[REPORT] De Gregori: riannodare il bandolo

Il cantautore romano lo scorso 24 agosto è stato ospite della rassegna estiva “Etna in Scena” all’anfiteatro “Falcone-Borsellino” di Zafferana per una tappa del suo “Tour 2018”.

Si preannuncia una serata tempestosa illuminata da fulmini e saette, quella dello scorso venerdì sera a Zafferana Etnea. Ciononostante gli spalti dell’anfiteatro comunale sono ricolmi e fino ai primi 3 pezzi della scaletta si vedrà gente arrivare e conquistare i pochi posti rimasti fino a decretare il sold out della data.

La scenografia ha la bellezza dell’essenzialità: pochi fili di luce a ritagliare lo spazio sopra il palchetto e un setting da lavori in corso tinteggiato di bianco.
Per questo tour, De Gregori ha messo su una band nuova di zecca che poggia su 4 elementi (basso, chitarra, pedal steel guitar e pianoforte) rodati nella leg statunitense ed europea.
L’idea fondante di quest’altra stagione di concerti è quella di riannodare le fila, guardandosi indietro, senza trascurare quelle piccole chicche che per varie ragioni hanno avuto un destino diverso e sono rimaste ai margini del successo.

La setlist si inaugura sulle note di Numeri da Scaricare e avanza con Caterina che chiama a sé uno degli applausi scroscianti così numerosi nel corso della serata. Ma le sorprese arrivano con Buenos Aires, Il cuoco di Salò, la cover tradotta e reinterpretata di Dylan Non è buio ancora, Raggio di sole, Bambini venite parvulos, tra le altre.
E poi ci sono pezzi in scaletta che raccontano pagine di storia del cantautorato tutto, con personaggi e luoghi che fanno parte dell’immaginario di intere generazioni e che soprattutto sono figure mitiche della poetica del Principe, sempre incline ad accarezzare le paure e le tristezze dell’animo umano e farle volare via, che sia con un distacco salvifico (Alice), con una pacca morale paterna (La leva calcistica della classe del ’68)  o con l’indefesso galoppo di un’indomabile speranza (La donna cannone).
Santa Lucia segna uno dei punti più alti dell’intero concerto, con il suo tono solenne da preghiera laica prima di cedere il passo al tributo a Lucio Dalla con 4 marzo 1943, su cui il cantautore invita i presenti ad alzarsi in piedi e ballare per omaggiare tutti insieme un collega e amico che tanto a cuore aveva la Sicilia.


La serata volge al termine sotto un cielo che ci ha graziati, De Gregori è preso bene, interagisce con il pubblico, sorridendo, lusingandolo con degli apprezzamenti, avvicinandosi per guardarlo bene in faccia mentre suona la sua chitarra.
Sul bis viene annunciata un’ospite di una certa importanza, la compagna di sempre Chicca, chiamata a cantare con lui Anima e Core di Roberto Murolo, in un momento di grande romanticismo e tenerezza che prelude a due dei capolavori del cantautore romano: Alice e Rimmel. La scena viene consegnata agli astanti che ne cantano i ritornelli mentre De Gregori, resta a guardare, incantato.

Ma l’incanto deve finire perché rimanga tale. “Tornate a farvi vivi quando ripasso da queste parti”.

Ci saremo, Principe, come sempre.

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