Monster Hunter World e l’epica della caccia (virtuale)

Quando è stato annunciato questo capitolo per Playstation 4 e Xbox One X (la versione pc dovrebbe uscire quest’autunno) durante lo scorso E3 c’è stata una vera e propria ovazione. Il titolo Capcom è stato infatti accolto con un grandissimo entusiasmo proprio perché la casa di produzione MH ha, fin dal primo capitolo, rappresentato qualcosa di prezioso e raro nel mercato videoludico. 


_di Mattia Nesto

“Spero che ritorni presto/ l’Era del Cinghiale Bianco/ Spero che ritorni presto/ l’Era del Cinghiale Bianco”: quando nel 1979 esce il nuovo album di Franco Battiato “L’era del cinghiale bianco” siamo pronti a scommettere che in pochi abbiano immediatamente colto il diretto, direttissimo riferimento ad un libro seminale per la storia del pensiero umano, soprattutto di quello religioso/scientifico. Stiamo parlando di “Simboli della Scienza Sacra”, il saggio di René Guénon, uscito originariamente nel 1962 ed oggi disponibile in una squillante edizione Adelphi (https://www.adelphi.it/libro/9788845901430 ). In questo libro René Guénon affronta, giustappunto, l’architettura dei simboli nelle civiltà antiche, con particolare attenzione per gli animali, come il cinghiale bianco, simbolo sacro per i Celti. Da qui si parte, in un viaggio lo sappiamo bene molto ambizioso e un po’ scavezzacollo tra Battiato e Guénon, per parlare di Monster Hunter World, il grande restar targato Capcom di una delle legacy più importanti ed amate da milioni di videogiocatori di tutto il mondo.

Come ha affermato il noto critic-youtuber Sabaku no Maiku (ecco il link https://www.youtube.com/watch?v=Dz_10-RjDa0 ) MH è, al contempo, una sfida e un’avventura per chi ama i videogiochi: un po’ perché, se si prendono come metro di paragone i giochi attuali, è uno dei titoli che più possono mettere in difficoltà il videogiocatore (anche se basta poco tempo per prenderci la mano e pure alla grande) e un po’ perché il giocatore ha tutto nelle proprie mani, con un menù (ulteriormente migliorato in questo capitolo) che dà la possibilità di utilizzare oggetti, combo e moveset efficacissimi.

Partendo dal presupposto che MHW, come del resto i precedenti, è di base un action-RPG single-player quello che veramente ha di nuovo questo titolo è l’essere, come mai prima d’ora, profondamente legato all’esperienza condivisa in rete ma, al tempo stesso, perfettamente godibile e fruibile in modalità singolo.

Infatti, attraverso la possibilità di creare veri e propri team di amici o conoscenti, si potrà dare la caccia a mostri e creature di dimensioni non soltanto colossali ma anche grandemente temibili, in modo più semplice rispetto ad un confronto uno-contro-uno. Il giocatore, per stanare i mostri, non soltanto si muoverà su mappe veramente ispirate a livello estetico, con la possibilità di “visitare” aree molto diverse le une dalle altre, dalla giungla a terreni desertici sino a paludi e zone montagnose, ma avrà a disposizione un set di armi, sedici in totale, ricercatissime e molto particolari (e che potranno essere ulteriormente potenziate, così come del resto le armature e tutti gli equipaggianti, grazie ai materiali raccolti direttamente durante le caccie ai mostri) e potrà contare sull’aiuto dei deliziosi Palico, sorta di gattoni antropomorfi che saranno aiutanti preziosi in battaglia.

In sintesi quindi Monster Hunter Wolrd è un gioco molto semplice: caccia mostri per avere equipaggiamenti più forti e performanti che ti daranno la possibilità di dare la caccia a mostri più potenti che ti daranno materiali migliori per build migliori in grado di fari scontrare con creature più possenti etc.

Tutto molto semplice vero? Ed è questo il bello: MHW è bello proprio perché semplice e diretto. Certo ha una storia di trama questo titolo ma che passa totalmente in secondo piano, pur non risultando brutta (o per lo meno di buon livello), proprio perché il gameplay regna sovrano. Un gameplay fatto non soltanto di capacità di creare da sé il proprio tipo di avventura e il proprio stile di caccia (a seconda dell’arma che si sceglierà si potrà scegliere di cacciare in modo “tank”, con martelloni colossali iper-possenti oppure andare “di fino”, con pugnali e lame corte in grado di sfruttare la velocità dei colpi). A tutto questo c’è la possibilità di aggiungervi gemme e status elementali, con armi di fuoco oppure che fanno danno veleno e utilizzare strumenti molto utili, come mantelli e indumenti in grado di annullare il proprio odore (quindi facendo calare la possibilità di farvi individuare dai mostri cogliendoli di sorpresa) oppure anche trappole e balestre stordenti.

I mostri poi, le creature che troverete e che dovrete cacciare, sono un vero e proprio trionfo per gli occhi, raggiungendo vette di ispirazione a livello estetico e di “irreale realismo” davvero rare al giorno d’oggi (con anche qualche ispirazione desunte, addirittura, dai bestiari medievali come ha rilevato questo bell’articolo https://www.eurogamer.it/articles/2018-03-02-cosa-ci-dicono-i-bestiari-medioevali-su-monster-hunter-world-articolo )

Tutto il mondo di MHW quindi è “al servizio” del giocatore, sia a livello estetico che performativo anche se, è giusto ribadirlo, MHW non è un titolo facile. È un titolo che va giocato e rigiocato e che annoia mai perché, attraverso sub-quest e eventi di caccia (come quello dei prossimi giorni legato al mondo di Devil May Cry o quelli ispirati a Horizon Zero Dawn). E poi diciamolo: poche cose danno più soddisfazione di abbattere con le proprie mani un mostro colossale che quando passa fa letteralmente tremare il suolo sotto le sue zampe. E il bello è che lo si può fare anche se si è contro la caccia: non si fa male a nessuno ma la soddisfazione è grandissima!

Insomma le speranze di Battiato sono finalmente state esaudite: l’era del grande cinghiale bianco anzi delle grandi creature è finalmente tornata. Ed è ora di mettersi a caccia in un mondo mai così palpitante e lussureggiante: che Orione e tutta la stregua degli antichi cacciatori sia con noi!

Comments