La “favola medievale” di Cyril Pedrosa e Roxanne Moreil 

Bao Publishing ci regala una nuovissima pubblicazione di cui sicuramente sentiremo parlare durante la prossima edizione del Lucca Comics and Games. L’albo s’intitola L’età dell’oro ed è il primo volume di un progetto firmato a quattro mani da Cyril Pedrosa, già autori di albi come Portugal e Tre ombre, e la sua compagna Roxanne Moreil. Giovedì 27 settembre l’albo è stato presentato presso la Feltrinelli di Bologna, in cui c’è stata una presentazione speciale è particolarmente affollata, accompagnata da un’intervista ai due autori e alcuni timidi interventi del pubblico prima dell’ambitissimo firmacopie durato fino a sera.


_di Lorenza Carannante
Il primo volume de L’età dell’oro è un albo che si presenta particolarmente curato già partendo dalla scelta del formato, un ampio cartonato di 228 pagine che rimanda ai riferimenti della Chanson de Roland già a partire dal font della copertina e dal piccolo trafiletto sul retro.
La storia è molto semplice: Tilda, la protagonista assoluta, accompagnata dai suoi fedeli compagni di viaggio, è l’unica figlia femmina di un re ormai defunto, nonché prima erede al trono. Dopo di lei, infatti, c’è soltanto suo fratello minore. L’albo viene quindi avviato con la  morte del re e con la conseguente ascesa di Tilda, non fosse che quest’ultima viene tradita da sua madre che escogita una congiura contro di lei per far ascendere suo fratello, troppo piccolo per opporsi ai voleri di sua madre che in questo modo può imporre le sue volontà sul regno. La ragazza quindi è costretta a scappare e fuggendo in esilio incapperà in una serie di avventure, prima fra tutte quella che conclude l’albo.
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Con una maestria estrema, entrambi gli autori hanno saputo giostrare un equilibrio non scontato tra una scrittura lineare e fresca, e una storia che sarebbe potuta cadere nell’ampollosità a causa dei temi provenienti direttamente dall’epopea medievale.

Cercare quindi di contestualizzare e rendere accessibile una determinata epoca è una scelta interessante ma anche difficile, ed è bene riconoscerlo. Da un punto di vista coloristico e stilistico della scelta grafica, è bene riconfermare la  capacità degli autori di essere sempre coerenti con la storia raccontata. In questo caso siamo di fronte a una sorta di favola medievale, il contesto quindi non è assolutamente contemporaneo eppure attraverso la scelta di colori che variano di scena in scena – da terrosi a estremamente brillanti – viene proposto un approccio grafico che in realtà non fa altro che riconfermare l’assoluta capacità poetica di Cyril Pedrosa di rendere uno studio grafico in grado di comunicare di per sé.