Lucca Comics & Games 2018: highlights della sezione dedicata al gioco da tavolo e di ruolo

La sezione dedicata al gioco da tavolo e di ruolo si conferma una delle realtà più interessanti della manifestazione toscana. Vi raccontiamo top e flop, novità sfiziose e certezze granitiche direttamente dalla fiera di settore più importante d’Italia. 

__
_di Giovanni Bersani

Il Lucca Comics & Games, pur macinando record su record con la determinazione dello spazzaneve di Barney Gumble e continuando ad attirare un pubblico ludico di tutto rispetto e in continua crescita, da qualche anno è sceso dal trono di appuntamento di riferimento per il settore del gioco di ruolo e da tavolo in favore del Modena Play. La collocazione temporale assai poco felice (una settimana dopo lo Spiel di Essen, la più grande fiera del gioco da tavolo d’Europa e, di conseguenza, del mondo) non gioca certo a favore della fiera lucchese, dato che il pubblico maggiormente interessato al settore, stipendio permettendo, è più felice di recarsi in terra teutonica e, di conseguenza, sono anche molti gli editori e gli autori che danno priorità allo Spiel: registrare il tutto esaurito di una novità a Essen è un gran fregio, ma molte volte significa poter portare poche copie, spesso in assenza dell’autore, al padiglione Carducci.

Il grande punto di forza della fiera sotto le mura, come sempre, è però la capacità di porre il pubblico in ambienti nuovi, in situazioni mai sperimentate e in angolini di interessi che aveva seppellito sotto il tappeto del “magari prima o poi”.

In nessun luogo come a Lucca chi va in fiera per farsi autografare le graphic novel si può trovare a girare tra i ventagli e i daruma di Japan Town e chi vuole passare una mattinata a fotografare i migliori capolavori d’ingegneria e sartoria del cosplay ha occasione di sedersi quasi per caso a un tavolo a provare Warstones perché è colorato, perché ci sono gli orchi e perché l’idea di schiccherare le chips da poker gli viene tutte le volte che ripensa a quanto è stato stupido a fare all-in con una doppia coppia quella sera da Paolone [Paolo te li do quei 50 euro, devo solo aspettare la tredicesima e poi giuro che è la prima cosa che faccio, scusami ma come sempre ho speso tutto a Lucca e so già che starò alle strette coi regali di Natale n.d.A.].

Pubblicare una recensione esaustiva dell’esperienza ludica del LC&G in meno di 20 cartelle Word è più fantascientifico di immaginare Daniel Day Lewis come prossimo Batman, quindi Outsiders per stavolta si limita a qualche pollice recto e, con il cuore un poco più pesante, anche a qualche pollice verso, cominciando coi giochi da tavolo e procedendo con quelli di ruolo.

 

GIOCHI DA TAVOLO

 

