Sandy Skoglund: la “creatrice di immagini” invade Camera

Dal 24 gennaio al 24 marzo le sale di Camera (in collaborazione con Galleria Paci di Brescia) ospitano Visioni Ibride, prima antologica sul lavoro di una delle più celebri – e celebrate – stage photografer del nostro tempo, Sandy Skoglund.

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_di Giorgio Bena
Sala dopo sala il percorso curato da Germano Celant ci accompagna in una progressione cronologica alla scoperta del lavoro dell’artista, che -per sua stessa definizione – non è una fotografa, ma piuttosto una “creatrice di immagini”. Circa trenta opere – fotografie, sculture ed installazioni – raccontano quattro decenni di sperimentazione e ricerca artistica, improntate alla creazione di mondi surreali entrati nell’immaginario collettivo attraverso opere iconiche come Radioactive cats (1980) e Revenge of the goldfish (1981).
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Coniugando con maestria scultura, illuminotecnica, scenografia e fotografia la Skoglund ha dato vita ad uno stile di assoluto impatto visivo e immediatamente riconoscibile, caratterizzato dall’uniformità surreale dell’illuminazione, dall’anonima inespressività della figura umana e dalla scelta di palettes essenziali – prevalentemente bicrome – attraverso le quali rendere omogenea e al tempo stesso contrastata l’immagine. Peculiare è l’uso di soluzioni compositive quasi modulari, che si concretizzano soprattutto nell’invasione di elementi animali e vegetali che affollano i set che
l’artista allestisce al solo scopo di realizzare uno scatto perfetto.
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Alla coerenza di questa ricerca, che forma il corpus principale della mostra, si contrappongono alcuni focus su percorsi “minori” del lavoro della Skoglund esposti negli spazi di raccordo tra le sale, tra i quali spiccano sicuramente le affascinanti cromie dei fotomontaggi digitali realizzati nei primi anni del nuovo millennio.
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Confrontando questi lavori con Winter (2018), l’ultimo – ed inedito – capitolo del suo percorso, viene da chiedersi se il “filone d’oro” scoperto dalla Skoglund alla fine degli anni ’70 non si sia esaurito e ridotto ad una sclerotica riproposizione di soluzioni efficaci ma prive della raffinatezza delle origini; e se forse proprio nell’audacia di una rivoluzione formale non si trovi il segreto per rimanere fedele alla genuina eleganza che negli anni ha caratterizzato le sue immagini.