E qualcosa rimane tra le pagine chiare: la poesia visiva

Un complesso di pratiche, recenti e antichissime, che dovremmo ri-conoscere un po’ di più. Ma cosa sono esattamente e come s’inseriscono in una cultura mediale così complessa come è la nostra?

_ di Beatrice Brentani

La si vede ma non se ne parla abbastanza. Si fatica a definirla “poesia”: è quella patina di educazione classica, fedele al rigore dei dettami della tradizione, che ci mostra le forme nuove della scrittura soltanto attraverso un vetro zigrinato. Ci inganniamo che solo quello che possiamo ri-conoscere e ri-collocare entro limiti prestabiliti valga la pena di essere annoverato entro i canoni di una determinata etichetta: poesia, in questo caso.

E invece, la poesia visiva c’è e si presenta sotto le dimensioni più svariate: più che di tendenza artistica, si potrebbe parlare di un’esperienza di contaminazione tra diversi linguaggi. Principalmente, la poesia visiva pone in contatto su una superficie la scrittura e le immagini: i due tipi di segno si compenetrano a  vicenda andando così a formare un’unica visione mentale. Un’arte inclusiva, che permette il suo inserimento su più canali e il cui principio ispiratore è proprio l’attivazione multisensoriale, la creazione di sinestesie attraverso le suggestioni delle immagini e il significato e la forma della parola. Le tecniche utilizzate sono numerosissime: scrittura a mano, collages fotografici, caratteri a stampa, montaggi video, pitture, ecc.

Eugenio Miccini, La poesia incendia le parole

Ma procediamo con ordine: la poesia visiva si situa, insieme ad altri tipi di pratiche – lettrismo, simultaneismo, mail art, narrative art, poesia performativa, poesia sonora (artista famosissimo, che ha fatto uso di installazioni sonore in numerose occasioni, è Giuseppe Chiari, membro del gruppo internazionale Fluxus) – nel grande complesso di esperienze della “poesia concreta”: questa la denominazione che nel 1956 assume una risonanza internazionale con l’“Esposizione Nazionale di Arte Concreta” a San Paolo del Brasile. Il fenomeno ha avuto un’enorme diffusione soprattutto nel corso degli anni Settanta, decennio in cui era stata proprio l’arte concettuale a dominare nel panorama artistico-culturale non solo Europeo, ma anche di molti altri Stati come il Brasile, l’Argentina, il Giappone. In Italia, i gruppi della neoavanguardia hanno condotto un’intensa ricerca (e, anche, un’ingente applicazione pratica di queste ricerche) sulle nuove forme di sperimentalismo d’arte e hanno operato una commistione non solo di stili artistici diversi ma anche di discipline estremamente differenti tra loro. Ricordiamo, tra gli esponenti più famosi, Ugo Carrega, Luciano Ori, Nanni Balestrini, Sarenco, Lamberto Pignotti, Emilio Isgrò, Eugenio Miccini, Adriano Spatola, Mirella Bentivoglio.

Nanni Balestrini, Oggi Parigi, 1968

E ancora, all’estero: Eugen Gomringer (poeta e critico letterario boliviano naturalizzato svizzero che è considerato, da molti, pioniere della vera e propria poesia concreta), Decio Pignatari, Augusto de Campos, Haroldo de Campos, Julien Blaine, Richard Kostenanetz, Arrigo Lora-Totino, Joan Brossa, Daniel Spoerri, Emmet Williams, Klaus Peter Dencker e altri, talvolta più legati alla poesia visiva, altrove alla performance.

Décio Pignatari, Organismo (1960)

Prima di loro, si possono citare alcuni esponenti delle avanguardie storiche che si sono cimentati nella realizzazione di creazioni artistiche alla ricerca di un dialogo tra le arti: Apollinaire con i suoi Calligrammes, poèmes de la paix et de la guerre 1913-1916 (1918), Mallarmé con l’opera Un coup de dés jamais n’abolira le hasard (1897), i futuristi come Marinetti e Cangiullo con le Tavole Parolibere. Inserzioni di scrittura, poi, sono frequenti già in molti quadri futuristi e cubisti.

