[REPORT] Fumetti indipendenti al Xm24: la seconda edizione di Olè a Bologna

Tre giorni di autoproduzioni, workshop, mostre, incontri e musica – dal 25 al 27 maggio – con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione sulla cultura indipendente del fumetto. 


_di Lorenza Carannante

Gli spazi dell’Xm24 sono estremamente suggestivi: diventati nel 2002 uno Spazio Pubblico Autogestito, si trovano nel quartiere Bolognina e facevano parte degli spazi abbandonati dell’ex mercato ortofrutticolo, adesso punto di riferimento di collettivi e luogo di progetti di realtà nazionali ed internazionali, con l’obbiettivo di costruire attraverso l’autogestione. Non è un caso che un festival come l’Olè sia stato pensato proprio lì, dove a regnare è la volontà di una cultura dal basso,  non allineata ad un sistema di mercificazione.

Olè quindi è anche un’iniziativa che coinvolge uno dei quartieri più belli di Bologna. Accostabile forse solo al Crack!, il festival del fumetto di Roma organizzato negli spazi del Forte Prenestino, propone un punto d’incontro tra lettori, editori e autori. Verso l’Editoria e Oltre, allora: tra mostre, workshop e letture, il dibattito è sempre ben accetto. Il centro, costellato di serigrafie e stampe, incuriosisce anche i meno avvezzi.

Le giornate sono scandite per incontri e solitamente concluse con un dj set prevalentemente di musica elettronica underground, come il live set di Piro e gli scratch di Jungle Riot, oppure una proiezione indipendente, tra cortometraggi e documentari, il tutto dopo la cena consumata nel giardino dello Spazio dove cresce rigoglioso l’orto sociale legato al progetto rappOrto e curato da chiunque voglia seminare o adottare una piantina, con l’intento di creare uno spazio verde in una zona urbana in costante trasformazione quale la Bolognina, considerata altrimenti un’area residuale.

Parlando di fumetto in senso stretto, erano presenti in 120 tra autoproduzioni, stampe e lavori di rilegatura. Imperdibili anche le mostre permanenti negli spazi chiusi: “Scoperta la vita” di Silvia Priska Benedetti, “La delusione collettiva del reale” di Akab, e “Una faccia colorata e altre macchie” di Martin Lopez Lam.

La socialità e la sensibilità sono imprescindibili, divenendo punto di riferimento durante un festival di prodotti considerati di nicchia, ma fiore all’occhiello della produzione italiana. Se prima, infatti, determinati prodotti d’editoria indipendente erano a stento presi in considerazione, adesso godono di un posto assicurato all’interno di ciascun festival del fumetto, se non ne sono addirittura protagonisti, come nel caso dell’Olè e di altri eventi del settore. Citando, la cultura non è mai neutra, la cultura è l’antidoto – forse il più potente e affilato – contro i germi malati del potere, della sopraffazione, della speculazione economica e dell’ignoranza. Per questo la cultura fa paura, soprattutto quando nasce dal basso.

 

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