[REPORT] E in mezzo a tanti, proprio io: uno difficile

Comunque fuori moda, mentre un’altra notte vola. Vola davvero, questa notte a Hiroshima Mon Amour in compagnia di Riccardo Sinigallia e di una formazione, la stessa che ha dato forma a Ciao Cuore in studio, che lo circonda sul palco per un concerto da incorniciare. 

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_di Enrico Viarengo

C’è chi urla “Bravo!” in un silenzio tra una coda e una ripartenza, ma non ci vuole molto per sentire un più che dovuto “Bravi!” ad avvalorare la presenza di Ivo Parlati alla batteria, Andrea Pesce alle tastiere, Francesco Valente alla chitarra. E, ovviamente, Laura Arzilli al basso, a poche ore di distanza dall’uscita del video di “Niente mi fa come mi fai tu” in cui le immagini rafforzano la dedica sentita alla compagna di vita (e di musica) di Riccardo.

La notte vola, con una maglia a maniche lunghe che quasi coprono una mano timida ed emozionata che percuote le corde di elettriche e acustiche sovrastate da un basso profondo e dalle incursioni sintetiche di chi, fuori moda, non lo è per niente. Non solo per aver prodotto dischi di Coez e Motta, ma per aver continuato una ricerca personale che con “Ciao cuore” sta contribuendo a rinnovare la dignità di quel pop italiano troppo spesso alla deriva. L’ha fatto passando per Sanremo, l’ha fatto con la Sugar di Caterina Caselli – certamente non l’etichetta indie alla ricerca del “nuovo”. L’ha fatto mischiando, come ci ha raccontato pochi giorni fa in quest’intervista, acustico, elettrico ed elettronico, ma soprattutto rivelando ancora una volta umanità, profondità e delicatezza che capita raramente di riuscire a carpire da un disco.

“Ciao cuore”, ancora più di “Per tutti”, è una rigenerazione emotiva, un diario che contiene demoni e debolezze personali, ma anche lucide o malinconiche vite di altri, in cui ogni parola, nella sua semplicità, ha un proprio peso specifico. Come quei pochi aggettivi ben dosati di “Mi piacciono le donne di destra”, che disegnano senza retorica una porzione d’Italia ben lungi dall’estinzione, carburante per rifiatare dopo l’incedere ossessivo della scura “Backliner”.

L’atmosfera si scalda con i ritornelli aperti di “Bella quando vuoi” e con il suo divertente kazoo in chiusura, ma soprattutto con “Dudù”, tra le più calde e avvolgenti di questa prima data del tour. Mi ricordo io, Dudù annega sul finale in un mare di battiti e synth che per un momento pare di rivivere gli anni ’80 con il cuore in gola. Sinigallia passa poi al piano per la doppietta sentimentale di “Se potessi incontrarti ancora” e “Niente mi fa come mi fai tu”, mentre la scenografia minimale fatta di schermi e proiezioni trasforma cuori anatomici in cuori disegnati con pochi tratti. Va da sè, è il momento di “Ciao cuore”, dei falsetti, dell’estate è giù qui e di quel  in risposta al rimaniamo d’accordo, improvvisato dalle prime file di pubblico che ben conosce e canta composto tutte le canzoni del cantautore romano.

“Amici nel tempo”, da “Incontri a metà strada” del 2006, è l’occasione per concedere una pausa ai musicisti e dare spazio alle trame chitarristiche di Paolo Spaccamonti, unico ospite d’eccezione in una serata senza opening e motivo d’orgoglio torinese, che con Sinigallia condivide certamente un approccio davvero libero alla scrittura. I contrappunti di piano si fondono con il flusso incontrollato di note di chitarra del compositore di casa e con i sorrisi sinceri di entrambi.

La sala è quasi completamente piena, non mancano giovani curiosi e il pubblico più maturo di questo giovedì sera pare ritrovarsi dopo tanti anni e tanti concerti, di nuovo dentro la scatola nera di una ex-scuola di periferia che, in anni più analogici, ha visto passare tanti grandi artisti. Ma no, nessuno è qui per l’effetto nostalgia, nessuno è qui solo per La descrizione di un attimo; e questo Riccardo lo sa, ma regala comunque la sua misurata e sentita versione del più grande successo dei Tiromancino. Ed è un bel sentire, perché interpretata da lui sembra non essere invecchiata di un giorno. Chissà se sarà così vibrante cantata da Federico Zampaglione in qualche teatro o auditorium, oppure ordinaria (e stanca) amministrazione?

Probabilmente Sinigallia, per sua stessa ammissione, non arriverà mai ai palazzetti. Ma è anche probabile che importi poco sia a lui sia ai suoi ascoltatori, fieri e felici di essere sotto a un palco che trasuda emozione e passione, davanti a un anti-eroe che senza protagonismi di sorta – con la modestia di chi ti dice “scusate, questa sera è la prima del tour, stiamo ancora a capì…” – ha scritto più di una pagina della storia del pop italiano degli ultimi anni. Lo sa bene anche un certo Valerio Mastandrea, che ha consegnato a Riccardo, ormai 10 anni fa, il testo di “Che male c’è” scritto in memoria di Federico Aldrovandi: struggente questa sera così come su disco.

Così, passando anche dalla sanremese “Prima di andare via”, si arriva ai bis con picco di intensità sui pezzi sicuramente più rodati da tutta la band: “E invece io” e il suo liberatorio ballando al tempo dell’anima mia e una più scarna “Una rigenerazione”, senza quell’incisiva frase di synth del ritornello, ma sempre potentissima e perfetta per chiudere un’esibizione tanto attesa e appagante. Gli si perdona quella sensazione di work in progress da grande prova generale che ogni tanto prende il sopravvento, proprio perché rappresenta perfettamente l’umanità di un artista che meriterebbe molto di più. A Riccardo Sinigallia si vuole un bene enorme, come a un fratello, ed è davvero difficile non amare le storie e i personaggi che continua a raccontare con la sua musica. Lui per anni a testa in giù, noi, speriamo sempre di più, ad occhi chiusi ai suoi concerti. Non perdetevelo.

Le prossime date:

18 gennaio Brescia – Latteria Molloy
19 gennaio Bologna – Locomotiv Club
25 gennaio Milano – Santeria Social Club
1 febbraio Roncade (Tv) – New Age Club
7 febbraio Pozzuoli (Na) – Duel Beat