[REPORT] Tanti piccoli cuori infranti per Norah Jones

Elegante e raffinata, la cantautrice e polistrumentista di Brooklyn incanta la platea di un Teatro Colosseo completamente sold out.

_di Edoardo D’Amato

La carriera di Norah Jones non è certo stata lineare: nel corso di questi quindici anni l’artista americana ha voluto sempre sperimentare, non sempre riuscendo però a trovare la formula giusta. Ma andiamo con ordine: il suo disco d’esordio “Come Away With Me” del 2002 aveva spiazzato tutti: il mercato discografico (c’è voluto “21” di Adele per superarlo come album più venduto del nuovo millennio), il pubblico (ammaliato non solo dai suoi pezzi – indubbiamente ben fatti – e della sua incredibile voce, ma anche da quel suo visino così dolce e intrigante) e la critica (vinse cinque grammy, tra cui “Album of the Year” e “Song of the Year” per “Don’t Know Why”).

Insomma, un esordio col botto a cui sono seguiti dischi che hanno provato a replicare quella magia senza riuscirci (l’ultimo “Day Breaks”), altri con cui invece Norah ha cambiato registro (l’interessante “…Little Broken Hearts”) e altri ancora in cui ha mostrato di avere le idee non molo chiare (“Foreverly”, il quanto meno improbabile duetto di cover dei The Everly Brothers realizzato con Billie Joe Armstrong dei Green Day).

Al netto di tutto ciò, al netto del fatto che Norah Jones è un artista dalle capacità straordinarie (vocali e strumentali in primis) ma sulla cui originalità e creatività qualcosa da appuntare ci sarebbe (e l’ultimo lavoro sembra testimoniarlo), ebbene, come suona dal vivo? Si presenta in formazione jazz classica, ovvero batteria, basso/contrabbasso e lei al piano. Mancano i fiati, ma l’assenza non si nota. La scena se la prende quasi totalmente lei nonostante il phisique du role di Chris Thomas, che più che suonare sembra abbracciare il suo contrabbasso. Ha un’incredibile tecnica vocale e musicale, oltre ad uno charme pazzesco, un magnetismo che ti attrae non appena mette piede sul palco, e non ti molla più.

Una voce fantastica e una capacità musicale invidiabile: sono questi i punti forti di Norah Jones.

La cornice del Teatro Colosseo è poi perfetta per un trio che in 90 minuti ripercorre una discografia che – pur essendo non priva di passi falsi – sciorina una hit dietro l’altra. Dalla succitata “Don’t Know Why” alla sempre bellissima “Sunrise”, non puoi far altro che stare lì ad ammirarla.

Certamente non provvista delle doti compositive e creative di una Erykah Badu ad esempio (ma stiamo proprio parlando di due mondi diversi), Norah Jones sa essere fascinosa nella sua essenza classica: anche live sembra aver abbandonato i tentativi di sperimentazione, preferendo puntare alla soglia dei suoi quarant’anni su una formula collaudata. Su un suono pulito, lindo e che riesce per un’ora e mezza a riconciliarti col mondo. E non è poco.

Norah Jones suonerà in Italia per altre due date estive organizzate da D’Alessandro e Galli. Per tutte le info clicca qui.

 

Foto in copertina e nell’articolo a cura di Franco Rodi

Comments