Pere Ubu: la danza distopica continua

La band, dalla carriera ultra-quarantennale, torna nel nostro paese per ben cinque date: per presentare il suo ultimo lavoro e ricordarci “come suonava il futuro”. 


_di Filippo Santin

I Pere Ubu sono una sorta di “leggenda silenziosa” nel mondo della musica. Protagonisti assoluti della scena new wave anni Settanta, non hanno mai raggiunto il successo commerciale, tuttavia sono stati capaci di influenzare un numero indefinito di gruppi rock, infondendo linfa vitale alla scena alternative anni Ottanta, ma anche Novanta.

Dopo gli inizi a tinte punk – alcuni membri gravitavano in gruppi come Rocket from the Tombs o Dead Boys – si viene a delineare un progetto dalle aspirazioni più “artistiche”, e dalle sonorità più complesse e variegate. Leader del gruppo è David Thomas, figura dall’imponenza quasi minacciosa, e dalle movenze “nevrotiche”. Somiglia a un personaggio teatrale – non per nulla, il nome “Pere Ubu” deriva da una pièce del drammaturgo Alfred Jarry – e questa stessa teatralità confluisce poi nel disco d’esordio del’78, “The Modern Dance”. Si tratta di un’opera fin troppo avanti per l’epoca, con momenti al limite del noise, del dadaismo, mescolati a chitarre garage e al canto sincopato di Thomas. Ovviamente, data la sua originalità pressoché anarchica, quando esce lascia interdetto il grande pubblico e non ottiene molto successo. Ma nel corso del tempo l’album verrà rivalutato, e considerato dalla critica una pietra miliare non solo del periodo new wave, ma della musica rock in generale.

Lungo più di quarant’anni il gruppo sforna ventiquattro album ufficiali, dimostrandosi una fucina di creatività inarrestabile. Giusto l’anno scorso viene dato alle stampe “20 Years In A Montana Missile Silo”, che conferma come la mente di Thomas, a sessantacinque anni, sia ancora fertile di idee. E nemmeno l’attività live rallenta, tutt’altro.

Fra poco infatti i Pere Ubu saranno in tour in Italia per cinque date: il 9 settembre al Live Rock Festival di Acquaviva (SI); il 10 al Centro Pacetti di Montepandrone (AP); l’11 al Freakout Club di Bologna; il 12 al Monk di Roma; e il 13 al Santeria Social Club di Milano. Un’occasione unica per chiunque voglia vedere dal vivo un pezzo di storia della musica moderna.

 

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