[INTERVISTA] Tapsee Pannu al River to River Festival

Ospite del festival di cinema indiano diretto da Selvaggia Velo, la star indiana ha parlato del cinema italiano, delle condizioni delle donne nel suo Paese, dei blockbuster americani e del “nostro” Sandokan…


_di Antonio Pirozzi

“Il cinema italiano? E’ il cinema emblema, il cinema da assaporare nella sua storia incredibile. Ma è anche il cinema di oggi, quello contemporaneo, come “Perfetti Sconosciuti” di Paolo Genovese un film che sarebbe ‘perfetto’ per un remake indiano”. Così l’attrice e modella indiana Taapsee Pannu, ospite d’eccezione al 18/mo River to River, festival di cinema indiano, diretto da Selvaggia Velo, unico nel suo genere in Italia (che si è svolto dal 6 all’11dicembre, al cinema La Compagnia di Firenze). L’attrice, che ha presentato due film in prima italiana – tra cui Mulk che si è aggiudicato il premio come miglior film dell’edizione 2018 – ha spaziato tra cinema e società incontrando il pubblico italiano e internazionale presente al festival.

Pannu ha quasi 7 milioni di followers su “Facebook” e 8 su “Istagram”; classe ‘87, bellissima, raffinata nei modi e con degli orecchini “indiani” dorati, lunghi e fatti di tradizione profonda. Semplice ed elegante è arrivata al cinema con un abito bianco, quasi da sposa, non sapendo che dei fan, italiani e indiani, l’aspettavano per un autografo, una foto-selfie. “No, grazie”, ha detto poi la star del cinema indiano alla richiesta di un caffè o un thè “italiano” mostrando la sua “cup” già in mano con dentro, forse, dell’acqua.  “Ancora c’è molto da fare – ha spiegato l’attrice rispondendo alle domande sulle condizioni delle donne in India – per una vera e propria uguaglianza di genere. La cosa più interessante è che questa evoluzione sociale e dei costumi si riscontra nel cinema ma non solo in quello d’autore ma anche in quello commerciale, cioè nei film che fanno botteghino”. “Oggi nei film indiani – ha detto l’attrice – destinati al grande pubblico si raccontano storie che una volta non si sarebbero mai potute raccontare.

Storie che infrangono tabù ritenuti un tempo inviolabili. Ci sono pellicole che ultimamente hanno trattato il tema della disfunzione erettile o che hanno protagoniste donne che scelgono il proprio destino e rivendicano la propria indipendenza”. “La mia presenza qui, a Firenze, per raccontare i film da me interpretati, è la conseguenza di questo cambiamento in atto, certo per una vera uguaglianza fra generi c’è ancora molto da fare, ma il cambiamento è in corso”.

E sul cinema americano dice “i Blockbuster attirano il pubblico indiano e non c’è niente di male: quello che piace del cinema americano non sono le emozioni e i sentimenti di quel cinema, con le quali ci identifichiamo meno, ma sono le dimensioni e la grandezza di questi kolossal che appaiono in tutta la loro enormità, anche economica”. “Mi ha stupito – ha sussurrato l’attrice indiana spiegando cosa avrebbe fatto nei giorni fiorentini – sapere che Kabir Bedi (il Sandokan della serie) qui in Italia è molto famoso: è vero che ci sono degli attori indiani che hanno lasciato un segno a Hollywood ma non sapevo che anche in Europa ci fosse questa popolarità, grazie a lui”.

E infine pensando a Ponte Vecchio e al giro turistico che l’aspettava Pannu ha ammesso: “mi piacerebbe lavorare in Italia, adoro recitare e lo farei per qualsiasi paese e per qualsiasi produzione cinematografica. Penso che ciò che è molto importante nel lavoro di un’attore/attrice è la lingua che si parla”.

Photo credits: ©Sabrina Ingrassia