Collezione autunno-inverno geek: 5 novità da non perdere

La stagione dei nuovi inizi e dei buoni propositi quest’anno presenta un’offerta ricchissima e varia come non mai per chi ha voglia di superare i pregiudizi e di esplorare il lato oscuro della cultura pop, possibilmente in compagnia. Queste 5 novità proprio non potete perdervele. E dimenticatevi di The Big Bang Theory. 


_di Giovanni Bersani

 

È una vita che provo a capire settembre ma non fa per me, è più forte di me, nonostante mi piaccia sentirne l’odore per strada e pensare alle scuole. Come ci avvisa Jacopo dei Fine Before You Came, il mese dei ritorni e dei nuovi inizi ci lascia spesso perplessi e straniti, perché siamo tornati a casa ma casa non è più esattamente quella che avevamo lasciato e non riusciamo a capire se è cambiata lei o se siamo cambiati noi. Può esserci però qualcosa di molto positivo in tutto questo: when life gives you lemon, make lemonade. Ci sentiamo pronti ad affrontare realtà nuove, a metterci in discussione, qualche temerario addirittura a iscriversi in palestra. E se in questo nuovo anno accademico/scolastico/lavorativo provassimo a superare quel pregiudizio che ci fa confondere le parole geek e nerd e ci fa identificare entrambe le categorie con i ragazzini ciccioni che in prima superiore giocavano a Dungeons&Dragons il sabato pomeriggio e quando si trovavano a interagire con l’altro sesso boccheggiavano come Magikarp?*

Queste cinque novità della stagione autunno/inverno, tutte da scoprire preferibilmente in gruppo perché nessun uomo è un’isola, potrebbero essere un buon punto di partenza.

5) Rivivere Stranger Things con Teen Tales

A meno che non abbiate vissuto in una cupola geodetica su Marte per gli ultimi due anni, statisticamente avete bingewatchato Stranger Things e una certa nostalgia per quei bei film per guaglioni che anni fa davano la domenica pomeriggio come I Goonies o Ci hai rotto papà vi è venuta. Teen Tales, ultimo prodotto della premiata ditta degli autonominatisi Autori Cialtroni dell’italico Mini G4m3s Studio, può essere un approccio al gioco di ruolo davvero ottimo per chi non ha mai avuto contatto con questo mondo: i giocatori interpretano ragazzini nerd che abitano la provincia americana negli anni di Reagan, a contatto con misteri che gli adulti sembrano non essere mai in grado di scorgere. Vecchie mappe, strani laboratori, loschi figuri che vi inseguono dopo che avete raccolto quel misterioso sasso tagliente dal greto del torrente. Manuale agilissimo e a prezzo contenuto con uso esclusivo dei dadi a 6 facce che tutti abbiamo in casa, gioco presentato ad aprile a Modena ma che si prepara a fare il botto a Lucca quest’autunno e una produzione autarchica al 102%: il miglior modo per entrare nel meraviglioso mondo del GdR.

4) Ripensare al viaggio a Lisbona giocando ad Azul

Che sia stato per quella scappata di tre giorni che abbiamo rubato a Pasqua, per la gita di quinta liceo in cui il Bonzo quasi finì in coma etilico, per le mille storie Instagram che ci hanno fatto crepare d’invidia mentre schiumavamo in ufficio ad agosto, tutti sentiamo un po’ di saudade per Lisbona. Azul, astratto da 2-4 giocatori con regolamento semplicissimo basato sui colori e una durata inferiore all’ora, frutto della mente di Michael Kiesling (autore di pietre miliari come Tikal), si basa sull’estetica degli azulejos portoghesi e ha giocato la parte del leone sia alla fiera di Essen 2017 che al Modena Play di questa primavera. Quello che è certo è che, dopo aver vinto a luglio lo Spiel des Jahres (l’Oscar del gioco da tavolo), Azul è stato ufficialmente legittimato come pietra miliare dei giochi da tavolo introduttivi. I componenti coloratissimi varrebbero da soli l’acquisto (a prezzo più che onesto per l’edizione italiana) e tra l’altro convinceranno anche la vostra amica snob con la R moscia e un 110 cum laude in architettura a dare una possibilità a questo gioco. Siamo sicuri che, nelle serate dei primi freddi passate a casa coi vostri amici, potrà concorrere come passatempo leggero con le maratone di Scrubs in cui si beve tutte le volte che il dottor Cox chiama JD con un nome da donna.

