[INTERVISTA] TOHorror Film Fest: un brivido per interpretare il presente

Diciott’anni di brividi per il Festival di cinema e cultura del fantastico made in Torino: manca ormai pochissimo a quest’edizione della “maturità” tutta all’insegna della rivincita delle streghe. Nell’attesa abbiamo fatto due chiacchiere con Massimiliano Supporta, direttore artistico del TOHorror Film Fest per entrare nello spirito della manifestazione e per farci rivelare in anteprima quali malefici ci conquisteranno.

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_di Alessia Giazzi
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TOHorror Film Fest raggiunge la sua diciottesima edizione: sappiamo che il 18 ha un valore simbolico legato alla maturità…

Sì, infatti viviamo questo momento di trepidazione con l’idea che siamo diventati grandi e, infatti, abbiamo voluto omaggiare questa cosa proprio con un salto di qualità rispetto alle altre edizioni che sono già cresciute negli anni, ma quest’anno abbiamo fatto il salto della maturità per quanto riguarda il programma, l’organizzazione e quello che vogliamo esporre di noi anche in termini di contenuti.

In quanto direttore artistico pensi che con questa diciottesima edizione il Festival abbia effettivamente raggiunto la sua “maturità”?

Guarda in realtà spero di no, nel senso che non abbiamo raggiunto ancora il massimo che possiamo fare, però, per quella che è la mia esperienza, la nostra storia è caratterizzata da step: essendo un festival indipendente, autoprodotto, dobbiamo fare piccoli passi per non rischiare di far saltare tutto il banco come capita spesso a festival minori che poi dopo qualche anno spariscono. Noi invece abbiamo tenuto duro, facendo piccoli passi e ogni tanto un passo un po’ più grande (come quello del cambio di fase). Penso che saranno i prossimi anni a sancire la nostra maturità. Questo è un inizio.

«Vediamo nel fantastico una lente di ingrandimento di certi temi
che percorrono come flussi sotterranei le società contemporanee»

In che cosa consiste questo grande salto che avete fatto?

Sicuramente ritornare al Cinema Massimo è uno di questi. Il Cinema Massimo è comunque la culla della cinematografia torinese e lì confluisce la maggior parte dei festival e degli appassionati di cinema: in questa maniera vogliamo esporci di più anche ad un pubblico meno di nicchia rispetto a quello a cui siamo abituati, quindi non necessariamente all’amante del genere ma anche all’amante di cinema tout court. Questa secondo me è una vetrina importante, oltre a metterci anche chiaramente di più alla prova. È anche in quest’ottica che abbiamo deciso di muoverci verso un programma un po’ meno di nicchia e un po’ più espanso, diciamo.

«Per quanto riguarda il tema di quest’anno – quello della strega – la figura a cui noi pensiamo non è quella classica, la vecchia, la strega di Biancaneve per intenderci, bensì è la proiezione che l’uomo fa della donna chiamandola strega e pensiamo a tutte le donne macellate nel passato perché coinvolte in riti pagani»

Si potrebbe definire più “pop”?

Ci sono sì degli elementi pop, abbiamo cercato di mantenere il programma ad ampio spettro e quindi di dare una visione generale del fantastico contemporaneo per come si è presentato ai nostri occhi quest’anno, chiaramente sottolineando alcune tematiche, che è una cosa fa parte dello spirito con cui noi facciamo la selezione. Noi vediamo comunque nel fantastico una lente di ingrandimento di certi temi che percorrono come flussi sotterranei le società contemporanee, quindi studiando il fantastico hai modo di vedere un po’ le ansie, le paure e i turbamenti delle società che lo producono. Questo si riflette nella nostra selezione, ci sono dei momenti pop – perché esistono anche nella società – e poi ci sono momenti di riflessione profonda, anche disturbanti.

A tal proposito, anche il tema di quest’anno sembra rispettare questa dicotomia: la figura della strega scavalca i confini del fantastico e si trasferisce nel contesto contemporaneo come figura reale. Secondo te i generi di horror e fantastico – oltre ad essere i generi del salto sulla poltrona per eccellenza – possono in realtà portare ad un dibattito su attualità e società moderna?

