Il “Leone” dello street artist Woc allo Spazio Buonasera

Il giovane graffittaro torinese, con un intervento specifico, realizza un affresco sociale sulla nascita di Leone, figlio di una delle coppie più glamour del panorama italiano… 


_di Alessio Moitre

Come ci sta educando il piccolo, futuro signor Leone Lucia Ferragni? Il nome da me appena citato è di un pargolo di poche settimane di vita ma approdato in prestezza sulle piattaforme social, in modo particolare di Instagram. A sua insaputa, certamente, ma non dei genitori, Chiara Ferragni, fashion blogger e Fedez (all’anagrafe Federico Leonardo Lucia) rapper e produttore discografico, forniti di un adeguato staff per la comunicazione pronto a diffondere le novità della coppia. Un figlio è di norma una lieta notizia ma per due vip diventa anche fonte di visibilità tramutabile, come in questo caso, in milioni di visualizzazioni e commenti.

Proprio dai primi vagiti del rampollo mediatico, parte l’esperienza artistica di Woc (Torino, 1995), con un allestimento specifico nella sua prima personale presso lo Spazio Buonasera. Due immagini, prese fra le molte presenti sui social, sono riprodotte con la modalità del graffito con l’ausilio della bomboletta.

Su due pareti, appaiono le immagini della coppia felice con la presenza di Leone tra le braccia della madre, stesa ancora nel letto e un secondo scatto del giorno successivo, riprodotto fedelmente in tutta la sua velleitaria bontà, raffigurante un personaggio dei cartoni animati. La diffusione di tali orpelli della nostra società è cosa nota anche in altre epoche, certo con tecniche differenti. Semmai la massiccia diffusione attuale porta le giovani generazioni di creativi ad interrogarsi sulle venefiche conseguenze che possono avere a livello di massa.

Il risultato è un’esposizione di buoni intenti e di spunti intellettuali interessanti che nel comunicato stampa, redatto dalla curatrice Carolina Gestri, ha il solo difetto di sovrastare, senza volontà, il risultato di Woc, ancora troppo giovane per essere definito “artista” ma a suo agio nel mare invisibile della rete.

La stessa che crea personaggi a ritmo incessante per necessità di sentire la novità come fatto essenziale delle giornate, in uno sviluppo che anche il filosofo Charles Fourier (citato nel cs insieme al suo testo “Il nuovo mondo amoroso”, riapparso in Francia alla fine degli anni sessanta dopo cento e più anni di ostracismo) sosteneva essere pernicioso per l’umanità stessa anche se, forse, risultò peggio il suo tentativo, seguito in taluni casi, di creare comunità diverse, indipendenti e secondo regole di condivisione, portando i soggetti interessati a ben poca fortuna sociale.

Nel tempo della nuova ricerca della purezza (espiando prima, se necessario): corporale, morale, intellettuale, religiosa, fisica con il rischio paventato da studiosi e osservatori, di un fondamentalismo passatista, è ben logico che esposizioni di questo tipo siano da considerarsi significative.

Ragione ulteriore me lo fornisce la curatrice del progetto con un suo secondo scritto, questa volta presente su Kabul Magazine dal titolo “La morte dell’eroe come conseguenza della cultura di massa e delle psicosi collettive”. Personaggio utile l’eroe, mai cercato a parole ma fonte di soluzioni illimitate per merito, sovente, di poteri fuori dalla sfera umana. Ma forse lui si è defilato da tempo concedendoci un suo sostituto da celebrare, come si può fare per una statua, un’immagine. Un soggetto meno irraggiungibile e dunque più simile alle nostre future mire che si sono rattrappite di portata.

Persino il nome Leone, degno di Papi e Imperatori, battezza future, possibili, star, che si troveranno a fare i conti con un’aura d’importanza dettata dal loro grado di accessibilità, necessaria per imporre come forma d’educazione diffusa, i nuovi valori. Dunque la nuova generazione appena nata, che nel testo di approfondimento alla mostra, per comodità di comprensione viene chiamata Z, avrà da insegnare e nonostante la mia domanda iniziale, io, figlio del gruppo Y, della metà degli anni Ottanta, non so darmi una risposta. Lascio al lettore le conclusioni alla mia suggestione.

L’esposizione rimarrà in essere sino al 30 aprile.

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