Daniel Pennac e Florence Cestac: un “amore esemplare” a fumetti

Durante la scorsa edizione del Napoli COMICON è stato presentato in anteprima, accompagnato dal relativo spettacolo teatrale, “Un Amour Exemplaire”, nuova prova a fumetti partorita dall’ormai celebre penna letteraria di Daniel Pennac, stavolta accompagnato dalla matita di Florence Cestac. Il fumetto, edito in Francia da Dargaud, in Italia è arrivato in occasione del Lucca Comics & Games 2017 grazie alla collana Feltrinelli Comics curata da Tito Faraci.

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di Lorenza Carannante
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Quando si sente nominare Daniel Pennac la mente vaga sempre in una direzione in cui a predominare sono immaginazione, ironia e quel sottilissimo senso di nostalgia tipico dei racconti parigini. Viene in mente Malaussène, la letteratura come un gioco da prendere molto seriamente e gli esempi più contemporanei, quale Journal d’un corps, diventato poi esperimento grafico grazie alla matita di Manu Larcenet. Pennac, da sempre legato alla casa editrice Feltrinelli, ha voluto coronare quest’appartenenza attraverso la pubblicazione di un albo intitolato Un amore esemplare, avvalendosi dello stile inconfondibile di Florence Cestac, tra i pionieri del fumetto francese.
La coppia di autori traspone su carta le fantasie infantili di un giovanissimo Pennac che, incantato dai coniugi suoi vicini, Jean e Germaine, si lascia trascinare da una curiosità che lo porterà da una semplice simpatia ad un’assidua frequentazione. Daniel è assolutamente attratto dall’amore vissuto dalla coppia che, da borghesi benestanti, vivono di ozio e libri, “semplicemente”. Il bambino, incuriosito soprattutto dalle voci sui due che circolavano in paese, decide di introdursi poco alla volta in casa loro adottando le scuse più disparate, per scoprire una realtà fatta di totale e indiscussa dedizione reciproca, di cui l’amore è vero e proprio collante.
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Stilisticamente, la matita di Florence Cestac è ormai famosa a livello internazionale: dal tratto decisamente cartoonesco, le sue figure sono caratterizzate da un naso formalmente uguale e dalla totale assenza di orecchie – perché l’autrice le odia, fatta eccezione unicamente per quelle ben visibili di Jean. La palette di colori è semplice e vivida, satura, e rimanda vagamente allo stile degli albori del fumetto francese, di cui la Cestac era protagonista indiscussa considerato che, tra le altre cose, negli anni ‘70 rilevò la prima fumetteria a Parigi – Futuropolis – nel tempo divenuta anche casa editrice.
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Anche la scrittura di Pennac è inconfondibile: avendo ormai raggiunto entrambi l’età matura della propria poetica e produzione artistica, è come se avessero dato vita ad un’opera che porta con sé i segni del tempo e degli anni che passano. I protagonisti quindi diventano non tanto Jean e Germaine, paradossalmente, ma i ricordi caotici che essi rappresentano. Esattamente come il racconto di un anziano (cosa che del resto è, dal momento che lo stesso Pennac è presente nell’albo in veste di narratore), la storia risulta essere in qualche punto lacunosa ma coadiuvata da un’ironia sottile e quasi amara. Per la casa editrice milanese si tratta di una sfida interessante che dà la sensazione di essere in ancora in divenire.
Credits foto di copertina: A. Carrara 

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