[INTERVISTA] Stash Raiders, Tapso II e Three Second Kiss: “figli” degli Uzeda

Sul palco dell’Afrobar di Catania il 25 e il 26 maggio prossimi, per il loro 30esimo compleanno, gli Uzeda  daranno il benvenuto ai loro ospiti, suonando per primi per poi lasciare spazio ad alcuni dei loro fratelli in musica, come gli Stash Raiders, i Tapso II e i Three Second Kiss.


_di Daniele Messina

Per Uzeda30th ci saranno gruppi dai nomi altisonanti che verranno da molto lontano, e altri, probabilmente meno noti: spiriti altrettanto affini e territorialmente più vicini agli Uzeda. Gli abbiamo chiesto di raccontarci come la loro strada ha incrociato quella della band, sancendo un legame elettivo personale e musicale,  e di cosa rappresenta per loro, esserci, a questo importante compleanno.

Come e quando il vostro percorso umano e musicale ha incontrato quello degli Uzeda?

STASH: Il legame tra Stash e Uzeda corre su doppio filo: uno, come è noto, è ovviamente di sangue [chi scrive è Sacha Tilotta, figlio di Agostino Tilotta e Giovanna Cacciola, ndr], l’altro è un legame maturato con la loro musica, che abbiamo seguito fin da piccoli e con la quale, volenti o nolenti, siamo cresciuti.

TAPSO II: Conosciamo gli Uzeda dall’inizio della loro carriera. Era una Catania molto diversa. La musica rappresentava un modo per esprimere tutto il disagio e la voglia di riscatto di quella generazione. Gli Uzeda erano tra i nostri ascolti preferiti. L’incontro umano ha confermato quello che le note suggerivano. Da allora non abbiamo piu’ smesso di condividere un percorso di vita.

THREE SECOND KISS: È successo quello che accade per le amicizie più vere, autentiche. Un rapporto che cresce con le esperienze condivise, le collaborazioni, il piacere di vivere insieme accadimenti solo innescati dalla musica, ma dallo spettro umano più ampio. Abbiamo conosciuto Gli Uzeda in occasione del nostro primo tour in Sicilia, nei primi anni 90. Naturalmente era la loro musica ad averci affascinato, prima delle persone. Poi abbiamo conosciuto le persone e una empatia e sensibilità rare. Da lì è cresciuto un rapporto umano che non si è mai arrestato.

In che modo (se lo ha fatto) la loro musica e la loro “etica” hanno influenzato le vostre scelte musicali e non?

STASH: Per quelli della mia generazione, over 30, cresciuti a Catania, gli Uzeda sono stati un chiaro modello di riferimento perché con le loro azioni ci hanno dimostrato che era possibile rimanere legati al proprio territorio e non scendere a nessun tipo di compromesso atto a snaturalizzarsi. Questo poi si è tradotto negli anni con una passione smisurata per la musica e il chiaro messaggio “se ti sbatti, se lavori e sei sincero, la tua musica arriverà ovunque”.
Questo è esattamente il nostro motto del presente, e spero lo sarà sempre.

TAPSO II: Diffidiamo da tutte le cosiddette “etiche”. Crediamo in tutti gli esempi concreti di liberta’ e di coerenza espressiva. Gli Uzeda, in tal senso, sono testimoni dell’esistenza di un binario alternativo ai soliti percorsi musicali: un grande incoraggiamento !

THREE SECOND KISS: Come TSK abbiamo appreso dall’esperienza concreta. Più che etica direi che si tratta di vita vissuta, insieme. La libertà espressiva degli Uzeda, la coerenza musicale ed esistenziale sono stati insegnamenti appresi sul campo, mentre le cose si facevano insieme. Gli Uzeda, nelle note, nelle scelte, nella vita vera, sono stati un esempio e uno stimolo continui.

Gli Uzeda hanno vissuto una Catania più in fermento rispetto ad adesso… c’è un momento in particolare della storia musicale della città degli scorsi 30 anni che rimpiangete di non aver vissuto?

STASH: Come dicevo prima io ero un post adolescente negli anni ‘90 e per i ragazzi come me quello fu un decennio incredibile per la controcultura musicale e non solo a Catania… nel giro di una manciata di anni potemmo vantare di aver visto 2 concerti di Fugazi, poi June of 44 , Man or Astroman, SHELLAC, la cui prima data europea in assoluto fu proprio a Catania, Brainiac, Make Up ecc. Ma ciò non riguardava solo musica: abbiamo avuto festival incredibili di cinema alternativo, fumetto, libri. Io posso dire di averlo vissuto in un momento della vita in cui, per esempio oggi, i ragazzi catanesi della stessa età hanno pochissimi stimoli interessanti… diversi dalla cultura pop che ci vuole omologati e rassicurati, nonché schiacciati sempre più dal peso di un’azione da parte di chi si occupa di intrattenimento e cultura catanese sempre volta al profitto e mai ad una funzione culturale e sociale. Vedo la grande fortuna di quello che abbiamo vissuto riflettersi nelle azioni di quei ragazzi/ragazze, oggi uomini e donne, che lottano nel preservare le loro attività artistiche, con difficoltà estrema, ma anche con tanto coraggio, consci che qualcuno ha già percorso questa strada tanto difficile quanto ricca di soddisfazione. Negli occhi dei miei coetanei, non solo musicisti, ma anche artisti o semplici fruitori di musica alla quale quel fermento ha dato tanto si vede, e ce ne accorgiamo oggi più di ieri.

