Il fuoco segreto di Altea: continua la saga fantasy firmata Isabel Harper

Una tetralogia scritta a quattro mani ambientata in un mondo di fantasia dai contorni steampunk: un prodotto che verrebbe da definire “per ragazzi” ma ha molto da dire anche agli adulti. Dove ci condurrà il nuovo capitolo della saga di Altea? 

Dopo il battesimo de “Gli Arconti d’Ombra”, Isabel Harper ci invita nuovamente a staccare il biglietto per Altea, l’isola che torna a fare da sfondo alle vicende do Ailan e dei suoi compagni di viaggio. Facciamo un piccolo passo indietro: “Altea  era un paradiso, ma ora sta morendo”. Questo è il quadro generale con la quale ci viene introdotta l’ambientazione del romanzo. L’isola sta morendo poiché in balia delle barbarie di un governo dittatoriale stolto e sordido, atto a depredare senza posa il territorio di Altea. Già solo il nome dell’uomo al comando di questa macchina di distruzione ottusa e cieca – Victor Vimperion – suggerisce quella che sembra l’ineluttabile marcia trionfale delle forze del Male in un mondo forse privo di speranze, ma non di risorse. E infatti dei ragazzi coraggiosi scopriranno di avere dentro di sé qualcosa di inatteso e inaudito, qualcosa che li porterà a “scalare una montagna” che credevano inavvicinabile e invalicabile.

Una “classica” parabola ecologista, per certi versi, tuttavia arricchita da un corollario di invenzioni narrative cariche di pathos e fantasia, che collocano questo saga al crocevia tra la Stella Polare di Jules Verne e derive distopiche del filone steampunk.

A sottolineare l’ossimoro tra l’Eden terreno che doveva essere Altea prima della deriva autoritaria in corso vi basti pensare che l’isola è stata pensata dai due autori sul modello di Capri (che potrebbe serenamente candidarsi al titolo di Paradiso in terra, no?) e che nell’economia della saga ricorda invece la Londra della Rivoluzione Industriale (il set più steampunk di sempre, con ogni probabilità!).

Ovviamente, data l’età dei giovani protagonisti, le pagine che scorriamo vanno a formare anche un romanzo di formazione: da un lato occorre trovare gli strumenti per salvare il popolo di Altea, dall’altro bisogna intercettare gli stimoli che la vita ci suggerisce nel nostro percorso di vita e di crescita. Tuttavia, come accennavamo in apertura, entrambi i capitoli di questa saga non si rivolgono solo ed esclusivamente ad un pubblico “teen”: in fondo non si smette mai di crescere, no? Certo, ma non solo. Leggendo tra le righe dei barocchismi sci-fi, i rimandi all’attualità sono parecchi e il sotto-testo politico è decisamente stuzzicante anche per il pubblico “adulto”. C’è, potremmo dire, un “fattore Asimov” che viene fuori, soprattutto nella descrizione degli antagonisti della storia e dei meccanismi del potere.

A tenere banco, però, sono spesso e volentieri le descrizioni non certo parche di dettagli di Altea, soprattutto quelle a coefficiente magico. Infatti, la presenza dei cosiddetti “tecnomaghi” dà la possibilità al racconto di imboccare sempre strade nuove: queste figure in bilico tra mago e ingegnere sono in rado di plasmare oggetti stupefacenti, configurandosi come una sorta di metafora della “buona scienza“, in antitesi alla degenerazione tecno-capitalista che sembra aver preso il sopravvento sull’isola.

Isabel Harper – che poi è lo pseudonimo dietro al quale scrivono, in tandem, in coniugi milanesi Marco Rosso e Isabella Salmoirago – accende nel lettore quel fuoco tipico delle migliori saghe fantasy. La stessa fiamma che i protagonisti di questo capitolo devono ritrovare e “instillare” nell’animo di una popolazione sempre più alienata e automatizzata.

Nota di merito e pregio per la doppia edizione in cui esce il libro: quella targata Edicart per quanto riguarda il cartaceo e quella creata da Storybox Creative Lab per la versione online. Entrambe curate nei dettagli e creative, come la saga cui fanno riferimento.

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