L’arte politica e civile di Renato Guttuso

Alla GAM di Torino, un’esposizione monografica sulle passioni, artistiche e civili, del pittore siciliano.


_di Alessio Moitre

Ardimentoso è oggi trattare di politica. La conseguenza parrebbe essere una costante perdita di certezze a vantaggio della discrezionalità del giudizio, tolto dalle mani degli specialisti, affidato alla massa amena da dettagli. Eppure la Gam di Torino, cogliendo il cinquantenario dal 1968, incluse le rivendicazioni e le suggestioni, porta nei propri spazi Renato Guttuso e la sua arte con una sessantina di pezzi dagli anni trenta ai settanta. Carte, dipinti, bozzetti, opere maggiori e minori. L’artista siciliano era pittore sociale e politico, interessato allo sviluppo del paese Italia e del genere umano come cambiamento della storia e degli usi. Bene, la recensione termina qui, il curatore è Pier Giovanni Castagnoli, i saggi di Pier Giovanni Castagnoli, Elena Volpato, Fabio Belloni, Carolyn Christov – Bakargiev. La mostra dura sino a 24 giugno. D’ora in avanti, sino al termine della non recensione, vi racconterò lo sforzo che feci nel ritrovare dentro alle opere, i volti di persone che conosco.

Perché personalmente ritengo che Guttuso sia letterario quanto cronachistico, artistico quanto teatrale, politico quanto villico. Ha saputo sciogliersi nel terreno della civiltà del sessanta e riprendere la Cafarnao delle folle nei settanta senza per questo addolcirsi. Partendo però dagli interni, intimi nelle scene di ordinaria gestione domestica ma con tracce d’esterno, di fatti, viste anche solo in una carta o in un testo.

In “Donna alla finestra” del 1942 provo a vedere nella figura femminile altri lineari rimandi a ricordi ma pare che anche la posizione mi sia storicamente datata. In “Boogie-woogie” (1953) giovani ballano in una discoteca. Il campionario è vario, ci si può sbizzarrire a giocare con la fisiognomica. Tra i corpi e le coppie in generale c’è spazio di evoluire, di piroettare come oggi mi pare difficile possa accadere. Ecco, in Guttuso, la confusione è solo disposizione, mostra sintetica del tempo. Donne, due, appoggiate al muro, di cui una in imbarazzo, un’altra, in basso rispetto agli altri soggetti, annoiata, fuma. Uomini ben pettinati si prodigano nel ballo americano facendo volteggiare le gonne, lunghe, sin sotto il ginocchio, sfiorante il polpaccio. Sul muro al fondo Mondrian, la riproduzione di una sua opera. Anche qui nulla mi pare ricordarmi figure conosciute, soprattutto la loro aura di normalità, degna di un’opera di Cassola.

Boogie-woogie

Condizione che non muta nemmeno nelle evocative opere degli anni settanta. “I funerali di Togliatti” sono al pari di un bassorilievo. Non mi ci incammino nemmeno in un’analisi tecnica del nostro. La massa è impressionante, il rosso della bandiera un drappo d’orgoglio giunto per tributare al defunto gli onori civili. È un paese dai volti antichi mischiato con quel presente che allora aveva già dovuto e alle volte voluto fare i conti con il cambiamento concreto di una parte della società. È comunque tutto era connesso nel filo del Comunismo che prendeva le coscienze trascinando le folle. In altro comizio ritratto di fonte all’opera appena descritta, un uomo parla ai suoi sostenitori in una strada bloccata dalle persone. Le macchine sono immerse nel mare di braccia, teste, spalle, volti e usate da alcuni come rialzi per meglio godere dello spettacolo. Dai balconi donne, fiori, gestanti, collage, soggetti senza volto. È una narrazione di piazza pullulante dell’entusiasmo della partecipazione fedele ad un trasporto ideologico forte. Vi ho sostato davanti buoni dieci minuti e mai, dico mai, mi sono sentito coinvolto, smosso da fattiva empatia. Invidia, quella me la sono dosata ma ho evitato di farmi governare dal non senso. Ho scrutato di nuovo i volti, ma alla fine perché ostinarsi dietro ad una visione arcadica, di primordiale sentimento? Era palese che nelle opere di Guttuso c’era un tempo di attesa per fatti sempre maggiori e ben ha fatto il Museo di Arte moderna a rimetterci davanti agli antenati.

I funerali di Togliatti

 

In copertina: Guttuso. Autoritratto, 1936

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