[REPORT] Colapesce & Infedele Orchestra: vivere di aria e terra

Il Castello Maniace di Ortigia accoglie la seconda delle due tappe sicule di Colapesce che, dopo un lungo tour per la sua ultima fatica “Infedele”, torna a casa (le origini sono siracusane di Solarino) per una serata che regalerà non poche dediche e tributi alla terra che ha visto nascere e diventare grandi molti dei suoi lavori più riusciti.


_di Daniele Messina
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Il tutto parte con i Tropea Band, pop all’italiana con un’accentuata vena ironica e colorita, che si esibiscono nell’area dell’avveniristico bar della location siracusana.
Tocca poi a Mapuche salire sul palco a presentare i propri brani – che per temi ed arrangiamenti ben si intonano con lo spettacolo che di lì a poco metterà in scena l’headliner di serata – de Il sottosuolo, ultimo disco del cantautore catanese edito nel 2017 dall’etichetta conterranea Doremillaro Recs.
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È l’ora dell’Infedele Orchestra, è l’ora di Colapesce. Il buio tenue del Castello Maniace è tagliato in un lampo dalle luci bianche che annunciano l’inizio della celebrazione. Un sacerdote irrompe sul palco per la solenne benedizione a musicisti, strumenti e pubblico. Ora si può iniziare, sul palco può presentarsi il padrone di casa (oggi più che mai): lo fa sulle percussioni spiazzanti di Pantalica che apre un live subito potente, subito d’impatto. I musicisti si lanciano in una danza frenetica, rituale, ed eseguono nella maniera consona il brano che più di tutti si avvicina all’idea di sacralità trattata nell’album Infedele tutto. Ha indosso una maschera, una testa di pesce, a ricordare il proprio nome e la leggenda che lo accompagna (da recuperare immediatamente per chi ancora non la conoscesse).
L’Infedele Orchestra è composta dai virtuosi Adele Nigro (già Any Other), Mario Conte alle tastiere, Gaetano Santoro al sax baritono, Bonito Bellissimo (Joy Cut) alla batteria e Andrea Gobbi al basso.

Su Ti attraverso si percepisce già la complessità che i brani assumeranno durante il live, quando la doppia voce di Adele accompagna Colapesce sul ritornello. È, come c’era da aspettarsi, uno spettacolo corale e liturgico. I brani sono elevati alla potenza, le personalità di ogni singolo strumento cantano messa assieme in maniera magistrale. Dopo Vasco de Gama e Totale (invita sul palco l’amico e collega musicista Giuseppe Sindona (ex Albanopower come lo stesso Urciullo aka Colapesce) per suonare il basso di Satellite, brano scritto a quattro mani che racconta una notte magica proprio come quella che si sta vivendo a Siracusa.

Su Egomostro, che dà il nome al precedente disco di Colapesce, i sax diventano due con Adele Nigro che affianca Santoro in un’esecuzione dalla resa perfetta. Maometto a Milano – che poco tempo fa fece discutere non poco per il singolare videoclip – mette d’accordo tutta l’Infedele Orchestra, con una forte presenza delle tastiere di Conte, Nigro alla seconda voce ed un finale in crescendo allungato e piacevolmente ricco e complesso. In seguito a Reale è il momento di un emozionante tributo al cantautore che tanto ha dato alla terra siciliana (e tanto gli si deve): Franco Battiato.

Dopo il rimbalzare di notizie talvolta spiazzanti, sconvolgenti ed altre più rassicuranti, nell’ultimo periodo la scena musicale italiana e non solo è stata sconvolta dalle incerte condizioni di salute del Maestro. Colapesce esorcizza questo clima con un sublime omaggio – voce e piano – sulle note di Segnali di Vita (dall’album La voce del Padrone, 1981).

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“Le luci fanno ricordare le meccaniche celesti”, sì, perché nel cielo sopra al Castello Maniace non c’è traccia di quei nuvoloni che due giorni prima hanno causato lo spostamento del concerto. Anzi, stasera il clima è perfetto. È la cornice giusta per uno spettacolo, già di altissimo livello, che Colapesce ha voluto innalzare a celebrazione di un sentire e fare musica tutto isolano.
 Si torna al proprio repertorio. Indossa un giubbotto di pelle con un fulmine sul dorso e su Compleanno scende tra il pubblico, tra i fedeli che attendono la sacra celebrazione e distribuzione dell’Eucarestia. Bogotà, Sospesi e Restiamo in casa sono poesie nella notte. Versi di ricercata delicatezza che si fregiano di un’esecuzione dolce e intima.
Subito dopo tocca all’attualissima Maledetti Italiani. Questa notte magica, lo abbiamo già detto, è diversa dalle altre per Lorenzo Urciullo (il nostro Colapesce). Perchè quella terra sulla quale sta suonando è unica per lui, è un tuffo nel passato, quella terra è sua.
Anni fa scrisse S’illumina pensando proprio al Castello di Maniace. E se per il pubblico è emozionante sentirne la dedica prima di ascoltarla dal vivo, chissà cosa sarà stato per lui suonarla a casa.
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Il live giunge al termine. L’Infedele Orchestra raccoglie il giusto tributo per lo spettacolo appena regalato e lascia il palco a Colapesce che quasi non vuole smettere di suonare. Così imbraccia la chitarra e suona di getto La canzone dell’amore perduto (altro tributo a due pilastri della musica italiana come Fabrizio De Andrè e lo stesso Battiato  che anni dopo ne incise una magnifica rivisitazione), Oasi e Le Foglie Appese.
Saluta e dà la buonanotte al castello, ché di lì a poco c’è un aereo che lo porterà a suonare altrove. L’ultimo di chissà quanti lo hanno fatto sospirare per l’ennesimo addio ad una terra che è vita.

Photo gallery a cura di Corrado Lorenzo Vasquez

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