Assolutamente. È il dato fondante della nostra visione del fantastico. Anche se ci piacciono – e ci saranno di sicuro – delle baracconate, quindi il film horror che è puro intrattenimento e ci fa saltare sulla sedia e quando esci ti fai una risata, quello ci sta perché non vogliamo neanche avere un occhio troppo intellettualistico sulla cosa ma riuscire a mischiare l’alto e il basso. Questo ci permette assolutamente di dare una visione, di guardare quello che siamo, guardarci con un occhio un po’ meno serio: a volte si trovano dei mostri all’interno delle società e il cinema riesce a metterli a nudo. Io penso sempre come esempio all’uscita dei primi torture porn all’inizio degli anni Duemila, caso vuole in contemporanea con l’inizio della guerra e delle pratiche di waterboarding della CIA per estorcere informazioni ai presunti terroristi. Il tema della tortura era in tutti i telegiornali degli Stati Uniti in quel periodo e saltarono fuori Hostel, Saw. Fa assolutamente riflettere questa cosa, ed è il motivo per cui facciamo questo festival, perché comunque è bello riuscire a interpretare la società in cui viviamo attraverso un altro visore che è quello della cultura fantastica: il cinema, la letteratura, il fumetto.

Per quanto riguarda invece il tema di quest’anno – quello della strega – la figura a cui noi pensiamo non è quella classica, la vecchia, la strega di Biancaneve per intenderci, bensì è la proiezione che l’uomo fa della donna chiamandola strega e pensiamo a tutte le donne macellate nel passato perché coinvolte in riti pagani. E poi pensiamo a tutte le donne che ogni giorno vengono vessate, stuprate, annichilite, insultate e ci piaceva l’idea di guardare il mondo attraverso quegli occhi, quindi non attraverso gli occhi del castigatore, quelli del cacciatore di streghe, ma della donna chiamata strega solo per essere messa al rogo, perché libera, perché indipendente, perché custode di tradizioni più antiche. Questa era l’idea, insieme all’omaggiare tutte le donne che lavorano nel cinema fantastico: ce ne sono sempre di più per fortuna e portano dei temi nuovi, portano uno sguardo assolutamente diverso all’interno del cinema, e anche le donne che partecipano al Festival, che sono forse addirittura più degli uomini.

«A volte si trovano dei mostri all’interno delle società
e il cinema riesce a metterli a nudo»

Quest’anno infatti la giuria è composta interamente da donne.

Esatto, questo è un modo per sottolineare il femminino, non solo il femminile, vorremmo cercare nel nostro piccolo di ribaltare il concetto e pensare che quella parte lì è una parte che abbiamo tutti e quindi che salvaguardare il femminile significa anche salvaguardare tutto quello che proviene da quel mondo, a partire dal fatto che tutti nasciamo da una donna.

Che tipo di esperienza vuole offrire TOHorror ai suoi frequentatori al di là della selezione cinematografica?

Come già detto vogliamo offrire un’esperienza sensoriale il più ampia possibile, quindi all’interno della programmazione ci sono il cinema – con i cortometraggi e i lungometraggi – incontri letterari, i fumetti. Quest’anno introdurremo anche una sezione sui videogames a tema fantastico che porteremo avanti negli anni; poi concerti, piccoli live show per rendere il festival un’esperienza globale sul fantastico e per permettere sempre di più ai nostri spettatori e a chi ci segue di usare il fantastico come chiave di lettura del presente, del passato e anche del futuro. I contenuti però non vogliono essere troppo intellettualistici e neanche vogliono essere troppo leggeri, cerchiamo sempre di unire l’alto e il basso, quindi ci sono cortometraggi divertenti come cortometraggi tristissimi o violenti, ci sono lungometraggi un po’ più “pop” oppure ci sono lungometraggi più riflessivi che ti obbligano a confrontarti con un tema lontano dall’intrattenimento come il ruolo dello spettatore nei confronti dell’opera e della vita, piuttosto che le droghe all’interno della società, temi un po’ più grossi.

La scelta poi dei singoli titoli, lungometraggi e fuori concorso, è anche un po’ questa: uscire dalla nicchia e dal cinema di genere sfiorando sempre film indipendenti ma di respiro più ampio, che lambiscano il genere come potrebbe aver fatto ad esempio Lars Von Trier, con film horror che dentro nascondono delle complessità superiori magari al film horror prodotto dall’Asylum, per dire. Quindi portare un livello qualitativo e autoriale che possa interessare all’amante di cinema tout-court e all’amante di cinema indipendente.

«Noi in realtà lavoriamo con molto più materiale straniero che italiano per una questione di qualità produttiva: all’estero si investono molti più soldi nella cinematografia indipendente e sui giovani autori, per cui la qualità è al momento superiore»

Tra l’altro il TOHorror Film Fest è arrivato alla sua diciottesima edizione in qualità di festival indipendente e autoprodotto, anche affidandosi al crowdfunding.

