 17 marzo il thriller Otto donne e un mistero, con Anna Galiena, Debora Caprioglio, Caterina Murino e Paola Gassman. Dal 20 al 24 marzo il fantasmagorico balletto Momix Alice, un viaggio nella tana del coniglio, dove nulla è come appare, del coreografo Moses Pendleton.