[INTERVISTA] Doubledoubleu: vi raccontiamo la nostra compilation-manifesto

WW006 è una raccolta di brani targati doubledoubleu, label milanese tra le pochissime realtà discografiche italiane con una forte impronta elettronica che attraversa diversi generi, dall’Avant-Pop agli sperimentalismi, passando per la world music.


_di Mattia Nesto

 

 

La raccolta include alcuni remix e collaborazioni che hanno visto la luce nei primi due anni dalla fondazione dell’etichetta, mettendo insieme artisti che da più o meno tempo gravitano attorno alla famiglia doubledoubleu: il fondatore Eego, il cantante italo brasiliano Arua, il violinista Vito Gatto e le new entries Szlug e FiloQ, producer e membro dell’Istituto Italiano di Cumbia.

Nella compilation anche le collaborazioni con il producer Simone Zagari, in arte A Safe Shelter, che ha remixato il singolo “Night” in un’afosissima notte milanese della scorsa estate, e con Lexodus, rapper attivo tra Parigi e Berlino, alle liriche nel brano “Flux”. La raccolta vuole dimostrare che anche in Italia la musica può aspirare a canoni e sonorità internazionali, in grado di essere apprezzati non soltanto all’interno dei confini nazionali ma anche da un pubblico europeo.

È disponibile su Spotify, iTunes e tutte le principali piattaforme streaming.

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In Italia non siamo troppo abituati ad operazioni di questo genere, nelle quali un gruppo di artisti legato ad un’etichetta realizza una compilation-manifesto di essa: com’è nato il progetto?
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Antonio: Tutto nasce dal fatto che in doubledoubleu siamo sostanzialmente amici. Arua, per esempio, l’autore dei primi due brani, presta la sua voce per i miei live già da alcuni anni. Abbiamo fondato l’etichetta insieme, siamo amici prima che soci.
Lo stesso è successo per Vito, l’ho conosciuto prima di sentire i suoi brani e così vale anche per tutti gli altri.
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Arua: Si, con Antonio abbiamo condiviso molto anche prima di questa esperienza. Condividiamo la visione della musica, a volte litighiamo perché è un rompipalle, insomma un rapporto umano prima che professionale.
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Dove è stata registrata?
Antonio: I brani di Arua e tutti i master sono stati registrati presso l’Orange Corner di Federico Altamura, nostro audio engineer di fiducia da anni che finalmente ha aperto un suo studio a Milano dove ci sentiamo come a casa.
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L’etichetta ha due anni di vita giusto? Se si dovesse ripercorrere le tappe di questa breve, ma intensa, attività, quali sarebbero?
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Arua: la prima tappa viene prima dell’etichetta, suonavamo insieme come white wallet e dopo 3-4 live i feedback erano incredibili. Si sono avvicinati a noi manager ed editori che ci hanno invogliato a sospendere per un attimo l’attività live (eravamo un po’ acerbi) per concentrarci sulla produzione in studio per poi uscire in grande stile.
Sono stati bei due anni, che ci hanno portato a lavorare con grandi professionisti come Peppe Petrelli nello studio di Roy Paci, e ad avere un LP e un EP per un totale di quasi 20 brani. Alla fine le cose non sono andate come dovevano, l’inesperienza ci ha portato a compiere degli errori e il progetto whitewallet è naufragato portando anche qualche strascico fortunatamente risolto.
Ci siamo presi qualche mese di pausa e quando ci siamo rivisti abbiamo pensato all’etichetta. White Wallet è stato abbreviato in WW e quindi in doubledoubleu. Possiamo dire alla fine che proprio da un fallimento è nato qualcosa di buono.
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Tu hai fondato l’etichetta che oggi, come dicevamo prima, conta un numero ragguardevole di artisti, artisti, passami la parola “di sostanza”: come avvengono le scelte di produrre o non produrre quel disco?
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Antonio: Avviene tutto per caso, che può sembrare poco professionale, ma è il mio (nostro) approccio alla musica. Incontriamo persone, al bar, ai concerti, alle serate, si parla, ci si piace, ci si trova in studio e nasce la musica. In alcuni casi ho lavorato su prodotti finiti ma spesso, come per vito, l’idea di lavorare insieme nasce da un rapport opersonale vero. Questo ci consente di essere coerenti e sinceri pur senza pianificare troppo la nostra attività.
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Ad oggi quale la scena nazionale elettronica, genere musicale latamente inteso, più attiva e interessante. Quella insomma da seguire? 
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Tutta la scena dei “torinesi” sta sfornando roba che va all’estero e ha successo. Senni, Mana, Still o i meno noti Bienoise, Petit Singe fanno parte di una scena che noi ammiriamo e a cui ci ispiriamo (in senso lato, non siamo troppo vicini musicalmente parlando in realtà).
Poi sicuramente la scena legata a tutto quell’immaginario più caldo capitanata da populous, di cui abbiamo un esponente pesante come Filoq in casa ha avuto la giusta affermazione. Insomma qualcosa si muove, rispetto a 10 anni fa la situazione della musica italiana, probabilmente grazie alle tecnologie digitali che hanno livellato la possibilità di accesso al mercato, è migliorata molto e noi ci buttiamo in questo calderone con tanto ottimismo.

