Teatro, musica e poesia nello “sconcerto sconcertante” di Elio

Tre linguaggi, un esperimento: “Sconcerto, Teatro di Musica per Attore e Orchestra”. Cosa nasce dall’incontro/scontro di questi diversi elementi? Cosa succede se il direttore non regge il ruolo e si perde nei labirinti dei suoi pensieri? Un’orchestra, un direttore: niente di strano fin qui se il direttore in questione non fosse Elio.

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_di Valentina De Carlo

Si sa, da Elio bisogna sempre aspettarsi l’imprevedibile, e anche stavolta é andata così.  Sconcerto, Teatro di Musica per Attore e Orchestra é il titolo di questo esperimento che nasce dall’unione e dalla collisione di tre diverse arti e tre abilità, quella di Elio come attore, quella dello scrittore e poeta Franco Marcoaldi e quella del compositore Giorgio Battistelli.  

Tre mondi che si fondono mettendosi l’uno al servizio dell’altro, in una direzione d’orchestra sui generis, con i musicisti dell’Orchestra di Padova e del Veneto che si mettono in gioco entrando in scena come veri attori di un’opera buffa, tra borse della spesa, biciclette e contrattempi dell’ultimo minuto. Dovranno seguire un maestro molto particolare, il maestro Elio, che si confonde, si perde, si ritrova, inciampa e li lascia un po’ abbandonati a loro stessi, mentre divaga nel suo flusso di pensieri alla Joyce, facendoci passare davanti agli occhi, evocandole con le sue parole, le immagini della nostra società, la realtà di un mondo che a volte pare muoversi al contrario e noi con lui, ingurgitati dal sistema che stravolge ogni certezza, che apre crepe senza ricucirle, che ci cambia le carte in tavola senza darci indicazioni.  

Un’orchestra che arranca, correndo dietro ad un direttore che si siede in platea tra il pubblico e, nel più totale Sconcerto, si gode il concerto, mentre le note si librano nell’aria senza guida, e mentre le parole appena pronunciate piovono sugli spettatori e sedimentano.

Il testo del poeta apre uno squarcio sulla contemporaneità, presentandoci scene di quotidiana banalità, ma che nascondono le tracce di un cambiamento che ci assorbe e ci trasforma silenziosamente e che si presenta a noi all’improvviso, come il suono della grancassa nel silenzio, e ci risveglia, ci scuote dal torpore della melodia dei violini e ci costringe a pensare, ascoltare, vedere, cosa sta accadendo attorno a noi. 

È tutto uno sconcerto, nel concerto, nel teatro, nella vita…