  • CMON: tripudio di miniature coloratissime e meravigliose ai tavoli della Cool Mini Or Not, la regina di Kickstarter, quest’anno in grande spolvero con uno stand tutto dedicato a Rising Sun, cavallo di battaglia dell’editore in questa stagione ludica. La casa editrice che è ormai diventata sinonimo di giochi opulenti con vagonate di carte e miniature, riuscendo a essere la più americana delle americanate caciarone pur avendo sede a Singapore, quest’anno ha accolto gli avventori facendo sorvegliare l’ingresso da uno Cthulhu di 60 cm come garante della qualità tecnica dei componenti che è segno distintivo della CMON. Da segnalare la presenza allo stand di Eric M. Lang, direttore della sezione di game design dell’editore e guru del gioco da tavolo su concessione: i suoi Bloodborne e Il padrino sono fari di speranza nella tempesta di titoli scadenti che basano tutta la propria forza unicamente sull’aver acquisito i diritti di grandi franchise nella speranza (o certezza?) che i fan li comprino a prescindere (l’elefante nella stanza è il mastodontico dungeon crawler di Dark Souls). Dopo il malore che questa primavera ha impedito a Lang di tenere la lectio magistralis d’inizio dei corsi di game design alla Scuola Holden di Torino, un capellone vestito da Sirius Black gli ha strappato la promessa di tornare in terra sabauda a spargere saggezza. Pollice recto per la casa editrice che prima o poi convincerà anche il più strizzarape dei tirchioni a investire su un bel gioco americano, con la certezza che sarà per effettiva qualità del titolo e non per disgustosa ostentazione di plutocratica sicumera [grazie PdP].
  • Redglove e Giochi Uniti: stand senza infamia e senza lode, poche novità, autori non pervenuti, piccole campagne sconti per entrambi. Ragazzi della Giochi Uniti, siete seduti su una miniera d’oro. La vostra è l’enorme scelta di titoli per tutti i gusti e per tutti i pesi; quella di Redglove è il già citato Warstones, gioco di destrezza ad ambientazione fantastica in cui le chips da poker che verranno lanciate per tutta la mappa di gioco, con le loro illustrazioni da fantasy brutto e puzzone con palate di ironia, hanno adesso una varietà di eserciti tale da fare quasi invidia, con un po’ di fantasia e una manciata di italiche spacconeria e voglia di esagerare, a un certo Warhammer. La scelta di strategie ed eserciti è ovviamente minore, ma l’investimento (40€ per la scatola base, comunque completamente giocabile, e 35 in totale per le due espansioni) non è confrontabile, a grande favore della creatura della Redglove. Il giudizio rimane un pollice verso: gli studenti hanno talento, ma non si applicano. Rimandati ad aprile (ci vediamo a Modena).
  • Cranio Creations: siamo costretti a un pollice verso. C’è qualche novità in più rispetto agli altri e continuate a essere la più interessante casa editrice di giochi da tavolo del panorama italiano, sia per gli originali (promette benissimo il nuovo Newton di Mangone e Luciani, sì, il Luciani che ha sparato quelle gran cannonate di Tzolk’in, Marco Polo, Lorenzo il Magnifico e Grand Austria Hotel) che per i titoli stranieri pubblicati, ma, ragazzi, si può fare di più. Avete una storia di capolavori in catalogo, dai pesi massimi Terra Mystica e Through the Ages al gioiellino Nome in codice. Avete lanciato il kickstarter di Barrage che è la cosa più interessante nel panorama ludico italiano degli ultimi sei mesi. Avete un buono stand, avete un buon catalogo, avete dei buoni dimostratori, ma non dovete essere buoni. Dovete essere i migliori. Dovete osare, perché voi potete. A Modena e a Lucca 2019 vogliamo vedere uno stand con migliaia di persone, tutte a piangere, e corone, telegrammi, bande, bandiere, puttane e militari come al funerale del Perozzi in Amici miei. Lo vogliamo perché voi ve lo meritate e perché ce lo meritiamo pure noi. Siete a Lucca da quando avevate uno stand minuscolo in cui si poteva giocare solo a Horse Fever e pur di fare atmosfera portavate tutti il cappello a cilindro e le banconote del gioco che uscivano da dovunque. Recuperate un decimo di quell’entusiasmo e “spero di essere lì, a godermi lo splendore della luce che emanerai quel giorno”: fateci sentire di nuovo come Long John Silver.

