Una visita al Castello del Catajo in compagnia del fantasma di Lucrezia Obizzi

Quale posto migliore di un castello per raccontare storie di fantasmi? Quale momento più adatto di una calda notte d’estate? Un connubio perfetto nel percorso guidato Il fantasma ritorna d’estate organizzato dal Castello del Catajo. Dopo la visita, fate una passeggiata nel giardino, se ne avete ancora il coraggio…

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_di Valentina De Carlo

Indissolubili ed eterne sono le storie di fantasmi legate ai castelli. In ogni epoca, in ogni luogo, vicino o lontano che sia, si narra che le più oscure leggende, i più efferati crimini, le più macabre apparizioni, siano accadute tra le spesse e buie mura di un castello.

Così è anche per il rinascimentale castello del Catajo, una delle più belle dimore che sorge nascosta sui colli Euganei, a pochi chilometri da Padova e da Venezia. Residenza estiva delle diverse famiglie che lo possedettero, l’ultima lo abitò fino al 1986,  fu fortemente voluto, in un’epoca in cui in Veneto era più à la page farsi costruire una villa da un tale Palladio, dagli Obizzi, una potente famiglia di mercenari che volle celebrare sé stessa con un simbolo di guerra tipico del medioevo: un castello da difesa.

 

350 stanze, 20 mila metri quadrati di spazi interni, un giardino immenso, un cortile che veniva di tanto in tanto riempito d’acqua per inscenare, per divertimento, le neumachie (battaglie navali), sono solo alcuni dei tratti caratteristici del Catajo. In queste afose serate estive, il castello propone la rassegna Seduzioni d’estate, con visite serali a tema, oppure teatranti, o ancora accompagnate da cacce al tesoro e degustazioni di vini locali, per farci vivere i suoi spazi  e per conoscerlo nelle sue più diverse sfumature.

E la notte é lo sfondo perfetto per le storie di fantasmi. Quando le ombre si allungano sul muro e i lampadari illuminano i meravigliosi affreschi dello Zelotti, che raccontano le imprese degli Obizzi di stanza in stanza, é il momento perfetto per raccontare le storie dei ben due fantasmi femminili che abitano il castello.

Due donne molto diverse tra loro, morte in modo simile e rimaste nella storia perché la loro presenza aleggia ancora fuori e dentro le mura di quella che fu, in epoche diverse, dimora di entrambe.

Barbara Quirini e Lucrezia Obizzi, furono le vittime di due efferati omicidi, entrambe senza colpevoli certi e senza reale giustizia, forse per questo rimaste a vagare sulla terra sotto forma di spiriti oltre il loro tempo.

Nell’intreccio misterioso delle due vicende, ancora oggi non del tutto chiare, i fili comuni che emergono sono il tradimento dei loro mariti, la vergogna e l’offesa vissute agli occhi della società, i rumors che circolavano, macchiando il nome e l’onore della casata. Nella loro diversità, ribelle e vendicativa l’una, pia e devota l’altra, furono accomunate dallo stesso destino, tra le mura del castello che tanto amavano.

In un percorso accuratamente gestito, veniamo rapiti dalle vicende che ci vengono narrate sulla famiglia Obizzi e sul castello e, mentre le tenebre si fanno più fitte, ci addentriamo sempre di più nella misteriosa vicenda di Lucrezia e della sua terribile morte.

Una pietra insanguinata é tutto ciò che ci rimane della sua fine, una pietra che fa nascere ipotesi, congetture, dubbi, ma che ancora ci nasconde la verità su quella notte,  quella notte in cui, come adesso, il vento soffiava tra i rami dei tassi, quel simbolo di morte che gli Obizzi avevano voluto piantare sulla soglia della loro casa.

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