“Gli anni che restano”: una graphic novel sul valore dei ricordi

Nel 2017 è stato pubblicato un albo molto interessante da BAO Publishing: “Il tempo che resta”, opera prima di Brian Freschi e Davide Aurilia, è un ricordo in continuo divenire. Lo abbiamo voluto recuperare oggi, a distanza di un anno, per riflettere sul valore delle memoria. Tuttavia senza troppa nostalgia… 


_di Lorenza Carannante

A volte ritrovarsi non è semplice: basta anche solo una frase per fraintendersi e lasciare che l’amicizia di una vita diventi la lontananza più sofferta. Quella raccontata dalla coppia Freschi-Aurilia è la storia di Mauro e Antonio, prima due bambini e poi due uomini destinati a rincontrarsi solo al funerale di uno dei due. Una vita qualunque in una dimensione qualunque resa attraverso disegni acquerellati e all’espediente grafico della fotografia. Ma Antonio – nel presente del racconto – è morto. È quantificabile, a questo punto, il tempo che resta nel suo ricordo?

Mauro sarà spinto alla partenza verso i luoghi della loro giovinezza alla ricerca di risposte. Prima Milano e poi Bologna, dove i due hanno condiviso l’esperienza universitaria, il tutto perfettamente scandito nei ricordi a ritroso del protagonista. Ciò che più di tutto incuriosisce Mauro sono gli anni che Antonio ha trascorso senza che nessuno sapesse dove fosse: l’amico vuole indagare, ne sente il bisogno, e decide di farlo lasciandosi inondare dalle fotografie scattate da Antonio insieme e senza di lui. I luoghi sono sempre gli stessi: in particolare i porticati e via Zamboni, ad esempio, assolutamente riconoscibili. Poco alla volta tutte le vicissitudini del loro passato tornano a galla prendendo vita anche grazie all’aiuto di qualche amico lontano. Ma forse ricostruire intervalli di tempo non è sempre la soluzione migliore.

“Il tempo che resta” è un albo d’esordio singolare, caratterizzato da un’alternanza di giochi cromatici e una linea pulita, macchiata ogni tanto da sbavature acquose che contribuiscono alla preziosità stilistica. Grande importanza è data all’umanità di ciascun personaggio e in particolare Mauro, ancora coinvolto dal suo passato. La storia, nel suo distendersi lentamente, da che risultava essere nodosa nei continui richiami al passato, alla fine si scioglie anche dal punto di vista della palette di colori, maggiormente calda.

Nostalgico ma in modo ottimista, superando i preconcetti ingigantiti dal tempo per riuscire a rifugiarsi di nuovo in un bellissimo – e stavolta presente – ricordo.

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