Club To Club 2018: e luce fu!

Iniziamo a mettere in ordine ricordi, impressioni e suggestioni della diciottesima edizione di Club to Club. 

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_di Edoardo D’Amato

Lo scorso anno a Torino, proprio in questi giorni, i Kraftwerk atterrarono alle OGR con la loro astronave futurista dal sapore retrò. Fu probabilmente il punto più alto nella Storia di Club To Club, soprattutto considerando l’influenza che il gruppo tedesco riveste da sempre nei confronti del panorama della musica elettronica tutta. E allora ad un certo punto ti chiedi: cosa si inventeranno questa volta per rimanere al top, per confermarsi come il Festival più importante d’Italia? Non si può non partire da un nome, ovvero Aphex Twin. L’act più atteso di questa diciottesima edizione non ha deluso le (altissime) aspettative. Forse qualcuno storcerà il naso per un set fin troppo “pomposo” dal punto di vista scenografico, ma la performance dell’alieno inglese è stata un trionfo: quasi due ore di cartelle techno, industrial e acid, accompagnate da laser accecanti e visuals sorprendenti (prima i volti distorti delle persone in prima fila, poi quelli di personaggi italiani famosi, da Rita Levi Montalcini a Sergio Mattarella, passando per local heroes come Armando Testa e patrizia Sandretto ma anche per un improbabile Ciccio Graziani!). Main stage di Lingotto stracolmo per un’esibizione importantissima, ragionevolmente sullo stesso piano di quella dei Daft Punk al Traffic Festival il 12 luglio del 2007, ultimo concerto italiano del duo parigino.

#C2C18 non è stato però solo Aphex Twin. Infatti anche quest’anno i momenti da ricordare sono come al solito tanti, ognuno peraltro con peculiarità tutte sue. Rimanendo a Lingotto per esempio viene da citare subito Yves Tumor, vero OUTsider che ha avuto il difficile compito di inaugurare il main stage sabato sera. Rispetto a dodici mesi fa, dove mise in scena una specie di rito voodoo, l’artista americano ha proposto un set simile a quello che fece Arca (più per impostazione e mood che a livello prettamente musicale). Promosso a pieni voti anche nella sua nuova veste.

DJ Nigga Fox e Kode9 invece ci hanno fatto ballare come pazzi. In particolare il dj e producer di Glasgow, nascosto fino alla fine dalla line up ufficiale e rivelatosi solo una volta salito sul palco, ha completamente ribaltato tutto. E non era facile, visto che prima di lui si era esibito proprio Aphex. Il live di Blood Orange invece non è stato irresistibile, ma forse va rivisto in un contesto un po’ più intimo. Bene invece i Beach House, una scelta “rock” coerente da parte del Festival, a differenza dei seppur ottimi Iceage, abbastanza fuori contesto (eppure già ammirati anche in Puglia a VIVA, festival “gemello” di C2C).

Lingotto è e rimane la parte preponderante, ma sono sempre state le altre venues a dare quel quid in più all’evento. Alle OGR il live di Tirzah ha convinto a metà, a differenza del set da paura – letteralmente, a tratti: che visuals! – della Gang of Ducks. Il bis domenicale in salsa japanese di Kode9 è stato nuovamente incredibile, proprio come l’atmosfera generale che si respirava sotto la Tettoia dei contadini di Porta Palazzo. Stesso discorso per l’epilogo alla Reggia di Venaria insieme all’Italian New Wave. Questi quattro giorni torinesi rappresentano un’esperienza musicale per certi versi unica (pensiamo anche a chi ha avuto la possibilità di entrare alla Nuvola Lavazza e fare una “colazione inusuale” insieme alla performance di Julia Kent e Paolo Dellapiana!).

La Luce al buio: dopo questa diciottesima edizione, Torino è ancora una volta illuminata da Club to Club. Ma con la maggiore età aumentano anche le responsabilità giusto? Nei nostri prossimi giorni OUTsiders webzine proverà a riflettere più nel dettaglio su peculiarità, prospettive e potenzialità (a tratti inespresse) di uno dei festival migliori di Italia.

 

 

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