[REPORT] Fans Out Festival: tra Piemonte e America con un bicchiere di Barbera

È stato Ron Gallo, nuova voce e ritmo indiavolato del rock a stelle e strisce, reduce dal successo del primo album “Heavy Meta”, l’ospite internazionale della terza edizione di “FansOut”, festival musicale ospitato dalla splendida cornice del centro storico nicese.


_di Elena Fassio

 

“Fai un salto” in piemontese, “espandersi” in inglese, la giornata di concerti completamente gratuiti ha chiamato a raccolta centinaia di persone nelle terre del Barbera e patrimonio dell’Unesco.

Per il gruppo di giovani organizzatori, l’ospite internazionale significa un salto di qualità. “Quest’anno abbiamo scelto di concentrarci sulla musica, la nostra passione principale, facendo un ragionamento di qualità”, ha spiegato Davide Costantini, “Proponiamo un grande musicista emergente sul punto di esplodere a livello internazionale, c’è chi già lo paragona a Jack White. Il suo stile racchiude sound e tradizione del miglior rock’n’roll americano, in stile un po’ garage”.

L’ex frontman di Toy Soldiers, nato a Philadelfia ma di origini italiane, che a primo impatto sembra un giovane Battisti, inizia subito con il suo Ep di maggior successo “Really Nice Guys“, inciso a inizio 2018 con New West Records. Continua con “Young lady, you’re scaring me” e “Kill the medicine man”: il pubblico salta, balla, e rimane ipnotizzato dalla potenza delle chitarre elettriche e dalla pura vena rock.

Gallo continuerà il suo tour italiano con altre 6 date: il 25 giugno al Lughe di Lugo (Ravenna), il 26 al Circolo Magnolia di Segrate (Milano), il 28 al The Alibi di Foggia, il 29 all’Indie Rocket Festival di Pescara, per concludere a Salsomaggiore Terme (Parma) all’interno del Beat Festival.

Ma sui due palchi di Nizza Monferrato – Tak(e) a banda e Cheat ma(n) boon – si sono esibiti artisti dai linguaggi più disparati, circondati dalla fiera del vinile, da stand di giovani designer e dallo street food “barotto” (= tipico campagnolo piemontese): ravioli, gavi e barbera su tutti.

Già dalle 18 le prime esibizioni: il cantautore astigiano Jacopo Perosino, a seguire Edoardo Chiesa, poi i Saber Système con il loro sound un po’ africano e un po’occitano e alle 21 i Manitoba.

Ma il vero piatto forte anche a livello di pubblico sono stati gli Eugenio in Via di Gioia, intrattenitori nati e squadra di casa: la band indie è infatti nata tra le strade di Torino mettendo insieme i quattro studenti universitari Eugenio Cesaro, Emanuele Via, Paolo Di Gioia e Lorenzo Federici.

Con uno spettacolo di vero cabaret, parlando col pubblico e scherzando tra loro, gli Eugenio hanno interpretato quasi tutte le canzoni dell’ultimo album “Tutti su per terra”: da “Chiodo fisso”, a “Sette camicie” e “Giovani illuminati” per finire con un loro grande classico “La canzone del Pam”, 7 minuti di show estremo ed esilarante.

I loro brani, molto più che ironici e nonsense, creano una distopia sottile, ragionata e piena di rimandi sia all’esperienza di tutti i giorni che a temi politici o filosofici, come le ripetute frecciate ai millennials, cosmopoliti digitali a tal punto da restare immobili.

Dalle possibilità sprecate della tecnologia alla bellezza buffa delle cose semplici, fino all’indifferenza sarcastica della natura, espressa nel brano che li ha sottratti al quasi-anonimato fuori dal Piemonte, portandoli anche sulle radio nazionali, ovvero “Chiodo fisso”, l’anti-Cura di Battiato.

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