[INTERVISTA] Janosch Moldau: musica per redimersi

In occasione del suo passaggio italiano al Padiglione 14 di Collegno e ammaliati dallo spleen punk-elettronico del suo ultimo disco “Redeemer”, abbiamo intervistato il musicista bavarese Janosch Moldau per approfondire il suo percorso artistico, la sua passione per gli 80’s e la sua idea di spiritualità. 

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_di Lorenzo Giannetti

Partiamo dal principio: qual è stata la “scintilla iniziale” che ti ha portato a fare musica? Ricordi quando hai scritto la prima canzone? E quali sono stati gli artisti che hanno influenzato di più – anche inconsciamente – la tua formazione musicale? 

Direi che ho iniziato a scrivere le mie canzoni intorno al 2003/2004. Ho sentito davvero quella prima scintilla per la prima volta mentre stavo finendo il mio album di debutto “Redeemer” nel 2005. È stato un processo solitario, fragile ed insicuro e per la prima volta la musica mi ha portato in posti e spazi dove non ero mai stato prima… Fino ad oggi comporre un album è una grande sfida e costituisce un lungo processo per me; e non è facile. Qualche giorno va bene ed il lavoro scorre facilmente ma altri giorni è disgustoso ed è una lotta contro i demoni della mia stessa fragilità.

Ad essere onesto, fin dalla prima infanzia il mio background musicale è stato l’amore di mia mamma per la musica. Lavorava come insegnante di musica, ha studiato piano ed aveva un sacco di dischi in vinile a casa. Ascoltavo anche un sacco dei suoi dischi di musica classica, spaziando da Bach a Beethoven e a Chopin… Certamente è evidente che il sound degli anni 80 ha una grande influenza su di me. Sono cresciuto con questa musica ed ascoltavo i Depeche Mode, i Dead Or Alive e Frankie Goes To Hollywood 24 ore al giorno.

Vieni da Colonia: come definiresti la scena musicale della tua città? Sia in relazione ad altre città tedesche sia se paragonata ad altre capitali europee? In generale, nel tuo comporre musica, quanto ti senti legati alla tua città d’origine, quanto – diciamo – Colonia è stata una fonte di ispirazione per te? 

In realtà a Colonia ho solo vissuto, per qualche anno: era più o meno quel periodo quando ho prodotto e rilasciato “Redeemer”. Ma vengo da Bavaria. A Colonia sono stato influenzato da un sacco di roba minimal elettronica. Colonia continua ad offrire un ampio range di etichette discografiche di musica minimal ed elettronica. Magari la mia musica continua ad essere leggermente influenzata da quel periodo speciale della mia vita. Ma non sono cresciuto in una grande città come Colonia. Sono un vero ragazzo di campagna della Germania sud. Nel frattempo sto invecchiando e sono felice di visitare le grandi città solo quando siamo in tour. Questo è anche il motivo per cui ho deciso di scrivere tutte le mie canzoni in un piccolo paesino sul lago di Lugano. Nel frattempo posso sperimentare questo “fervore musicale contemporaneo” e questo “concitato spirito metropolitano” dentro di me, specialmente quando produco i miei pezzi… Tutto sta nell’avere quello spirito aperto dentro di te… Se non lo percepisci, immagino che uno potrebbe vivere a Berlino o a Londra e continuare a produrre musica noiosa che cerca solo di seguire alcune “regole”…
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Nel tuo disco Redeemer instauri una sorta di dialogo con Dio: si trattava più di una confessione o eri invece in cerca di risposte? Che rapporto hai con la spiritualità in generale? 

Sì, le mie canzoni sono sempre state una ammissione e rivelazione di debolezza, ma in modo positivo. Ciò significa che le mie canzoni trasmettono tutte quella scintilla di speranza di prevalere… Se c’è una canzone dove non riesco a sentire di aver trasmesso tutto ciò, preferisco sistemarla ed eliminarla dall’album. Non è una regola razionale che mi sono imposto ed a cui voglio obbedire. È più una sensazione interiore che ho sempre quando si tratta di creare i miei album. Direi che è questo il segreto. C’è una brama generale di amore. 

Come gestisci la tua etichetta indipendente? Oltre a pubblicare i tuoi lavori, ad esempio, come cerchi nuovi artisti da mettere sotto contratto? 

Ho fondato la mia etichetta nel 2005 per produrre solo la mia musica. Non ho mai ingaggiato nessun altro artista e non promuoverò nessun altro su questa etichetta discografica. Ciò non vuol dire che io non sia interessato ad altre band o ad altra musica, ma è semplicemente il fatto che non ho tempo di lanciare nessun altro. Sarebbe molto ingiusto mettere sotto contratto degli artisti e poi lasciarli da soli in questo settore cosi’ difficile. La mia etichetta è un ibrido di marketing molto moderno gestito dall’artista tra me ed il resto dell’industria musicale con cui collaboriamo. Infatti ho firmato altri contratti con altre etichette e distributori, per esempio con Motor Music / Sony Distribution che ci aiutano ad ottenere i risultati migliori per le mie canzoni in questo strano business.

Mi ha colpito molto anche la copertina di Remeeder, con quel piumaggio estremamente candido contrapposto ad un mood musicale più dark: come è nata l’idea di questo artwork? E’ opera tua o di qualche artista? 

