Le sirene raccontate da Giulio Macaione in “Stella di mare” 

Le sirene esistono? Quest’albo ne vuole in qualche modo documentare l’evidenza in un modo decisamente inusuale, tra silenzi e attese… Disponibile dal 4 ottobre in tutte le librerie, “Stella di mare” è il nuovo graphic novel di Giulio Macaione, già autore di “Basilicò” (BAO 2016), presentato lo scorso 2 ottobre presso lo spazio IGOR, libreria del vivaio urbano Senape di Bologna. Edito da Bao Publishing, è tra le nuovissime promesse del prossimo Lucca Comics & Games.


_di Lorenza Carannante
Cefalù è un luogo tranquillo ed è anche il luogo dove tutti i protagonisti di questa storia sono cresciuti, primo fra tutti il ventiquattrenne Stefano. Parliamo di protagonisti perché in realtà, oltre al giovane, ci sono altre due persone che, con la  loro storia, dimostrano quanto le sirene – pretesto per l’intera narrazione – siano parte integrante e fondamentale della cultura e del folklore umano: saranno davvero in grado di distruggere equilibri e portare – nella maggior parte dei casi – solo sciagure? Tutti e tre, quindi, sono accomunati da un’attesa perenne, chi per amore, chi per vendetta, chi per entrambe le cose. Fino ad arrivare ad un inaspettato e bruciante epilogo.
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La narrazione procede scorrevole ma quasi sofferta: sentimento suggerito dallo stesso giovane protagonista che vive i suoi giorni nella costante speranza di reincontrare Marina, ragazza con cui è cresciuto e che vede una volta all’anno, d’estate, quando lei arriva a Cefalù per le vacanze. Il lettore viene trasportato nella lentezza e nell’atarassia di quei giorni, accompagnato da una serie di citazioni provenienti dal cantautorato italiano che Macaione utilizza come riferimento per avviare alcune scene. Non è un caso, infatti, che ad ispirare l’intera vicenda sia stato proprio un brano, quello di Dimartino, intitolato “Una canzone del mare”.

Fino al giorno dell’arrivo della ragazza, in cui si accavallano momenti di stati di grazia e disperazione, accompagnati dalle vicende della signora Matilde che aspetta perennemente affacciata al balcone il rientro di suo marito morto in mare, e del pescatore Vico sfregiato in volto e assetato di vendetta.
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Da un punto di vista grafico l’autore non avrebbe potuto rendere meglio l’idea di una ricerca di riflessione e di un perenne stato d’attesa, reso attraverso l’utilizzo di una palette bicroma – viola e arancione – che ricorda i colori del mare al tramonto, ma che rimanda anche all’assoluta sintesi narrativa che stavolta caratterizza il suo lavoro, in contrapposizione a “Basilicò”, ad esempio, in cui a prevalere era una narrazione ricca e se vogliamo barocca.
“Stella di mare” è, tra l’altro, anche il titolo di una canzone di Lucio Dalla: gigante della canzone italiana che pare potrebbe essere l’ispirazione del prossimo albo – già in lavorazione – firmato da Giulio Macaione.