È il terzo anno che lo facciamo, ma per la prima volta lo facciamo in maniera indipendente senza affidarci a piattaforme di crowdfunding.

Secondo te, dopo 18 anni, che cosa significa essere indipendenti oggi per un evento come il TOHorror?

Per noi essere indipendenti è motivo di grande orgoglio ed è anche la nostra forza. Ho conosciuto tanti festival che magari partono con il botto perché per le prime edizioni c’è una giunta comunale favorevole per cui arriva una valanga di soldi, poi alla terza edizione cambia la giunta, i soldi non ci sono più e il festival muore. Per noi indipendenza significa anche non essere assoggettato a certe dinamiche, ci procuriamo il denaro attraverso altri canali. Non che non proveremo ad affidarci a qualcuno di più grande nell’ottica di una crescita ulteriore del festival, però senza rimanerne schiavi. Dall’altra parte essere indipendenti non ti rende la vita facile: ogni anno vuol dire ricominciare tutto quanto con pochissime garanzie, solo con la forza della nostra passione (siamo tutti volontari, nessuno percepisce nessuna forma di emolumento o di rimborso). Tutti i soldi che raggranelliamo durante il festival vengono reinvestiti nel festival stesso e quindi è anche difficoltoso. Certo, questo ci garantisce di non scendere a patti con nessuno se non con la nostra coscienza.

Guardando avanti invece, cosa vedi nel futuro del TOHorror?

Sono molto ottimista, penso che in questa edizione sia tutto molto programmato, noi guardiamo già ai vent’anni. Penso che sia il prima passo di una fase evolutiva, penso che diventeremo uno dei festival più importanti della città, già siamo un riferimento in Italia per quanto riguarda il mondo del fantastico, la nostra ambizione è quella di diventare la capitale del fantastico italiano e penso che questa previsione si potrebbe avverare.

Anche a livello internazionale il festival ha un certo richiamo, oltre 40 paesi hanno inviato le proprie opere.

Noi in realtà lavoriamo con molto più materiale straniero che italiano per una questione di qualità produttiva: all’estero si investono molti più soldi nella cinematografia indipendente e sui giovani autori, per cui la qualità è al momento superiore. Abbiamo film da Paesi super interessanti: dall’Africa, Medio Oriente, Australia, Filippine, Iran, oltre tutta l’Europa, Sud America, Brasile, Cuba, il materiale è tantissimo e da un po’ di anni il TOHorror si è costruito la propria nomea internazionale. Stiamo lavorando anche in questo senso tramite partnership con festival stranieri con il progetto di avvicinarsi sempre di più.

Parlavamo del fatto che horror e fantastico possano ciclicamente diventare specchio della società, riflettendo le tensioni che la percorrono. Secondo, in questo 2018, che cos’è che fa davvero paura?

Fanno paura 170 persone lasciate su una nave attraccata ad un porto. Secondo me quello è il tema ed è già venuto fuori: c’è una regista che è stata nostra ospite – Luna Gualano – che sta facendo un film proprio su quello. Secondo me qualla cosa lì fa paura nel 2018: non l’immigrazione ma la risposta terrorizzata all’immigrazione. A me personalmente fa paura  tutto l’odio che c’è su internet nei confronti di chiunque sia diverso da noi. Spero che qualche regista (io ci conto) colga questa cosa. Bisogna spurgare un po’ di veleno da questa società.

Il programma ufficiale esce il 27 di settembre, hai qualcosa da consigliarci in anteprima?

Sicuramente il film d’apertura: Climax di Gaspar Noé. Noé è uno di quei registi che tentano di rivoluzionare continuamente il cinema fantastico – come Lars Von Trier, come Refn – e Climax è un film che parla del delirio, è un’operazione chirurgica del cervello umano quando abbandona i freni inibitori: anche questo fa paura. Vedere come siamo quando in gruppo cadono le inibizioni può far paura, perché siamo capaci quasi di tutto. Consiglio anche Laissez bronzer les cadavres, di Hélène Cattet e Bruno Forzani, geni dell’avantpop, e poi Summer of ‘84, un altro fuori concorso dei registi di Turbokid, uno di quei momenti pop in cui si ripresenta la nostalgia degli anni Ottanta in chiave Stranger Things, un momento un po’ più leggero, nostalgico e divertente, un gioiellino insomma.

Jenny Loves Satan di Jenna Bryant. In copertina: Climax diretto da Gaspar Noé.

 

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