L’artwork di copertina è di kaba (Nadine Schlichte), un grafico che attualmente vive a Düsseldorf. Ha semplicemente preso qualche foto dei miei strani vestiti di scena di quel periodo come per esempio questo boa di piume bianco e blu ed ha creato una parte molto carina dell’artwork del mio album. In generale sono molto contento di quest’album. Credo che sia stato un buon primo passo e mi ha aiutato a trovare uno spazio ed un pubblico per le mie canzoni.

Ti piace suonare più nei parterre “rock” o in situazioni da clubbing? Qual è l’ultimo concerto a cui hai assistito che ti ha colpito in particolar modo? 

Personalmente penso che saremmo perfetti per un contesto da festival rock. Come forse avrete già visto, spesso mostriamo una “sottile radice punk rock” durante le nostre performance. Con il nuovo album prossimo all’uscita faremo uscire molto di più questi elementi e tornerò a suonare la chitarra su qualche pezzo. Ci piacerebbe esibirci a più festival. Vedremo cosa succede con il nuovo disco.

L’ultimo concerto che mi ha impressionato pi’ di tutti è stato quello di Jean Sibellius. Gli arrangiamenti degli archi e i layer superbi delle melodie mi hanno commosso.

ENGLISH VERSION 

1) Let’s start from the beginning: what was the “initial spark” that drove you to produce music? Do you remember when you wrote your first song? And which are the artists that have influenced most your musical background, even unconsciously?

I guess I started to write my own songs around 2003/2004. I really felt that “initial spark” for the first time during the process of finishing my “Redeemer” debut album in 2005.

It was a lonely, fragile and unsecure process – and for the first time the music drove me to a place and space where i’ve never been before… Until now making an album is a huge challenge and a long process for me; and it’s not easy.  Some days will be good and the work will flow easily and on other days it will be all disgusting and a fight against the demons of my own shakiness. To be honest since my early childhood, my musical background was my mum’s love for music. She worked as a music teacher, studied the piano and we had plenty of records at home. I also listened a lot to her classical records from Bach over Beethoven to Chopin… Of coarse you will all know that i’m also very much influenced by the sound of the 80’s. I grew up with this music and i listened 24 hours per day to Depeche Mode, Dead Or Alive, Frankie Goes To Hollywood…

2) You are from Cologne: how would you describe your local music scene? Both compared to other German cities and to other European capitals? For what concerns composing music, how strong you feel the connection to your hometown? In other words, has Cologne been a source of inspiration for you?

I really do not know why the Internet still says that i’m from Cologne:-) Yes, I lived there for a few years – in fact it was around that time when I produced and released “Redeemer”. But, i’m from Bavaria. In Cologne I got influenced by a lot of minimal electronica stuff. Cologne still offers a wide range of electronic and minimal electronica record labels. Maybe my music is still a bit influenced from that special period in my life. I did not grew up in a big city like Cologne. I’m a real Southern German country boy. Meanwhile i’m getting older and I’m happy to see the big cities only when we are on Tour. That’s why I also decided to write all my songs in a small village at Lake Lugano. Meanwhile I can feel this “contemporary musical rush” and “driven metropolitan spirit” deep inside of me, especially when I produce my own songs… It’s all about, that you have to have this open spirit inside of you…If you do not feel this, I guess you even could live in Berlin or London and still produce boring music that only tries to stick to some ”rules”…

3) In your album Redeemer, you set up a kind of a dialogue with God: was it more a confession or were you actually looking for concrete answers? What’s your relationship with spirituality in general?

Yes, my songs have always been a confession and revelation of weakness, but in a very positve way. This means my songs all carry this spark of hope to overcome…

If there’s a song, where I couldn’t feel this in the end, i’d rather would sort this song out and ban it from the album. It’s not a rational rule that i’ve set and that I want to obey to; much more it’s an inner feeling that I always have, when it comes to create my albums. I would say this might be the secret of it all. There’s a global longing for love.

4) How do you manage your independent label? Apart from publishing your works, for example, how do you search for new artists to employ?

I founded my label back in 2005 to release my own music only. I’ve never signed any other artists and I will never release other artists on this record label. It’s not that i’m not interested in other bands or music, but it’s simply the fact that I do not have the time to build up any other artists. It would be very unfair to sign artists and then leave them alone in this extremely difficult branch. My label is a very modern aritst run marketing “hybrid” between me and the rest of the music industry we work with. In fact I do have signed further contracts with other labels and distributors f.e. with Motor Music / Sony Distribution that help us to gain the best results for my songs in this strange business.

5)  Redeemer’s cover really got my attention, with that extremely candid plumage in contrast with the overall dark mood of the album: how was this artwork born? Is it your work or do credits go to some other artist?

The cover artwork is from kaba (Nadine Schlichte) a Düsseldorf based graphic designer. She just took some photos of my weird stage cloths at that time f.e. of this white and blue feather boa and created a very nice piece of album artwork. Overall i’m still very happy with this album. I guess it was a good starter and helped me to find a place and audience for my songs.

6)  Do you prefer to play on rock parterres/stalls or on club contexts? What was the last concert you’ve seen that impressed you most?

I personally do think that we would suit very much to a rock festival environment. As you may already have seen, we often spread a “subtle punk and rock root” during our performances. Along with the upcoming new album we will work these elements more out and I will also play the guitar again on some songs. We would love to perform more festivals. Let’s see what will happen with the new record.

The last concert that really impressed me most was Jean Sibellius. The string arrangements and all the superb melody layers totally moved me…