I Medici 2: un compromesso con la Storia premiato dal pubblico televisivo

La seconda stagione de I Medici conferma il successo della serie anglo-italiana. Questa volta spetta a Lorenzo il Magnifico portarci nello splendore della Firenze rinascimentale, tra i quadri di Botticelli e gli intrighi dei Pazzi, ma soprattutto a condurre gli episodi tra il plauso del pubblico e la congiura della critica. Non mancano le “licenze storiche” e un diffuso effetto romanzato ma nel complesso la serie non sfigura nel panorama dell’historical drama. 


_di Sara Carda

“Il Rinascimento non è un’epoca, ma un temperamento”. Con queste parole Ezra Pound commentava uno dei periodi storici più significativi del nostro passato, quel felice arco di tempo che concluse il Medioevo e che ricordò al mondo ciò che la religione aveva soffocato nella ricerca del divino: la grandiosità dell’uomo e la bellezza di ciò che poteva creare.

Indubbiamente Pound aveva ragione. Il Rinascimento non è solo un’indicazione temporale, un’etichetta da apporre a un paio di secoli, ma un sentimento, una predisposizione d’animo. È lo spirito di meraviglia con cui approcciarsi alla vita, riconoscendo nella sua immanenza la sua preziosità. È l’idea che l’uomo sia artefice del suo destino, non vittima di un tiro di dadi, e l’amore per l’arte, che diventa il simbolo di quell’ingegno umano non più condannato, ma dono divino.

I Medici, la serie televisiva anglo-italiana prodotta in collaborazione dalla Rai e dalla Wild Bunch di Frank Spotnitz e Nicholas Meyer, cerca di trasmetterci questo sentimento mostrandoci il cuore da cui il Rinascimento partì, la nostra bella Firenze, e coloro che lo resero possibile, la famiglia di banchieri più potente al mondo, i de Medici.

Dopo averci presentato il poco noto Cosimo Il Vecchio, colui che per primo si impose nella repubblica fiorentina e che diede il via al mecenatismo che plasmò Firenze in quella culla d’arte che conosciamo, e a cui un intenso Richard Madden diede volto, quest’anno la serie punta su uno dei personaggi che furono l’incarnazione stessa del Rinascimento: Lorenzo Il Magnifico.

A interpretarlo Daniel Sharman, che esce da ruoli da teen drama per mostrarci un Lorenzo giovane, a tratti inesperto, ma determinato e passionale, con la mente brillante del politico rivolta al futuro e il cuore del poeta che apprezza il passato. Accanto a lui, un cast internazionale, a partire dai britannici Sean Bean, che dà spessore alla nemesi dei Medici, il capo della famiglia Pazzi, e Bradley James, l’indimenticabile Artù di “Merlin” qui Giuliano de Medici, ai nostri Alessandra Mastronardi, la bellissima amante di Lorenzo, Lucrezia Donati, e Raoul Bova, improbabile ma riuscito papa Sisto IV.

Gli otto episodi andati in onda dal 23 ottobre al 13 novembre ci raccontano la prima parte della vita di Lorenzo, la sua ascesa al potere dopo la morte del padre Piero il Gottoso, il carisma con cui conquistò il popolo e l’astuzia con cui combatteva i nemici; il suo sogno utopistico di una pace tra le potenze italiane, perseguito senza tregua fino al trattato di alleanza con la Milano degli Sforza e la Venezia del Doge, fino al tragico capitolo della congiura dei Pazzi dell’aprile del 1478.

Una vita intensa che non si esaurisce in una sola stagione, appena bastante a porne la genesi, e che infatti già prevede una terza per raccontare il regno di questa figura poliedrica che dominò il panorama italiano di fine ‘400. I Medici 3 è già in corso d’opera e sarà pronto per l’autunno 2019, dove vedremo un atteso Leonardo da Vinci, Girolamo Savonarola e la gestazione della Lega Italica, il grande progetto a cui Lorenzo consacrò la sua vita.

Come per la prima stagione, costumi e scenografie sono all’altezza di una produzione internazionale, aiutati dalla bellezza naturale delle nostre regioni (la serie è stata girata tra la Toscana, la Lombardia e il Lazio), dei set a cielo aperto per film simili.

Le riprese in loco danno uno spessore che nessun green screen potrebbe mai riprodurre, specie in tempi in cui il miglior effetto speciale è tornato ad essere il realismo, e danno lo stacco con altre serie sullo stesso periodo, come il povero “Da Vinci’s Demon” dall’inguardabile Firenze digitale.

Certo non manca chi ha storto il naso davanti a questa produzione. Per una fetta di pubblico e critica la serie è troppo romanzata e l’abuso di licenze tradisce l’intento didattico che un canale come la Rai dovrebbe tenere presente.

Le licenze storiche ci sono, è vero, in particolare i Medici e i Pazzi si contrappongono come allegorie di Bene e Male, e Lorenzo viene eccessivamente esaltato come paladino della giustizia, dimenticando che era un banchiere e un politico che faceva i propri interessi prima di tutto. In più c’è l’invenzione del drammatico amore impossibile tra Giuliano de Medici e Simonetta Vespucci, là dove la storia rimanda solo un’ammirazione platonica che Giuliano condivideva con tutta Firenze vista la bellezza della donna, non per niente volto della Venere di Botticelli. Nessun tragico epilogo con Vespucci che segrega la moglie e la fa morire di consunzione nelle segrete scoperto il tradimento, dunque. Ma questo non boccia la serie, né viene meno una funzione didattica, nei limiti in cui può averla una fiction e non un documentario di Alberto Angela.

Come diceva Tasso nel proemio della Gerusalemme Liberata, il “vero condito da molli versi, i più schivi allettando ha persuaso”. A volte, per raccontare una storia reale, bisogna edulcorare la pillola per farla guardare, e se valeva per raccontare le Crociate, non vedo perché la stessa tecnica non dovrebbe essere usata dalla Rai per far conoscere al mondo una delle più grandi famiglie della nostra storia e la grandiosa bellezza e potenza che hanno trasmesso al Rinascimento. Visto il successo di pubblico (l’ultima puntata ha raggiunto il 19% di share), la formula di Tasso funziona ancora.

Considerando il piatto panorama televisivo di talk show e reality, tingere il quadro storico con qualche colore più vivace che non ne travisa il senso profondo, è un compromesso più che accettabile per mandare in onda una fiction storica. E “I Medici” fa questo. In linea con Pound, ci trasmette il temperamento di un’epoca grandiosa, fatta di politica e di arte, di uomini che si immolavano per la propria città, che credevano di poter fare la differenza con l’ingegno che la natura gli aveva dato. Un’epoca di poeti e guerrieri, che amava la bellezza di questa vita e l’arte che la raccontava, e che ci ricorda che vale la pena vivere per essa. Non per niente, l’ultima inquadratura è per la Primavera di Botticelli, come la Cupola della Basilica aveva chiuso la prima stagione, a ricordarci l’inno alla bellezza che questa serie lancia e trasmette.