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Tra i tanti artisti citiamo Arua, Vito Gatto e, gli ultimi arrivati in ordine di tempo, Szlug e FiloQ, facente parte  dell’Istituto Italiano di Cumbia: che cosa li lega? Perché, a conti fatti, sono molto diversi gli uni dagli altri, però qualcosa in comune debbono pur averlo no?
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Arua: siamo in primis noi ad esser molto vari negli ascolti e nelle produzioni, ad esser diversi tra di noi, ad ascoltare qualsiasi cosa. La nostra etichetta non poteva essere incoerente con questo nostro modo di fare. Quello che ci accomuna tutti, probabilmente, è l’amore per una certa “melodia”. Se ascolti bene, infatti, i nostri dischi sono molto diversi ma mantengono un fil rouge che li accomuna: hanno delle belle melodie che ti entrano in testa, qualcosa che nella musica degli anni 10 si sta anche un po’ perdendo, l’attenzione alle melodie, alla struttura dei brani, in favore di un mood, una cura dei timbri. Beh, noi pure curiamo i timbri ma ci piace pensare che la nostra musica possa essere bella anche suonata al piano o al flauto delle scuole medie.
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 State pensando di portare anche live questa compilation?
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Antonio: Vorremmo organizzare uno showcase in autunno a milano, riunendo tutti gli artisti dell’etichetta e festeggiando i primi risultati che negli ultimi mesi finalmente si cominciano a vedere. Questo è un progetto ambizioso che non si è ancora realizzato soprattutto perché io lavoro nel mondo degli eventi su altri mille fronti, il tempo a mia disposizione si esaurisce in fretta e finisco sempre per sacrificare le ore di sonno (come sta succedendo proprio ora per il somewhere festival, dove curo la scelta dei live e dove spesso i nostri artisti si esibiscono) Proprio per questo ti ho parlato dell’autunno, quando sarò un po’ più libero e mi dedicherò a questo sogno.
A parte questo, un pezzo di doubledoubleu già si esibisce assieme da 3 o 4 anni almeno, io e Arua, che insieme sul palco ci siamo tolti anche qualche bella soddisfazione calcando palchi di tutta Italia.
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In ambito più pop in Italia è Roma a dettare legge da qualche anno: ma nell’elettronica la capitale di tutto è ancora Milano? 
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Antonio: Io direi Torino molto più che Milano.
Milano è la capitale degli eventi, della promozione, è la città dove vendi i tuoi prodotti ma non ti lascia il tempo di fare musica. Sicuramente qui è dove puoi ascoltare tutti gli artisti, dove riesci a far venire anche quelli più piccoli che in provincia farebbero 15 paganti ma qui si riescono a ritagliare un proprio spazio, grazie ad un pubblico molto educato e curioso. Ma no, non è la capitale dell’elettronica. Non mi stancherò mai di dire che la musica nasce in provincia e io prima o poi ci tornerò qualche mese per lavorare al mio nuovo disco.

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