[INTERVISTA] Generic Animal tra lo-fi e less is more

Generic Animal, nome de plume di  Luca Galizia è stato, senza ombra di dubbio, tra i grandi ascolti della redazione di OUTsiders webzine e non solo. Con il suo doppio esordio “Generic Animal – Generic Animal / Emoranger” Generic Animal ha impressionato per il suo approccio totalmente personale alla narrazione del presente attraverso una forma-personale unica nel suo genere.


_di Mattia Nesto

Prima di andarlo ad ascoltare a Milano il prossimo venerdì (ospiti dello show anche i Tauro Boys), l’abbiamo raggiunto di domenica, in orario di pranzo, per farci raccontare come si fa a “superare il giorno più critico della settimana” e come si racconta il contemporaneo. Con una chitarra e poco più.

Ad un certo punto è come se, assolutamente all’improvviso, tu sei spuntato tra gli ascolti di quasi tutti, con una voce riconoscibile, un tocco già autorevole e uno stile unico: ma da dove vieni? Senza scomodare Ennio Flaiano sembra che tu venga da Marte anche se forse vieni da più vicino, dai Leute…

Come hai detto io ho un passato in band molto legato al mondo delle cosiddette chitarrine, dell’emo, canzoni con un certo tipo di imprinting musicale. Seguivo una certa ben specifica scena e con quella band facevamo canzoni in quella linea lì. Poi ho cominciato a lavorare a questi testi di Jacopo Lietto, un mio amico. È stato quello che si può definire un esperimento: cose, fatte e situazioni che già circolavano nella mia vita con la parte estetica, avendo studiato grafico, ben definito. Un passato misto, tra band, Accademia delle Belle Arti, amici: cose diverse poi unite assieme.

Facciamo un attimo un passo in avanti e andiamo subito al tuo secondo album “Emoranger”: è stato prodotto da Carlo Zollo (già produttore di Ghemon, Zeus! e The Winstons per dire). Com’è andata, perché l’evoluzione in fatto di sonorità è stata evidente.

Guarda con Zollo è stato un lavoro a due canali. Abbiamo davvero lavorato spalla a spalla in modo fruttuoso. Il nostro incontro è stato, come le cose fruttuose della vita, casuale, causato dalla comune conoscenza con Marco Giudici. Se il primo disco era nato un po’ dal nulla, da jam a casa mia, con Zollo tutto è stato più definito e imbastito, considerando che egli è stato anche il mio tecnico per i live. Proprio da qui, essendo via via più coinvolti, la collaborazione su disco è stata la cosa più naturale del mondo. Poi è ovvio, Emoranger suona molto più contemporaneo rispetto al primo disco, è anche molto più ricco di suoni.

Generalmente, giusto per dare delle percentuale, quanto tempo impieghi nel creare/cesellare i tuoi testi e invece quanto ti spendi per la cura degli arrangiamenti e delle sonorità in generale? Sappiamo che i testi sono stati realizzati da Jacopo Lietti dei Fine Before You Came ma ci piacerebbe approfondire il discorso.

Penso che le due cose abbiano un peso, uno spazio e un tempo giusto. Nel senso che spero si senta una certa se non evoluzione dal primo al secondo disco ma da questo punto di vista credo che tutto ciò che è uscita mi ha soddisfatto, altrimenti non sarebbe mai stato pubblicato. Ecco possiamo dire così: se sentite qualcosa in questi due album vuol dire che la percentuale di arrangiamento e di testo era quella giusta per me.

In “Tsunami” canti: “Il tizio del meteo ci mostra tempeste tifoni tsunami/ Cancella gli impegni/ chiudiamoci in casa”. Quest’immagine di catastrofi in serie che vediamo da lontano, in televisione o sullo schermo di un telefono, ci sembra un’immagine molto calzante di un sacco di persone, per lo più giovani, che provano lo stesso effetto di “oscuro spaesamento” della canzone. Cosa volevi trasmettere con il pezzo?

Beh il testo è di Jacopo ma trovo che hai centrato il punto. Il pezzo vuole dare proprio quest’immagine di ritorno a casa, in un posto che si è voluto, in un certo senso, abbandonare ma che comunque per forza di cose è un luogo molto conosciuto e abituale per te. Quindi sì era proprio quella cosa lì.

I tuoi live sono, paradossalmente, molto particolari per il fatto che, grosso modo, ci sei tu con una chitarra e poco altro. Come nasce quest’idea di minimalismo alla massima potenza?

L’idea di fare i live nella modalità “voce, chitarra e poco altro” è nata un po’ per necessità e un po’ per scelta artistica. Per necessità perché naturalmente un concerto chitarra e voce lo puoi portare praticamente ovunque, e infatti ho ormai perso il conto dei miei concerti… che più che concerti sono appuntamenti settimanale col pubblico! Ma, come dicevo primo, è anche frutto di una scelta artistica dato che i concerti sono arrivati subito dopo la fine della produzione del primo disco e proprio non c’era voglia di snaturare la costruzione musicale, di fare nuovi arrangiamenti ad hoc, di cambiare insomma quella formula lì. Poi guarda non ti nego che mi piacerebbe un sacco poter costruire pezzi più larghi, magari con orchestrazioni ma è anche bello, bellissimo essere da solo sul palco. Mi ci sono abituato ormai e sto davvero bene così.

Su Noisey https://noisey.vice.com/it/article/43qbqw/intervista-generic-animal-jacopo-lietti-enrico-molteni  abbiamo letto una tua intervista in cui dici, testuali parole, a proposito della tua musica “Ha dentro determinate figure ritmiche non canoniche. Sono tutte storte, fatte fuori tempo e fuori griglia”: credi ancora in questa dichiarazione che spiegava il fatto che la tua musica è così “sui generis”.

Beh sai quella è una delle primissime interviste che ho rilasciato come Generic Animal ed ero tutto preso a non volere farmi incasellare nella generica categoria dei cantautori. Poi, passato un po’ di tempo, sai che ti dico: non mi importa più nulla. Se io faccio canzoni, mi fa stare bene farle, sento delle belle vibrazioni quando le suono davanti ad un pubblico, per me questo è bene, questo è importante. Il resto, definizioni, schemi, generi lasciano davvero il tempo che trovano.

Facciamo negli ultimi mesi: i tuoi ultimi ascolti più, per usare una parola delle tue canzoni, “rilevanti” fatti?

Ma sai che di dischi nuovi, paradossalmente, non è che ho ascoltati più di tanto? Cioè non proprio zero ma giusto un paio mi sono rimasti. Quello che invece non smetto di ascoltare, anzi amo proprio riscoprire, è la musica che mi piaceva da ragazzino, ovvero il punk-rock. Ecco non passa giorni che non ascolti qualche album in questo senso.

Al termine della nostra intervista la domanda da fare è una e una sola: venerdì prossimo salirai sul palco del Circolo Ohibò di Milano assieme a Mecna https://www.facebook.com/genericanimal/photos/a.168994763635784/431102894091635/?type=3&theater . Qualche anticipazione sul concerto?

Mi faceva piacere tornare sul palco che ad aprile ha ospitato il mio primo concerto solista. Anche se non è la fine del tour, ma solamente l’ultimo concerto dell’anno, mi piaceva che in Ohibò oltre che un concerto fosse una festa: e alle feste cosa si fa se non invitare gli amici? Ecco allora l’invito a Mecna, con cui abbiamo condiviso una collaborazione quest’anno. E poi sto lavorando anche ad altri ospiti. Insomma, sarà davvero una bella serata!