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3) Sognare in una sessione di gioco di ruolo gestita da Simone Raspi

A metà della classifica c’è una chicca riservata ai sabaudi: Simone “Cespu” Raspi, titolare della sala prove Bioritmo di zona Santa Rita, è il miglior master di giochi di ruolo che potreste desiderare. Oltre a essere autore di Vulcania, gioco di cui parleremo presto su queste pagine, a prezzi irrisori organizza le migliori sessioni immaginabili: chiusi nella sala pose del Bioritmo, vivrete una sessione immersiva con colonna sonora, luci e un proiettore che ricreerà in tempo reale la mappa di gioco e le sue evoluzioni. Con Cespu siete in buone mani: anche se voi e i vostri amici non avete mai provato un gioco di ruolo in vita vostra, vivrete un’esperienza straordinaria. Il lato negativo è che, dopo aver provato una sessione con lui, ogni successiva esperienza gdristica sarà a scendere.

2) Organizzare una festa per la fine di The Big Bang Theory

A settembre inizia la dodicesima e ultima stagione di The Big Bang Theory, la serie TV sui nerd per i non-nerd, principale concausa della piaga dei normie assieme a Game of Thones. Parlate di TBBT con qualunque vostro amico appartenente al mondo geek e capirete il perché di questo astio: la serie che per più di due lustri ha invaso di risate registrate gli schermi dei telespettatori impreparati non ha fatto altro che rafforzare tutti i pregiudizi sui nerd, confermando ed esasperando tutti gli stereotipi con una comicità che era già stanca dopo un paio di stagioni, senza proporre un’evoluzione nei personaggi né nei temi trattati e prendendo in giro l’intelligenza dello spettatore con una regolarità quasi criminale. Ma che carini questi nerd, sono proprio come ce li immaginavamo noi, dai che se tiriamo due noccioline le mangiano anche. Dai Sheldon, se ti lancio una monetina da due centesimi ci fai vedere ancora un po’ di Asperger? Questo strazio, tra l’autunno e l’inizio dell’inverno 2018, avrà finalmente una fine. In occasione dell’ultima puntata si preparano feste con fuochi d’artificio, fiumi di Peroni gelata, lavatrici lanciate dalle finestre come in Fantozzi e intonazioni di Do you hear the people sing per strada sbandierando icone di Sua Maestà Gary Gygax invece dei tricolori francesi. Non perdetevi la festa. Organizzatela voi, se necessario. Non tutti i giorni ci si libera di una schiavitù. Nunc est bibendum.

1) Andare al Lucca Comics&Games

Il Lucca Comics&Games (LC&G per chi ama i brand o semplicemente i Comics per quel vostro amico toscano con cui anni fa vi siete scambiati la promessa di beccarvi lì una volta o l’altra), con le sue costanti crescita ed evoluzione, si conferma la più importante manifestazione culturale d’Italia assieme alla Mostra del Cinema di Venezia. I talebani del fumetto (sì, Leo Ortolani, ti adoro ma sto parlando anche con te) storcono il naso di fronte a quanto altro sia festeggiato al LC&G oltre ai disegnetti, ma la realtà dei fatti è questa: se hai letteralmente anche solo un interesse in un qualsiasi campo culturale, ai Comics c’è. Fumetti di ogni genere, libri, videogiochi, giochi da tavolo e di ruolo, film, simulazioni di realtà virtuale e aumentata, musica, installazioni artistiche, gallerie d’arte e la meravigliosa carnevalata del cosplay che ormai ha pochissimo da invidiare a quella cosa che c’è a febbraio a Venezia, il tutto nella splendida cornice di quel piccolo gioiello che è la città vecchia di Lucca. Per cinque giorni si gira in questo magico non-luogo in cui dietro ogni angolo della fiera intravedi lo strappo che dà sulla meravigliosa architettura delle chiese, dei palazzi, delle torri e delle mura, come nei quadri della Sabina di Kundera. Regalatevi anche solo una giornata, con uno dei numerosissimi pullmini che vengono organizzati da fumetterie e simili, ai magici Comics. Non ve ne pentirete. E, se per caso ve lo perdete, state tranquilli: su queste pagine se ne parlerà parecchio.

 

*Disclaimer: anche io gioco tuttora a D&D e continuo a boccheggiare come Magikarp, perché mantenere validi i pregiudizi è uno sporco lavoro ma qualcuno lo dovrà pur fare [NdA]

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