Agenda del teatro torinese di febbraio

Pirandello, Pasolini, Čechov, Parsons dance : il ricco programma dei teatri torinesi di febbraio. Si alza il sipario su un mese ricco di sorprese nei teatri torinesi, che ha in serbo tantissimi appuntamenti per tutti i gusti. OUTsiders ve li racconta con la rubrica mensile per gli amanti del teatro, per chi vuole avvicinarsi a questo mondo ma non sa da dove partire, per il pubblico storico e per quello dei giovani.

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_di Elena Fassio

Iniziamo dal teatro Carignano che dal 29 gennaio al 10 febbraio ospita Ragazzi di Vita, primo adattamento teatrale del romanzo di Pier Paolo Pasolini. Tre premi alla regia per Massimo Popolizio che fa muovere su un palcoscenico spoglio, che riproduce la povertà e il degrado delle periferie romane del secondo dopoguerra, i giovanissimi “borgatari” che colpirono l’autore friulano al suo arrivo a Roma nel 1950. I sottoproletari Riccetto, Lenzetta, il Caciotta, Amerigo, Begalone, Alvaro, Spudorato e gli altri conducono piccole vite fatte di espedienti in un’Italia alla viglia del boom economico, in una furiosa, impulsiva, struggente lotta con la quotidianità.

Dal 12 al 24 Il Gabbiano, Il capolavoro di Čechov nella versione del 1895, precedente alla censura zarista. Nato negli anni inquieti in cui maturano le grandi tragedie del Novecento, anticipa temi cardine del teatro del secolo seguente. Nelle angosce, nei turbamenti, nelle sconfitte dei personaggi si agitano la complessità e la crisi esistenziale dell’uomo moderno. Attraverso l’intreccio di inutili passioni che lega la giovane Nina, il tormentato Konstantin, sua madre Irina Arkadina, celebre attrice, e il suo amante, lo scrittore Trigorin, viene rappresentata la fine di un’epoca, di un mondo.

Dal 26 al 10 marzo invece torna sul palco Pirandello con Il Piacere dell’onestà, con la regia di Liliana Cavani: il contrasto tra etica e corruzione, tra la facciata borghese da tutelare e i segreti pruriginosi da nascondere.

Pirandello e altri classici sono la proposta anche del teatro Gobetti, che apre questo febbraio con Sei, adattamento del capolavoro pirandelliano “Sei personaggi in cerca d’autore” realizzato da Spiro Scimone e diretto da Francesco Sframeli. Lo stile inconfondibile del duo siciliano rompe tradizioni e liturgie del loro conterraneo, mettendo in comunicazione due linguaggi. Una compagnia, formata da due attori, due attrici e il capocomico, sta per iniziare la prova di uno spettacolo teatrale che, forse, non debutterà mai. Improvvisamente, un cortocircuito lascia al buio il teatro. Uno degli attori va alla ricerca del tecnico, che però non si trova. La luce arriverà solo con l’apparizione, in carne ed ossa, dei Sei Personaggi, rifiutati e abbandonati dall’autore che li ha creati: sono loro, Il Padre, La Madre, La Figliastra, Il Figlio, Il Ragazzo e La Bambina, ad illuminare il teatro con la speranza di poter vivere sulla scena il loro dramma doloroso.

Dal 12 al 17 invece Hamlet Travestie, definito dalla critica “una farsa napoletana mozzafiato”. In una rutilante riscrittura della riscrittura si intrecciano al dramma shakespeariano la parodia settecentesca di Amleto di John Poole, da cui lo spettacolo prende il titolo, e quella del Faust di Antonio Petito, classico ottocentesco del teatro napoletano. Tra Gomorra e burlesque, la storia raccontata è quella del giovane Amleto Barilotto, figlio di un ambulante di Napoli, che, sconvolto dalla morte del padre, si è convinto, per via del nome che porta, di avere un destino identico a quello del principe di Danimarca. Se ne va in giro depresso e isolato, in preda ai proverbiali dubbi, mentre i membri della sua famiglia tirano a campare, si barcamenano nel tentativo di scampare a strozzini e camorristi. Costretti ad assecondare Amleto nella speranza che ritrovi il senno, i parenti si calano nei personaggi shakespeariani e danno vita al canovaccio. Ma la recita nella recita finisce in un regolamento di conti.

Dal 19 al 24 si parte per un viaggio ai margini delle metropoli, ma anche ai margini dell’interesse del mondo, con Pueblo, dove si muovono i disperati di Ascanio Celestini: barboni, zingari, ladri, alcolizzati, prostitute, immigrati, lavoratori invisibili, ragazzini abbandonati. Secondo capitolo della trilogia iniziata con Laika, Pueblo ci porta nella terra di nessuno di chi (soprav)vive al limite estremo della società, in una periferia che è la periferia di una città, ma anche di una nazione.

Fino al tre marzo infine la Carrozzeria Orfeo, compagnia cult artefice di un teatro burlesco specchio di un’umanità instabile e nevrotica, ambienta il suo spettacolo Cous Cous Klan in un futuro apocalittico, dove l’acqua è stata privatizzata e fiumi, laghi e sorgenti sono sorvegliati dall’esercito e una comunità di derelitti lotta comicamente per la sopravvivenza.

Sempre straordinario il calendario del teatro Colosseo, che durante questo mese così corto ospiterà ben due compagnie di danza internazionali: il 9 e 10 la Parsons Dance, atletica e vitale compagnia statunitense, mentre il 21 l’attesissimo Tutù, con i suoi 24 quadri, in cui i Chicos Mambo rivisitano tutti i tipi di danza e si  prendono gioco dei tabù e dei codici della coreografia. Spaziano dalla danza classica in tutù alla danza contemporanea di Pina Bausch, dalla ginnastica artistica di Nadia Comaneci al tango e persino all’Haka maori. Dal 12 al 17 invece l’esilarante spettacolo della comica siciliana Teresa Mannino, dal titolo “Sento la terra girare”.

Tra i tanti spettacoli di TorinoSpettacoli segnaliamo infine Giocando con Orlando, con Stefano Accorsi, in scena al teatro Alfieri dall’8 al 10. “Trasferire l’Orlando furioso in una presenza teatrale è impresa degna di cavalieri erranti, anzi narranti”, scherza l’attore. Stefano Accorsi veste i panni di un simile cavaliere e si cimenta con l’opera ariostesca cavalcando il tema oneroso dell’amore e delle sue declinazioni: amore perso, sfortunato, vincente, doloroso, sofferente, sacrificale, gioioso e di certo anche furioso.

Fiore all’occhiello del teatro Gioiello è invece La Governante, di Vitaliano Brancati con Ornella Muti. La piéce fu scritta nel 1952 e subito censurata. La scusa era quella del tema -allora molto scottante- dell’omosessualità. Il testo è pieno di accenti polemici contro l’ipocrisia dei benpensanti cattolici, il filocomunismo borghese, i principi della Sicilia baronale e contro la censura stessa. Caterina Leher, governante francese assunta in casa Platania, famiglia siciliana e borghese trapiantata a Roma il cui patriarca, Leopoldo, ha sacrificato la vita di una figlia, morta suicida, ai pregiudizi della sua morale. Caterina è calvinista e viene considerata da tutti un modello d’integrità. Vive perciò segretamente la propria omosessualità, una «colpa» cui si aggiunge quella di aver attribuito a una giovane cameriera dei Platania le proprie tendenze, causandone il licenziamento. Caterina si sente responsabile della morte della ragazza, coinvolta in un incidente mentre tornava al Sud: un peccato che la governante deciderà di espiare con il suicidio.