[REPORT] L’Orchestra Filarmonica di Torino apre il 2019 con Passione

L’Orchestra Filarmonica di Torino apre le danze del 2019 con il concerto Passione, diretto da Giampaolo Pretto e con Pietro de Maria al pianoforte.

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_di Silvia Ferrannini

Il direttore Giampaolo Pretto e il pianista Pietro de Maria aprono il 2019 con il concerto Passione, ed è inatteso preludio alla ancora lontana primavera.
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Il Concerto n.2 per pianoforte e orchestra di Sergej Rachmaninov inizia prendendosi a piene mani tutto ciò che risiede nelle profondità della passione e faticava ad uscire. Gli arpeggi sono lirica, l’agilità sul pianoforte puro struggimento – il pianoforte ha accanto a sé l’orchestra ma procede con un trasporto tutto suo. Rachmaninov compose il concerto per l’amico e psichiatra Dahl, che lo aiutò quand’era in preda ad una grave crisi depressiva; il figlio dell’artista rivelerà poi che il pezzo era stato pensato dal padre per una donna.
Non è arduo figurarsi tutte le tortuosità del sentimento – melodia che si trapianta nel cervello e nel cuore, un oscillare eterogeneo ma continuo, un’ondata che solleva i detriti negli abissi e li porta a galla in uno spruzzo di commozione. Lungo i tre movimenti si riversa tutta l’introspezione di cui Rachmaninov era capace con l’aiuto delle mani e della tastiera. Ed è passione, nella sua forma più sofferta ed enfatica – una solitudine che piange e crea.
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Sergei Rachmaninov (1873-1943) compositeur et pianiste russe ici au piano c. 1925 — Sergei Rachmaninov (1873-1943) russian pianist and composer c. 1925
Antonin Dvořàk, con Smetana e Janàček, rappresenta la musica nazionale ceca, ma in lui scorre una vena fortemente romantica, che gli fa coniugare ispirazione popolare a tradizione eurocentrica. In questo Dvořàk è ottimista, sicuro del risultato. La passione della Sinfonia n.7 in re minore, op. 70 è energia e austerità dai sapori brahmsiani: il “tempo torbido” del primo movimento è cupo ma generoso di melodie, che si sviluppa poi in un sentimento più ampio, più costruito: la passione fa sistema con i vari elementi della sinfonia, che si modificano e crescono nel segno di quella vivacità caratteristicamente boema. La bellezza abbonda senza debordare; la sensualità è corale e vivace, un po’ zingaresca nell’Allegro finale, per poi finire trionfalmente col ritmo di Marcia. Dvořàk non è mai stanco del timido sole nordico, e lo chiama a farsi avanti, tra gli aceri e la resina, sulla scorta di viole, violini e violoncelli.
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Il concerto dell’Orchestra Filarmonica di Torino libera il calore nascosto dell’inverno, disegna dense turbolenze e sigilla un’impressione che nella sala del Conservatorio trova finalmente il suo respiro.