L’utopia di David Byrne al Teatro degli Arcimboldi di Milano

L’ex leader dei Talking Heads arriva in Italia con il suo nuovo album “American Utopia” e porta avanti il mantra della sua carriera: sfuggire a qualsiasi definizione. 


_di Filippo Santin

Riuscire a riassumere brevemente la carriera di David Byrne è un’impresa assai difficile. Pochissimi altri, nella storia della musica, hanno infatti avuto una carriera tanto poliedrica, quasi “schizofrenica”. Il cantautore di origine scozzese, infatti, non soltanto si è messo alla prova con vari generi durante gli anni, ma anche con vari tipi di arte, dal teatro alla letteratura, fino alla pittura, al cinema, ecc.

Da dove cominciare, quindi? Beh, sicuramente dal gruppo che alla fine degli anni Settanta ha dato fama al suo nome, i Talking Heads, capaci di stravolgere le sonorità del pop-rock grazie ad un approccio “avanguardistico”, influenzato da qualsiasi tipo di musica e di arte in generale. Dopo aver sfornato quindi canzoni storiche come “Psycho Killer” o “Once In A Lifetime”, verso la fine degli anni Ottanta il gruppo si prende una pausa – finché nel 1991 sarà dichiarato lo scioglimento definitivo – e Byrne intraprende la carriera da solista. Ma già durante il corso degli anni Ottanta, quando i Talking Heads continuavano ad essere attivi, si era dedicato a numerosi progetti paralleli: su tutti la collaborazione con l’amico di sempre, Brian Eno, per album come “My Life in the Bush of Ghosts”, o quella con Bernardo Bertolucci per la colonna sonora di “L’ultimo imperatore”, che vale l’Oscar.

 

Nell’arco di più di quarant’anni Byrne è passato dal lavorare per spettacoli di Broadway, al cinema internazionale – ricordiamo i contributi musicali a “This Must Be The Place” di Sorrentino – e ha scritto libri cult tipo “Come funziona la musica”. Inoltre ha collaborato con gli artisti più disparati, da Fatboy Slim agli Arcade Fire, fino al disco in coppia come St. Vincent, dimostrando di non accontentarsi mai, e contribuendo ad accrescere sempre più l’importanza di uno degli artisti più rilevanti della nostra epoca.

Se desiderate quindi assistere dal vivo a un concerto che, in realtà, è molto di più di un concerto, l’appuntamento è per il 16 luglio al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Verrete così catapultati in una dimensione dove tutto sembra possibile e non esistono limiti certi.

 

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