Guillaume Apollinaire, Calligrammes

Non si possono non menzionare, inoltre, ai fini di sviscerare la stragrande maggioranza degli aspetti che hanno portato allo sviluppo e alla conoscenza di questo complesso di fenomeni artistici, tutti gli studi compiuti sulle comunicazioni di massa, in particolare quelli legati all’ambito pubblicitario. Anche da questo tipo di sollecitazioni culturali è nata la nuova arte della neoavanguardia, che è poi divenuta arte postmoderna, che è poi divenuta… Neo-postmoderna? Post-neoavanguardia? Postneoavangmoderna?

“Un sintomo significativo della necessità della poesia concreta si riscontra osservando che simili e analoghe forme sono emerse quasi contemporaneamente in Europa ed in America latina e che una analoga forma mentis ha trovato il suo terreno in entrambi gli ambienti. Sono perciò convinto che la poesia concreta cominci a realizzare l’idea di una poesia universale comune. È forse comunque tempo di rivedere profondamente la concezione, il modo di credere nella poesia e di riesaminare la condizione di una sua funzione nella società moderna”.

Eugen Gomringer

La poesia è concepita come fatto artistico visivo, gestuale, fonetico, direttamente connesso con esperienze espressive diverse: arti visive, musica, teatro. Le parole non vengono più usate per la loro semanticità, per il loro significato, ma per i valori grafici e visivi che possono assumere. Comune a tutti gli autori concreti è la persuasione che le strutture grammatico-sintattiche del linguaggio normale non siano più adeguate per sopportare i nuovi processi di pensiero e di comunicazione e che a tali novità debbano corrispondere nuovi stili.

I poeti concreti intendono, con questa riflessione sul linguaggio, rifondare la dimensione della poesia a livello strutturale e ritagliarle un nuovo ruolo nella società.

L’emergenza della poesia concreta, che sembrava esaurita con gli anni Ottanta, trova oggi nuove strade: sicuramente, il nuovo mezzo di cui si servono coloro che creano poesia concreta è la grande rete, quella del Web, in cui è più facile mescolare esperienze, metodi e strumenti diversi al fine di creare non una compagine di elementi artistici accozzati tra loro ma, al contrario, un unicum in cui tutte le parti dialogano tra loro e scorrono come all’interno di vasi comunicanti. E dunque immagini, scrittura, suoni, gestualità: tutto si inserisce e si modella conformemente a ciò con cui entra in contatto nel sistema interno del tronco comune.

Jenny Holzer, Projections

Barbara Kruger, You’ve Got Money to Burn (1987)

Abbiamo, per esempio, fenomeni quali quelli della “video – poesia” e della Net art – da distinguere dalla Web art, che utilizza il Web per diffondere opere d’arte realizzate al di fuori della rete e successivamente digitalizzate: la Net art, invece, concepisce e crea l’opera  proprio attraverso i linguaggi propri della rete. E ancora: spesso vengono utilizzati software particolari per la creazione di queste nuove “opere digitalizzate“, oppure, ancora, scenografie esterne, oggetti urbani propri delle grandi metropoli, giochi di luce, effetti cromatici contrastanti, proiezioni su muro, luci al led e molto altro. Esperienze analoghe di uso della scrittura si ritrovano oggi in artiste politicamente impegnate come Jenny Holzer e Barbara Kruger.

MeP

O ancora, pensiamo ai Poetry Slams e al MeP (Movimento per l’emancipazione della Poesia): pochi, semplici strumenti. Una voce, un palco. Oppure un muro, dei fogli di carta, un po’ di creatività. E poi, sempre lui, l’ormai onnipresente Web, strumento più efficace per  la diffusione su larga scala di queste nuove pratiche il cui scopo è proprio quello di farsi conoscere, di portare la poesia su un livello superiore, di conferirle, ancora, un ruolo sempre attuale.