“Le bambine salvate” dall’infanticidio nella mostra di Stefano Stranges alla Galleria Febo e Dafne

Nell’ambito della prima edizione del festival fotografico Fo.To, la galleria Febo e Dafne propone “Le bambine salvate”, progetto-reportage di Stefano Stranges già vincitore di due premi.

La mostra-reportage di Stefano Stranges Le Bambine Salvate arriva a Torino, alla galleria Febo e Dafne in occasione del progetto Fo.To Fotografi a Torino. Il progetto ha già ricevuto il premio Labirinti Fotografia, organizzato da Cooperativa Letteraria, e il premio Io Alzo lo Sguardo, assegnato dal Festival dei Diritti Umani in occasione del quale ha esposto alla Triennale di Milano.

Gli scatti sono stati possibili grazie al sostegno della ONG Terre des Hommes – Italia, che ha messo a disposizione di Stranges le Reception Homes nel Tamil Nadu (India). Qui il fotoreporter ha seguito le storie di bambine e ragazze vittime di violenza, ha visitato i centri e i villaggi da cui provengono e ha documentato i percorsi di reintegrazione lavorativa e sociale che la ONG mette in atto per loro.

Le bambine salvate (Idappadi, Tamil Nadu)

Reportage di Stefano Stranges – Testi di Federica Tourn

C’è una ragazza in un villaggio, nel cuore dell’India del sud, che prende appunti sui muri di casa: operazioni, scritte, numeri e frecce che si inseguono fino alla soluzione del problema. Harini ha diciannove anni e studia ingegneria civile; ogni mattina, dopo aver aiutato la madre in casa, fa un’ora di strada in bus per raggiungere l’università. Vive con i genitori in due stanze senza finestre costruite sul retro della bottega da barbiere del padre, ma nella piccola corte c’è anche un pezzo di terra dove il cane prende il sole contento e c’è spazio per sognare in grande.

Harini ha una figura sottile, i capelli intrecciati e un sorriso gentile che non nasconde il desiderio di diventare governatrice del distretto, un giorno: studiare, passare gli esami e superare i concorsi non è certo una cosa facile, soprattutto per chi proviene da una famiglia umile come la sua, ma lei non ha intenzione di farsi scoraggiare dalle difficoltà.

Forse non è un caso che sia devota a Narayani, una forma della dea madre, uno dei nomi con cui nell’induismo viene chiamata Durga, simbolo di forza indomabile e incarnazione della Shakti, l’energia creativa femminile. La parete della stanza dove dorme è completamente tappezzata di immagini di divinità compiacenti, su cui Harini poggia delicatamente il palmo delle mani. «Dio ci ha benedetti quando ci ha fatto cambiare idea e non ha permesso che la uccidessimo appena nata». Chokkamali, la madre di Harini, racconta in una frase il destino che si è capovolto all’improvviso, per volontà di un uomo sconosciuto che per cinque giorni di fila si è seduto davanti al padrone di casa e lo ha letteralmente pregato di risparmiare sua figlia.

Harini è una delle bambine salvate dal progetto “Poonthaleer” – che in lingua tamil significa “sbocciare” – inaugurato vent’anni fa da Terre des Hommes Core a Idappadi, nel distretto di Salem, Tamil Nadu, per fermare la pratica dell’infanticidio femminile.

Dal 1998 al 2009, grazie al sostegno di Terre des Hommes Italia, “Poonthaleer” ha riscattato 1.558 bambine dalla morte: di queste, il 90% è rimasto con la famiglia e il 10% è stato dato in adozione. Salvare una bambina significa anche operare per un cambiamento di mentalità, in un mondo ancora prevalentemente rurale, in cui l’organizzazione sociale è profondamente patriarcale.

«Crescere una femmina è come innaffiare la pianta del vicino», recita un detto popolare indiano. Le figlie infatti, una volta sposate, sono destinate a lasciare la casa dei genitori per quella del marito. La terza figlia, in particolare, come nel caso di Harini, è spesso condannata: troppe femmine da allevare, senza contare la dote per il matrimonio, vietata per legge dal 1961 ma di fatto ancora in vigore in tutto il paese. Se poi il quarto nato è una femmina, una superstizione popolare vuole che sia segno di sventura e debba quindi essere eliminata.

Nei villaggi intorno a Idappadi, dopo vent’anni l’infanticidio è stato ormai praticamente azzerato grazie all’azione di Terre des Hommes. Un successo raccontato attraverso i volti e le storie di Harini, Indhumathi, Jothika, Dhanalakshmi, Karthika, alcune di queste figlie indesiderate che oggi sono cresciute, hanno frequentato la scuola e sono determinate a concretizzare i loro sogni. E soprattutto sono convinte che non debbano più esserci discriminazioni di genere. O per usare le parole di Jothika, 17 anni: «i maschi e le femmine devono avere le stesse opportunità: se avrò una figlia la tratterò come una cosa preziosa».

“Le bambine salvate” è anche un reportage fotografico di Stefano Stranges, che ha vinto il contest #ioalzolosguardo organizzato dal Festival dei Diritti Umani. Realizzato grazie al sostegno di Terre des Hommes Italia, esposto alla Triennale di Milano dal 20 al 24 marzo 2018.

(Federica Tourn)

Stefano Stranges (Torino, 1978) è membro del collettivo fotogiornalistico Walkabout-ph. Laureato in Comunicazione Interculturale all’Università degli studi di Torino, nel gennaio 2012 frequenta il “Masterclass” dell’agenzia fotografica Magnum incentrato sulla fotografia reportagistica in zone di conflitto. Attualmente il suo lavoro si sta focalizzando sempre più nel campo documentaristico, con particolare interesse ai progetti sociali.

Dal 3 maggio al 16 giugno 2018
Inaugurazione giovedì 3 maggio dalle ore 18.00 alle 21.00

Galleria Febo e Dafne
Via Della Rocca 17 – 10123 Torino
feboedafne@gmail.com

Dal martedì al sabato:
mattino 10.30-13.00; pomeriggio 15.30-19.30

 

(ndr: testo tratto dal CS)

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