[INTERVISTA] Masamasa: contento tra le cose pese

Domani si esibirà a Milano l’artista campano che con i suoi pezzi è ormai entrato stabilmente nella Top 50 Viral di Spotify. Per questo motivo abbiamo raggiunto Masamasa per farci raccontare come si scrive una canzone “di successo”, che cosa vuol dire fare tesoro dei propri modelli e, soprattutto, per chiedergli se la sua bio si sia un po’ arricchita.

_
_di Mattia Nesto

Partiamo proprio dall’inizio, cioè a circa dieci anni fa, quando, se non sbagliamo sei salito sul palco per la prima volta, per la serata, Ind’ ‘a Paranza al centro sociale Millepiani, Caserta. Quanto è cambiato da allora? E, soprattutto, quanto pensi di essere cambiato?

Giusto, più o meno dieci anni fa. Non so dirti cosa è cambiato, so che in quel momento pensavo che ciò che stavo facendo mi avrebbe portato a quello che ho adesso. Ora invece penso che quello che sto facendo mi porterà ancora più in alto. Per cui sono cambiate un sacco di cose e sicuramente non sono più un bimbo, però ci ho creduto dall’inizio.

E invece, facendo un grande balzo nel tempo, l’ultima volta che ti abbiamo sentito con una novità è stato assieme a Maiole in “Cose pese”: com’è nata questa collaborazione?

I nostri editori (Peermusic) ci hanno organizzato una sessione in studio e siamo da subito stati in sintonia. Siamo tutti e due casertani e abbiamo un sacco di ascolti in comune, mi sono davvero divertito con lui. Avevamo fatto un pezzo che non credo vedrà mai luce, poi un giorno Marco mi manda la base con questo ritornello martellante che dice: “Penso cose pese”. L’ho scritta subito e due giorni dopo il pezzo era lì.

Non so se anche tu sia d’accordo ma il momento chiave della tua carriera, almeno fino a qui, quando cioè tra gli addetti ai lavori e non si è incominciato a dire “Forte questo Masamasa”, è stato con singolo “Friendly”, specialmente quando questo pezzo è entrato stabilmente nella top 50 di Viral su Spotify. Ci spiegheresti la genesi di questa canzone così importante?

Concordo con te. In realtà non ha una genesi molto diversa da altri brani miei, è solo venuto fuori meglio di tutto quello che avevo fatto fino a quel momento. L’avevo terminata circa un anno prima, l’ho tenuta ferma perché sapevo che bisognava costruire delle radici e un team prima di uscire con qualcosa del genere.

Mentre per il singolo successivo, “Contento”, spesso ci siamo soffermati sul testo, in particolare sulla strofa: “Io non ho tempo/ Se il tempo di scrivere/ Lo uso per vivere”. Questa frase ci dà come l’impressione di una sorta di rivolta al volere, prima di tutto, “socializzare” un’emozione, un istante, un momento invece di viverlo, nella sua pur breve vita. E siamo distanti dal “Vorrei ma non posto” di un’altra canzone, perché in “Contento” tu non hai neppure la tentazione di condividere qualcosa con qualcun altro dato che, semplicemente, stai bene con quella persona e non hai bisogno di nient’altro. Ci siamo andati lontano o era questo il senso del pezzo?

Diciamo che ci siete quasi (ahah). Ho scritto quel pezzo in un momento abbastanza triste della mia vita. Ho deciso di chiamarlo contento quasi a voler augurarmi di raggiungere la condizione di felicità. Era un periodo molto pieno, scrivevo la tesi e andavo avanti e indietro tra Germania e Italia. Volevo scrivere più musica, stare più con lei, ma non riuscivo.

Ma a proposito di scrittura e di necessità di essa ti capita di avere orari fissi in cui componi le tue liriche o ti lasci guidare più dall’ispirazione del momento?

Non ho orari fissi perché scrivo ovunque. Raccolgo immagini e le appunto in ogni momento della giornata, anche mentre parlo con qualcuno: tiro fuori il telefono e aggiungo note. Poi vado in studio e le metto a tempo insieme. L’unica esigenza che ho è di cambiare spesso studio, non riesco a comporre e produrre sempre nello stesso posto.

Negli ultimi tempi quali dischi, pezzi o artisti hai letteralmente “consumato” a furia di ascolti?

Te ne lascio tre: Francis & The Lights, Jeremy Zucker e Jon Bellion.

E da, diciamo così, “più piccolo” cosa ascoltavi in heavy rotation?

Anche qui ti lascio tre nomi: Jimi Hendrix, Pino Daniele e Ray Charles.

Come ultima domanda siamo molto curiosi di chiederti che concerto sarà sabato 15 dicembre al Circolo Ohibò: il tuo tour è quasi finito ma le possibili sorprese no, giusto?

Non mi sono mai preparato così tanto per un concerto. Sarà un concerto che ha il preciso compito di riassumere cos’è stato Masamasa fino adesso. Ci saranno ospiti e inediti. Questi ultimi lasceranno intendere il mio immediato futuro musicale a cosa tenderà.

Anzi, a proposito di sorprese, in effetti la precedente non era l’ultima domanda. Dalla tua bio di Facebook leggiamo: “Non ascolto solo il rap ma comunque mi piace molto. Non so che dire onestamente. Non sono un tipo bio”. Sei ancora “non-un-tipo-da-bio” o in questi ultimi tempi stai raggranellando informazioni ed esperienze da inserire?

Non mi va di scrivere la mia biografia, sono solito parlare di qualcosa quando l’ho portata a termine. E non abbiamo nemmeno iniziato. E poi dai, è ridicolo leggere quelle bio del tipo: “Si è distinto nella scena bla bla” (ahah)