  • Vast: il gioco più atteso della fiera. Un dungeon crawler che è molto più di un dungeon crawler. Centinaia di copie vendute a scatola chiusa. Avete vinto a prescindere. Pollice recto d’ufficio.
  • Outlet Dal Tenda: sconti assurdi pubblicizzati fuori dallo stand del distributore multieditore, furbescamente blindato in modo tale da non fare vedere che cosa ci fosse all’interno. Coda di almeno venti minuti per entrare che a sua volta aumentava l’hype. QR-code per visualizzare i prezzi non esposti (ma perché?) non leggibile dai Samsung (cioè da un terzo degli smartphone presenti in Italia). A fronte di una ventina di titoli effettivamente scontatissimi ma di nessun interesse per nessuno, una vastissima selezione di giochi a prezzo pieno, gli stessi che si trovano al Centro Gioco Educativo sotto casa, senza alcuna ragione per prenderli se non la frustrazione di esser stati in coda non solo per entrare, ma anche dentro lo stand, a causa del fastidiosissimo percorso obbligato al suo interno per cui la velocità della coda diventava sempre quella del più lento membro di essa. Pollice verso, ma stavolta non d’incoraggiamento. Pollice verso di irrevocabile condanna. Così non avvicinate nessuno alla cultura del gioco da tavolo, così siete solo disonesti.
  • Outlet Giochi Uniti: tanta roba interessante a prezzi ottimi e in perfette condizioni. Ma perché l’avete relegata in un angolo fuori dal padiglione? Pollice verso perché non abbiamo capito.
  • Asmodee: spiace parecchio per la mancanza di autori, considerata la vastità del catalogo, ma solito enorme successo per gli sconti folli. Titoli a 10 euro. Parecchi. Titoli belli, non scarti. Tutto andato a ruba. L’ultima volta che Natale è stato in questo periodo era il 1993 e tua sorella era appena andata con il ragazzo delle superiori a vedere Nightmare before Christmas, il secondo motivo per cui è giusto avere Renato Zero come oggetto di venerazione oltre al suo essere la maggior fonte di ispirazione per Lady Gaga. Pollice recto e occhio, se il vostro migliore amico per Natale vi regala Quadropolis, Elysium o Black Fleet sappiate che in questo periodo si trovano a 10€ e che forse è il momento di riconsiderare il vostro rapporto.
  • Freak & Chic: Immanuel Casto, lo sai che ti vogliamo bene. Provochi, sei politicamente scorretto, non sei un ipocrita. Quando anni fa uscì il tuo primo gioco, Squillo, fu chiaro l’intento: dire tutto, nella maniera più diretta possibile, senza peli sulla lingua, fregandotene della correttezza. C’era solo un piccolo difetto: il gioco faceva acqua da tutte le parti. Dopo cinque espansioni di Squillo e le collaborazioni di lusso (Pornhub e quel genio con le mani fatate d’un vecchio porco di Milo Manara) per il tuo gioco di quest’anno Red Light, ci sentiamo di dirtelo: grazie delle idee, grazie dell’ispirazione, grazie di farci ridere, grazie di tutto. Adesso però fai un bel gioco, per favore. Pollice verso parecchio sofferente perché dare un pollice verso a qualcosa in cui c’entra Milo Manara fa sentire sporchi dentro.

 

 

GIOCO DI RUOLO 

  • Sezione giochi di ruolo in generale: Lucca sta dietro al Modena Play anche per quel che riguarda il GdR, ma il comparto ruolistico in questo ponte del primo novembre regala maggiori gioie rispetto a quello del gioco in scatola: a Essen i giochi di ruolo non trovano spazio e, soprattutto, gli autori italiani giovani e squattrinati che costituiscono l’anima della sezione Games riescono a mettere insieme appena abbastanza soldi per questa settimana e per un piccolo stand, figuriamoci per una spedizione in Vestfalia. Ascoltare un autore indipendente che presenta il proprio gioco come se fosse suo figlio, con tutte le sue imperfezioni, con tutti i suoi punti di forza, con le ispirazioni, con le affinità, con le idiosincrasie e con il parto che è scrivere un manuale, nella scala di ciò che è bello ascoltare sta in mezzo tra Hurt di Johnny Cash e Gigi Proietti che declama Il Lonfo di Maraini.
  • Narrattiva: solito piccolo stand con l’usuale selezione di titoli deliranti che rappresenta la miglior realtà di gioco di ruolo sperimentale d’Italia. Soliti ragazzi con un sorriso largo come quello dello Stregatto che cercano di far entrare nei loro mondi fantastici chiunque non abbia paura del buio. Come tutti gli anni, acquisto obbligato di un loro titolo, stavolta la seconda edizione, riveduta e corretta, di Cuori di mostro, il gioco di ruolo horror sugli incubi adolescenziali che se avete apprezzato Big Mouth non potete perdere. Rispetto al solito, solo una minuscola differenza: quest’anno il loro Lovecraftesque ha vinto Gioco dell’Anno. Stendardo enorme, scritta gigante, colori sociali dei ragazzi dello stand ricalcati su quelli del gioco. Quando i geek si levano una soddisfazione è sempre un piacere enorme per gli occhi. Pollice recto perché siete entusiasti, coraggiosi e veri.