TAPSO II: Abbiamo vissuto buona parte di questa storia musicale, visto che due di noi hanno iniziato a suonare alla fine degli anni ‘80. Il rimpianto non e’ un sentire che ci appartiene, cerchiamo di continuare ad esprimerci al meglio che possiamo. La vita e’ in continuo divenire. Inutile stare a guardare indietro.

THREE SECOND KISS: Cerchiamo di non abbandonarci ai rimpianti. A volte, con il passare degli anni, può essere facile cedervi. Due di noi hanno infatti vissuto ampiamente quei tempi musicali, a cavallo tra gli ’80 e i ’90. Ma se c’è una cosa che abbiamo appreso proprio dai nostri amici catanesi, è quella di non guardare indietro ma stare sul presente, progettare, esprimersi. Che si tratti di musica o altro.

Quali sono, secondo voi, i pro e i contro con i quali si confronta chi fa musica, oggi, a Catania?

STASH: Catania, dal punto di vista logistico offre tanti pro a chi si cimenta con la musica: tutto costa la metà rispetto al nord (a Bologna per esempio devi spendere quasi 30 euro per un paio d’ore in sala prove, a Catania te ne esci con una decina). Purtroppo però la difficoltà di noi siciliani nel creare sinergie e apprezzare il lavoro degli altri rende a volte tutto vano: le piccole realtà musicali, che tanto avrebbero da guadagnare nel supportarsi a vicenda, si perdono in giochi di potere e protagonismi che nulla hanno a che vedere con la reale qualità delle proposte, e rimangono isolate, non permettendo a quella scena , una volta rigogliosa anche perché al contrario ci si supportava, di ricrescere e regalare ancora contenuti bellissimi. Io sono ottimista, spero che la cosa cambi presto, anzi penso che questa festa possa essere un’opportunità per un ulteriore balzo in avanti. 🙂

TAPSO II: Ci sono meno locali in cui suonare con una band al completo; meno interesse alla musica live che non provenga dal mondo dei talent o dagli interessi di una certa industria “culturale” sempre piu’ scaltra e affamata di nuovi guadagni; c’e’ meno condivisione sincera e ci sono meno incontri reali. Bisognerebbe superare la diffusa cultura mafiosa, che condiziona un po’ tutti gli ambiti di questa citta’, e cercare una nuova modalita’ espressiva. Oggi i mezzi ci sono, ogni epoca crea i suoi, ma ci vuole qualcuno che li sappia usare diversamente.

THREE SECOND KISS: i TSK hanno base a Bologna, ma hanno frequentato a più riprese la scena siciliana degli ultimi decenni, e da un po’ di anni nella line-up c’è un catanese. Non so se siamo una voce veritiera per esprimere lo stato delle cose musicali in città. L’impressione che abbiamo è forse la stessa che percepiamo un po’ ovunque. Ci sono troppe distrazioni “intorno” alla musica, elementi in gioco che sembrano farne parte ma che fanno perdere il cuore della questione, che è la musica stessa.

Cosa rappresenta per voi prendere parte a questa festa?

STASH: Difficile spiegarlo… Significa innanzitutto rivedere amici lontani che condividono battaglie di vita con la tua stessa attitudine e impegno; significa partecipare ad una festa di grandi musicisti che hanno fatto la storia dell’underground mondiale, persone che non sono mai scese a compromessi e non si sono mai risparmiate. È una gioia immensa, un’emozione che sarà difficile digerire!

TAPSO II: Condividere la capacita’ di sognare e credere in se stessi, a prescindere da tutto, nonostante tutto. E accogliere la differenza, anziche’ costringersi in un pensiero diffidente, totalizzante e autoreferente.

THREE SECOND KISS: Significa condividere la medesima visione fatta di libertà, umanità, condivisione, incontro, nonostante le differenze o le difficoltà. Questa festa è un’emozione molto grande. È difficile per noi definirla con le parole.

[Per gli Stash Raiders ha risposto Sacha Tilotta, per i Tapso II Stefano Garaffa, per i Three Second Kiss Sergio Carlini].

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