“Hamburg”: sopravvivere alle macerie attraverso la memoria

Edito da Il Saggiatore, il romanzo di debutto del libraio torinese Marco Lupo si inoltra nei solchi, materici e allegorici, scavati dalla Seconda Guerra Mondiale, intrecciando storie di disperazione e resilienza.

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_di Roberta Scalise

«Bisogna stare attenti alle storie di guerra. Se ne sono raccontate tante, e molte erano vere e molte non lo erano, ma tutte insieme ricordano i frammenti di cui è composta un’epoca, i punti di vista che disseminano le terre abitate, gli aneddoti sparsi che conserviamo come se fossero amuleti o cicatrici sacre».

E proprio a tali «cicatrici sacre» volge costantemente lo sguardo il romanzo di debutto – edito da Il Saggiatore – del libraio torinese Marco Lupo: Hamburg, connubio sapiente e calibrato tra memorie, scorci di vita, diari, confessioni e pagine belliche.

Una sorta di “documento storico”, dunque, dove a essere interpellata non è solo la Storia – la cui narrazione trae avvio dall’operazione Gomorrah, con la quale gli inglesi rasero al suolo la città di Amburgo nel 1943 –, ma anche le “piccole” storie degli uomini che compongono la prima, “uomini cavi” quasi gravati da una certa difficoltà a stare al mondo. L’obiettivo del romanzo, infatti, è quello di ridare voce a trame sotterrate dalla «sabbia del tempo scomparso» – come recita lo stesso sottotitolo –, facendo riemergere dalle polveri gli echi di tutti gli individui dimenticati da un resoconto firmato dai vincitori.

Motore dell’azione è, perciò, il ritrovamento e la lettura di una serie di scritti redatti da un autore sconosciuto, M.D., da parte di un gruppo di appassionati lettori – Roberto, Luca, Lorena, Virginia e Danilo – sui quali sovrasta, tuttavia, il soliloquio di un libraio, figura enigmatica e “onnisciente”, detentore delle copie integre dei libri riscoperti.

Libri di cui verranno letti con cura reverenziale brevi estratti, in un progressivo disvelamento a tutti i lettori – concreti e di carta – che si appropinquano alla rivelazione dei testi presi in esame: Hamburg (1987); Uomini cavi (1989); Treno di notte (1992); Bahadir (1994); e il manoscritto intitolato Il memoriale della demenza.

Fil rouge, lo scrittore stesso, M.D., dapprima infante, nascosto con la madre nel «buco», ossia il «rifugio dei vicini Kahn», celato alla distruzione causata dai bombardamenti – e dalla “banalità del male” che caratterizza tanto i vincitori quanto i vinti – inferti ad Amburgo – che verrà, in seguito, medicata dall’esercito dei «ricostruttori» – e, successivamente, uomo maturo dagli occhi solcati dai ricordi, che tenta affannosamente di inseguire e, talvolta, ricreare, in un flusso di coscienza incessante e privo di cardini.

Infatti, «alla memoria avrei voluto consacrare tutta quella vita che mi sono lasciato alle spalle. Iniziata come l’estate circondata dal deserto, la mia storia ha conosciuto i tratti della luce esplosa all’improvviso e il suono delle bombe in caduta libera verso la città».

Il libraio, dunque – reale e letterario –, conduce i lettori – reali e letterari – in un dramma che possiede gli echi di una tragedia greca, di cui ogni pagina è intrisa di lirismo e virtuosismi stilistici, meta-letteratura e metafore stringenti. Pagine cui è opportuno approcciarsi con silenzio di spirito e onestà intellettuale, in un sottofondo di silenzio che solo la Storia, nelle sue sfumature più tragiche, può indossare.

Marco Lupo è nato a Heidelberg, vive e lavora a Torino – presso la Libreria Internazionale Luxemburg – ed è un lettore famelico. Fa parte del collettivo di scrittori TerraNullius.

Leggi qui la nostra intervista a Marco Lupo

 

In copertina: Destroyed buildings in a Hamburg street. Germany, 1945