  • The silence of Hollowind: i ragazzi della The Evil Company sono i vincitori morali della fiera. Anni ’20, metropoli sporca e dura alla Raymond Chandler. Proibizionismo. Urban Fantasy. La magia è fuori legge e chi ne ha il dono è costretto a nasconderlo perché odiato e temuto da chi non lo possiede. L’ultima volta che la scimmia che ti porti sulla spalla ha urlato così forte per un’ambientazione era quando è uscito Journey to Ragnarok per Dungeons&Dragons. Entusiasmo da vendere da parte degli autori e una dedica dall’illustratore del gioco su ogni singolo manuale venduto. Così si fa un gioco, così si promuove un gioco, così si vende un gioco. Bravissimi. Pollice recto ma non lo dite all’ispettore McNamara.
  • Need Games: i ragazzi della ciurma di Nico De Gobbis editano il sovraccitato Journey to Ragnarok che manderà in berserk chiunque abbia mai sognato di bere cascate di idromele brindando con Odino e le Valchirie nella sala del Walhalla, il manuale Avventure nella Terra di Mezzo per poter finalmente unire D&D e il mondo di Tolkien nel nerdgasm definitivo, lo scanzonato 7th Sea (Gioco di Ruolo dell’Anno nel 2017) che ti ha fatto venir voglia di riguardare Pirati con Walter Matthau e di rileggere I tre moschettieri, il gioco di ruolo di The Witcher, che a te non convince fino in fondo ma si basa su uno dei più grandi capolavori videoludici degli ultimi anni, e Lex Arcana, fantasy ad ambientazione pax romana, next big thing del gioco di ruolo italiano, appena reduce da un kickstarter che definire trionfale è riduttivo. Il giudizio è naturalmente un pollice recto, a cui si aggiunge una domanda: prima o poi pubblicherete un gioco che non sia una bomba?

