Semplicemente Charles Aznavour

Una carriera nata dal nulla, una vita consacrata alla musica, alla famiglia e all’amore. Scrittura, musica e poesia: le passioni di un’esistenza straordinaria che l’ha reso monumento della storia della canzone d’autore, cantante celebre in tutto il mondo, lui che non ha mai smesso di essere umile ed amabile e che non voleva essere chiamato star, ma semplicemente Charles Aznavour.


_di Valentina De Carlo

Aveva promesso che sarebbe vissuto fino a cento anni. Il destino gli ha impedito di mantenere fede alla promessa, ma non é poi andato tanto lontano dal suo traguardo. 94 erano gli anni che Charles Aznavour portava sulle spalle e che negli ultimi tempi gli davano quell’andatura appena curva e incerta, ma che non lo privarono del suo passo sempre fiero e spedito, quasi una corsa a tempo di musica, come quando durante i concerti, (anche i più recenti) si scatenava con quelle movenze tutte sue, nelle canzoni che il pubblico aspettava trepidante, lo stesso pubblico che lo guardava sbalordito (e con una certa apprensione vista l’età…) librarsi sul palco come avesse i pattini sotto i piedi, correndo da una parte all’altra della scena senza mai sbagliare un colpo. E adesso che é andato avanti, verso quell’eternità nebulosa che non l’ha mai spaventato, sicuramente le sarà andato incontro allo stesso modo, un passo dopo l’altro, senza mai fermarsi come ha fatto durante tutta la sua lunga vita.

Di famiglia armena, nato a Parigi, è cresciuto in un contesto umile, privo di mezzi economici, ma circondato da tanto amore e da tanta musica. Curioso e intelligente, ha studiato da autodidatta, mentre andava a scuola di danza e aiutava la sua famiglia lavorando. Non si fermava mai, non aveva quasi tempo neanche per mangiare e tra un lavoro e l’altro, scriveva canzoni, musica e testo, e poi le cantava. E già all’inizio di questa lunga storia, il destino si é insinuato silenzioso, quando una famosa cantante, a sua volta cresciuta per le strade e scoperta per puro caso, lo sentì cantare e decise di portarlo con sé nella sua tournée e di farlo conoscere al mondo intero.

Quella cantante era la generosa Edith Piaf e da quella volta, né lei né il mondo seppero più fare a meno di lui. Charles Aznavour, il francese dal cognome difficile da pronunciare, piccolo di statura, dai lineamenti forti tipici dell’oriente e dal timbro di voce imperfetto e sporco, che con il suo ingresso nel mondo della musica fece ingresso nell’arena e le fiere affamate della critica non ci misero molto ad assalirlo. Dall’aspetto alla voce, nulla era apprezzato, ma per fortuna i cantanti li sceglie il pubblico e le leggi della musica sono dettate dall’emozioni che essa fa risuonare in chi le ascolta.

E di emozioni Charles ne ha sapute donare, sempre, tante. Imparò a cantare in sette lingue (francese, inglese, italiano, armeno, spagnolo, tedesco e russo) e se già senza capirle le sue canzoni erano apprezzate, con la comprensione delle sue parole il pubblico le amò e le fece sue, frammenti indimenticabili della colonna sonora delle vite di milioni di persone, perché non c’è tematica che il chansonnier non abbia toccato.

L’amore sì, naturalmente, un uomo che amava la vita in tutte le sue sfumature, fece dell’amore il sovrano dei suoi testi, declinandolo in tutte le forme esistenti. Ma la sua grande capacità di scavare e narrare la vita andava oltre, e nei suoi mille e più testi prendono vita le grandi e le piccole vicende dell’esistenza. La guerra, la fame, la paura, la follia, la malattia, l’euforia, il sesso, la natura, il teatro, la danza… dagli aspetti più macabri a quelli più seducenti e misteriosi della vita, tutto è racchiuso nelle sue canzoni, che saranno la sua eternità e la nostra eredità.

Quando io dormirò sereno e ben tranquillo, in una fossa che un tizio scaverà, chissà chi ascolterà un vecchio ritornello qualcosa che di me la radio passerà. Quando sarò di là amerò tutto il mondo e tutto il mondo allora so che mi amerà.

Così cantava beffardamente in Quando il cuore sarà, parlando senza paura di quella morte che non lo spaventava e lasciandoci il suo testamento poetico, quello di uomo innamorato della vita. Quella vita che celebrava poeticamente in molte delle sue canzoni, come in Vive la vie (Evviva la vita).

 

Approfittiamo delle libertà del nostro tempo e perdiamo la testa al ritmo del cancan, assumiamoci le nostre follie senza ipocrisie. Evviva la vita.

Una vita appassionata, assaporata in ogni sua parte, che lo ha portato a vedere con in suoi occhi infiniti angoli di mondi, a raccogliere nel suo cuore innumerevoli vicende di ogni dove e a restituircele, trasmettendoci insegnamenti come solo i grandi maestri sanno fare: raccontando storie.

Un uomo d’altri tempi Aznavour, ma con una mente aperta al futuro e al cambiamento, pronto a schierarsi sempre, a scegliere da che parte tenere il cuore.

Ad esempio, lottando per la sua terra d’origine al fine di far ammettere al popolo turco l’esistenza del genocidio degli Armeni, di cui era ambasciatore, come cantando Les Emigrants (Gli emigranti) e difendendo i diritti di chi si sposta dalla sua terra per necessità di sopravvivenza, come i suoi genitori fecero un tempo. Non esistevano confini di sorta per lui, non geografici, non religiosi, non politici, non linguistici, la bellezza della vita era frutto di una perpetua mescolanza, come dimostrava nella musica delle sue canzoni, che nasceva bevendo alle sorgenti di tutti i generi musicali. Non c’è stile e ritmo con cui Aznavour non si sia sperimentato, mettendosi in gioco con generi completamenti diversi ed uscendone sempre vincitore.

Tango, flamenco, classica, rap, rock, jazz, lirica, passando attraverso ritmi dei più lontani angoli del pianeta, semplicemente perché amava la musica, ogni tipo di musica. Ma in tutto questo vorticoso intreccio, due erano gli elementi essenziali: la disciplina e la passione per il proprio mestiere.

Sognare, cercare, imparare, non avere che la pittura come maestro e come Dio, tendere alla perfezione fino a cavarsi gli occhi, sconvolgere l’opera stabilita per imporre la propria visione… sorprendere.

Così cantava in Et peindre, parlando della pittura, ma come se stesse raccontando della sua dedizione alla composizione e alla scrittura, a cui si dedicava immancabilmente ogni giorno della sua vita. E infine la passione e l’amore, pilastro di un’esistenza vissuta per l’affetto di familiari e amici, e per quell’amore indispensabile ed essenziale che tutto muove e tutto crea.

Essere, conoscere di esistere guardare fino a Dio e vivere per essere io, per amare fino alla morte e forse dopo ancora, per capire quale sia la sorte, per amare fino alla morte e certo dopo ancora. (Être, essere)

Charles Aznavour aveva il dono di cogliere la bellezza nell’imperfezione della vita, di toccare i punti più nascosti del cuore e di farlo ballare di gioia o sanguinare di dolore, sapeva mostrare le ombre e renderle meno spaventose, sapeva consolare dalla tristezza e allietare nei momenti felici. Era maestro di vita e d’amore e i suoi insegnamenti sono ancora qua, e rimarranno eterni, indelebili ed indimenticabili, nelle sue canzoni.

Comments