Il “Soul Garden” al Tempio del Futuro Perduto con Body Heat & Mokambo

Tempio del Futuro Perduto o Chiesa della Disco Music Ritrovata? Body Heat & Mokambo spingono vinili dall’alto tasso di Funk negli spazi occupati della Fabbrica del Vapore di Milano. Ecco come è andato il venerdì Soul Garden.

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_di Diego Indovino
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La Disco è tornata. Qualcuno direbbe che invece è sempre stata lì, seduta in un angolo a braccia conserte aspettando che qualcuno si ricordasse del suo appeal intramontabile sul dancefloor.  Per noi nessuna delle due. Crediamo invece che qualche galantuomo l’abbia amata e curata, dandole buone dosi di Electro e ravvivandone il tessuto Funk, mantenendola in forma per il suo grande ritorno nei party cittadini.
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Partiamo dal principio. Body Heat Gang Band e i Mokambo Brothers. Due progetti nati da contesti sociali differenti ma che parlano la stessa lingua della black music rigorosamente su vinile.
Body Heat è la creatura di Rocco Civitelli aka Rocoe (fratello minore di Fritz da Cat) il quale, quando si rende conto di non avere più molto da dire all’interno della crew del party Reset! (pezzo di storia del clubbing meneghino) decide di investire tutte le sue energie nel baby progetto Body Heat. Il party passa dai sotto scala alle più piccole venue periferiche della città mantenendo però sempre una forte idea, direzione artistica: si suonano vinili Soul nelle sue varie sfumature. Electro, house, funky e disco e lo si fa in un ambiente rilassato, non pretenzioso. La svolta arriva quando Rocoe chiude l’accordo con KTV, celeberrimo locale di karaoke in zona Sarpi. Una location davvero inusuale ma talmente cool da registrare il tutto esaurito ogni settimana.
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Body Heat è anche una etichetta ed esce il primo disco della Body Heat Gang Band, ponendo la crew come punto di riferimento per il genere. Se Body Heat possiamo considerarla un po’ come l’aristocrazia di questa nicchia, i Mokambo Brothers sono invece quelli che godono nel far ballare la gente per strada. Ispirati dalla musica della New York degli anni 70 e 80, dopo essersi fatti le ossa nei club londinesi muovono i primi passi nella scena milanese realizzando dei Block Party negli spazi più dimenticati e nei luoghi più bisognosi di “spolvero”.
Le loro feste alzano l’asticella per tutti quanti: R&b, Funk, Hip Hop e Disco spinti insieme a suoni più contemporanei e di ispirazione urbana, in un contesto genuino, fresco. I Block Party sono un successo per critica e pubblico (che è sempre più numeroso). Le grandi aziende vicine alla street culture e al pubblico giovane non tardano ad accorgersi del marchio Mokambo. Nel giro di poco tempo Felice Pascale e Cristian Saviano aka Mokambo Brothers si ritrovano a curare i party di Nike, Adidas, Diadora, Nintendo e Vice. Ma non finisce qua. Collaborazioni di lusso con artisti del calibro di Dj Lord (Public Enemy) e Ali Shaeed Muhammad (A Tribe Called Quest) sono la consacrazione finale. Ecco chi – tra gli altri – in questi anni si è preso cura della nostra sempre amata Disco music.
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Insomma unite queste due crew disco-explosive, mettetele in 3.000 metri quadrati di spazio post industriale occupato e portato a nuovo: ecco materializzarsi situazioni come il Soul Garden di venerdì scorso.
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Arriviamo al Tempio molto presto per goderci il clima estivo nel suo giardino adibito come un piccolo accampamento scout. Tra gli alberi e le altre piante si stagliano ancora le gigantografie che fino alla settimana scorsa componevano Soulmates, l’esposizione fotografica di Sven Marquardt (celebre doorman del Berghain) che affronta la storia recente della Berlino est pre e post caduta del muro. Piccole capanne, divani-bancali, tele colorate a mo’ di celebrazione gipsy e in generale bella gente. Un bel clima. Inizia a piovere. Giustamente.
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Ok piove, ma attraverso i rami delle piante e tra le porte della sala grande, arriva nel garden il suono di alcuni dischi pazzeschi: Zapp & Roger, Sly & The Family Stone, la Fatback band e James Brown hanno già acceso un incendio davanti alla console. Il Funk che riempie l’aria intorno a noi ci solleva dal nostro posto a sedere ed iniziamo a seguirlo, sotto la pioggia, passando tra le porte della sala grande che un tempo fu un officina per la riparazione dei tram (in questo ci ricorda le OGR torinesi), superando i rami delle piante di questa giungla urbana, arriviamo alla fonte del Soul.
Nella sala esterna c’è una console semplice, da block party, da cui i Mokambo e Rocoe stanno spingendo Disco Music, Jazz e Turbofunk alla luce di qualche faretto rosso ed una manciata di stroboscopi sospesi tra cielo e dancefloor. L’atmosfera è da nightclub anni 70.
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Tante percussioni, tanto Soul, troppo Funk, un mare di qualità e quella venatura Electro che ti ricorda che anno è. Mentre “Give me the night” di George Benson (con un bel boost nei beat che la fà suonare attualissima) gira sul piatto, la pioggia decide di darci un pò di tregua permettendo ai meno temerari di raggiungere la pista. Il party decolla definitivamente e noi, tra un disco Nu-Funk ed uno della vecchia scuola House di Chicago ci chiediamo quale evoluzione potrebbero avere queste piccole serate Disco Funk che stanno tornando ad avere un buon successo, prevalentemente tra Milano e Torino. Arriveremo ad una vera e propria rinascita della scena?
Intanto tra le serate di Anna Molly, la consueta direzione artistica di Jazz:Re:found (punto di riferimento per il pubblico di una certa scena con le radici nella musica black), il successo di Nu Guinea e di Nuova Napoli sembrerebbe che Body Heat e i Mokambo godano di buona compagnia e che questo inverno molti si ritroveranno a ballare dischi in vinile che viaggiano tra i 110 e i 140 bpm.

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