  • Mini G4m3s Studio: l’editore italiano dei giochi di ruolo con i manuali in formato A5 gioca ormai in serie A. Oltre alla vasta selezione di giochi accomunati dal regolamento Mini, ottimo sistema per avventure brevi e con poco impegno sia per i veterani che per i neofiti (per i quali, manco a dirlo, è ideale), gli Autori Cialtroni di anno in anno arricchiscono il proprio roster  di titoli autonomi, con due sole direttive: solo regolamenti semplici, nessun gioco banale. Quest’anno grande reparto novità: da una parte il ricco Drizzit il gioco di ruolo –Accipippola edition, edizione definitiva del GdR fantasy demenziale che porta i buontemponi al tavolo nel mondo di Gulfingar delle adorabili strisce di Bigio (che in questo fine settimana si è eroicamente diviso tra lo stand dei Cialtroni e il padiglione Shockdom in Piazza Napoleone, Christian Bale in The Prestige spicciagli casa), dall’altra Teen Tales, il gioco di ruolo dei ragazzini anni ’80. «Ma non sarà un po’ facilino cavalcare l’onda di Stranger Things?» Certo che è facile. Non per questo non bisogna farlo. Il gioco è bello e ha spunti di originalità interessanti, come la sostituzione della morte del personaggio, che in atmosfere del genere stonerebbe, con il coprirlo di vergogna. Bel lavoro, ragazzi. Steven Spielberg, o almeno il bambino che alberga dentro di lui e dentro tutti noi che ci siamo lasciati ipnotizzare dalle sue meravigliose avventure, è fiero di voi. Degni di nota anche due dei giochi degli anni passati, che continuano a tenere botta: Real Life Superhero, grazie a un evento fortuito su un podcast, è diventato il simbolo di quanto i pregiudizi sul gioco di ruolo siano ridicoli; 1300, nonostante la partnership ufficiale con Feudalesimo e Libertà che puzza di normie lontano un miglio, è un gran bel gioco (quasi) storico ad ambientazione medioevale, d’impostazione seriosa nonostante il logo memistico che campeggia in copertina. Al contempo immediato e sperimentale il regolamento, straordinario l’incontro con l’autore: la passione non si incatena e sfidiamo chiunque a non innamorarsi della creatura di Christian Papi se è lui ad avervela presentata. Pollice recto per i ragazzi della Mini G4m3s, che, non fosse bastata la foresta di ragioni per amarli sopra riportata, proponevano anche una campagna sconti appetitosissima: calcolando un sistemone a 4 colonne da SNAI quando c’è la Champions, ci si poteva portare a casa ogni titolo mai edito dagli Autori Cialtroni (dieci giochi di ruolo più tutte le espansioni) con un totale di 90 euro.
  • Eleven Aces: la prole dell’apocalisse nucleare di Nameless Land è cresciuta. Oltre al manuale del loro gioco di ruolo postapocalittico e alla sfilza di espansioni e avventure nel Nuovo Mondo, Simone Morini e compagni hanno infatti sfoggiato a Lucca la loro nuova, elettrizzante creatura, Heavy Sugar, che si pone l’arduo compito di fondare un nuovo genere, l’autodefinitosi Teslapunk: anni ’20 (che quest’anno sembra vadano per la maggiore), energia elettrica invasiva, congegni fantascientifici, proibizionismo, ottimismo di facciata che nasconde le radici di un’immensa crisi, l’onnipresente lobby EdiSons Company e un innovativo sistema di gioco che prevede, oltre ai classici dadi a 6 facce, l’utilizzo di chips da poker, che calano nella fumosa atmosfera dei vicoli di Balhan City quanto avrebbe potuto solo l’adozione di un regolamento basato su partite di biliardo e shot di moonshine. Qualcuno faccia smettere quella dannata scimmia, sta disturbando gli artisti che fanno le dediche. A tal proposito, menzione d’onore e pollice recto non solo per la Eleven Aces in generale, ma in particolare per l’illustratore Vincenzo Pratticò, l’uomo in grado di farsi rincorrere per un anno per una splendida tavola post-apocalittica che vede sfrecciare una vecchia Lancia Delta e un pandino 4×4 modificato nel deserto postnucleare davanti al Colosseo rimasto in piedi e non solo di non denunciarvi per stalking, ma di accogliervi come un vecchio amico, con un sorriso e una dedica. Grazie, magia dei LC&G.

I giornali e i media generalisti continuano a chiamare la fiera semplicemente Lucca Comics (ed è già tanto che ne parlino, considerato che l’intera manifestazione, la cui prima edizione risale al 1966, è stata passata sotto quasi totale silenzio fino a quattro o cinque anni fa), a far finta che il ciclopico padiglione che occupa gran parte del prato davanti alle mura rinascimentali non esista e a rifiutarsi ostinatamente di capire e di ammettere che la cultura ludica è cultura: pollice recto per tutti gli organizzatori, steward, autori, editori, illustratori e dimostratori della fiera e per la moltitudine biblica di avventori, occasionali o appassionati che fossero, che hanno capito che “si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione” magari non l’avrà davvero detto Platone, ma che nessuno che si sia mai seduto a un tavolo da gioco potrà mai negarlo.

Pollice verso, versissimo, per la grossa fetta di media che si ostina a censurare lo status culturale dell’esperienza ludica, demonizzando quella videoludica e fingendo direttamente che quella del gioco da tavolo e quella del gioco di ruolo non esistano. Costringete da anni autori meravigliosi, artisti meravigliosi e appassionati meravigliosi in grado di animare esperienze meravigliose a nascondersi come ratti di giorno, e di certo non è merito vostro se hanno imparato a essere pipistrelli e di notte a volare come uccelli. Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti.