[REPORT] “It’s all about love” con Maceo Parker all’Alcatraz di Milano

La leggenda del funk ha sapientemente condotto un concerto di oltre un’ora e mezza, intervallato da sorprese musicali e coinvolgenti discorsi sull’importanza dell’amore, declinato in tutte le sue “sonorità”.


_di Roberta Scalise in collaborazione con Luciano Morciano 

 

Quando abbiamo deciso di girare il mondo per fare quello che stiamo facendo, abbiamo scelto di promuovere due messaggi: la pace e, soprattutto, l’amore”. Ed è proprio questo il fil rouge di tutto il concerto che, domenica 11, ha visto l’Alcatraz di Milano incendiarsi sulle note del sassofono di Maceo Parker, vera e propria leggenda del funk, affiancato, sul palco, dalla sua band, definita “the greatest little funk orchestra on Earth”. E “greatest” lo è stata davvero, grazie al caldo trombone di Greg Boyer, le rapide tastiere di Will Boulware, la raffinata chitarra di Bruno Speight, il tellurico basso di Rodney “Skeet” Curtis, la fenomenale batteria della giovanissima Nikki Glapsie e la dinamica voce di Darliene Parker – cugina del sassofonista.

Un tributo all’amore, dunque – come si accennava –, declinato in tutte le sue sfumature, magistralmente narrate da sonorità sempre differenti e tra loro comunicanti: non solo, infatti, l’amore energico e “passionale”, espresso attraverso grandi classici del funk (e le hit di James Brown, con cui Parker ha collaborato per più di venti anni), ma anche l’amore dolce, carezzevole e lento proprio delle ballad, che, saltuariamente, hanno fatto la propria comparsa in scaletta.

Scaletta che è stata arricchita anche da intermezzi jazz, canti a cappella e sonorizzazioni vocali  da parte dello stesso Parker, medley peculiari (si annoverano, tra gli altri, la citazione del trombettista di “Single Ladies” di Beyoncé, durante l’esecuzione di un brano di James Brown, e quella di “Breezing” di George Benson a opera del chitarrista, nel corso dell’omaggio a Marvin Gaye), suoni talvolta soffusi e interazioni costanti con un pubblico recettivo e attento, che ben ha risposto alle provocazioni virtuosistiche del musicista.

Un live caratterizzato da un clima di festa e leggerezza, quindi, ma sempre sorretto da una “predicazione” – con echi spiritual – che ha fatto capolino tra una canzone e l’altra attraverso le commoventi parole di Maceo Parker, le quali hanno trovato la propria foce di sfogo nella parte conclusiva del concerto, con una “Stand by me” coinvolgente, eseguita dalla superba Darliene Parker – accompagnata dal cugino al flauto traverso –, e un’esplosione di suoni e colori con una delle colonne portanti del genere, “Pass the Peas”.

Perché non ha importanza quale sia il genere musicale suonato o cantato: nella vita solo l’amore ricopre un ruolo centrale. “It’s all about love”, baby.