La voce profonda del giovane Yellow Days per la prima volta in Italia

Vivo Concerti e Costello’s portano in Italia, al Circolo Ohibò di Milano, il giovane Yellow Days per la sua unica data italiana. Alcuni ci vedono il nuovo King Krule, altri il nuovo Mac DeMarco, tutti un fenomeno da tenere sott’occhio, atteso alla prova dal vivo dopo l’ottimo esordio musicale e quello dietro le quinte della serie tv Atlanta.


_di Davide Agazzi

Per inquadrare un ragazzo come Yellow Days – e per farvene subito innamorare  – potrebbero essere sufficienti pochissime informazioni sul suo conto.

Ha vent’anni, viene dalla campagna inglese (Haslemere, a sud di Londra), è cresciuto ascoltando il jazz di Ray Charles, ma oggi tutti lo identificano come il fratellino minore di King Krule (principalmente per questo strano parallelismo voce profonda/viso pulito, che contraddistingue entrambi), mescolato con l’attitudine scanzonata di Mac DeMarco (per suoni e melodie).

In secondo luogo, suonerà a Milano per la prima volta il 19 ottobre al Circolo Ohibò e ha già fatto registrare sold out con due settimane circa di anticipo. Niente male per un novellino che non si ascolta certo spesso in radio.


A confermare tutto questo hype intorno alla figura di George van de Broek, questo il suo vero nome, ci sono appena due dischi in circolazione, ma per il momento possono andare più che bene: sia Harmless Melodies (ep del 2016) che l’ultimo Is everything ok in your world? (primo album, 2017) suonano paradossalmente maturi, con un crescendo di ampiezza in sonorità e orizzonti visivi (i fiati di The Tree I Climb ne sono una discreta prova). Il ragazzo ha già conquistato i cuori di molti, persino quelli dei produttori di Atlanta (la serie TV con Childish Gambino tra i suoi protagonisti), che lo hanno scelto per lavorare alla colonna sonora. Una discreta referenza per avere appena vent’anni suonati.

Non resta che ascoltarlo dal vivo per vedere se di Mac DeMarco ha ereditato anche lo spirito da showman o preferirà tenere un basso profilo, facendo finta di non darci troppo peso. Una domanda però gliela vorremmo porre: quante sigarette avrà già fumato per cantare in questo modo? Aspettiamo con ansia l’erede di Tom Waits.

 

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