Le mostre da vedere a Torino ad aprile

Cosa non perdersi della programmazione artistica tra musei e gallerie della città, mostre appena inaugurate o in scadenza.

_di Miriam Corona

“Tempo Reale” di Enrico Iuliano alla Riccardo Costantini Contemporary

Fino al 14.4.18

Inaugurata il 15.3, una serie di nuovi lavori site-specific fra scultura e installazione con cui l’artista si interroga sui significati di spazio, materia, tempo e linguaggio. A completamento della mostra presso Riccardo Costantini Contemporary, una grande installazione dal titolo “Tempo Irreale” è visibile in concomitanza presso la Cavallerizza Reale, nell’ambito della rassegna Grandi Progetti Leggeri. L’opera, realizzata in collaborazione con Marco Albeltaro, occupa completamente la manica lunga del quarto piano della struttura e sarà visitabile fino al 21.4.

“Proibitissimo!” di Irene Dionisio al PAV

Fino al 15.4

Il progetto inedito, curato da Viola Invernizzi, è una videoinstallazione della pluripremiata regista (e direttrice del Lovers Film Festival che si terrà a Torino dal 20 al 24 aprile) Irene Dionisio che affronta il tema della censura nel mondo cinematografico dal 1951 al 1998. Le parti mancanti sono state riscritte e reintepretate tramite un progetto formativo che ha coinvolto i giovani  e raccolte in “Il mio unico crimine è vedere chiaro nella notte”. Il lavoro non si concluderà al PAV, bensì proseguirà nel tempo (e in varie tappe) analizzando tutti gli aspetti della censura.

“Schifano Forever” alla Galleria In Arco

Fino al 20.4

Un nuovo progetto dedicato all’artista della scuola di Piazza del Popolo, rilevante ora più che mai nell’anniversario del ‘68, all’insegna del colore. Visitabile alla Galleria In Arco in P.zza Vittorio Veneto 3 fino al 20.4.

 

“Her/Herr” di Cristina Gardumi alla Burning Giraffe Art Gallery

Fino al 21.4

L’artista multidisciplinare affronta i temi della sessualità e di genere con uno sguardo infantile, attraverso l’intervento su foto d’epoca e toni caffè su tela e carta. Espediente sono le teste di animali, che compaiono come un leitmotiv nelle opere con protagonista la comunicazione e l’interazione di questi ibridi, in tutte le sue forme: una maschera che permette di potersi esprimere più sinceramente. L’ambiguità di genere risiede nel titolo stesso – “her” nel significato di “lei” in inglese, e “herr” come “signore” in tedesco. Il percorso della mostra si conclude con l’installazione interattiva, che occupa il centro della seconda sala espositiva, costituita da un trompe-l’oeil da letto in stoffa, ovvero un copriletto (che ciclicamente verrà cambiato) su cui il pubblico potrà sdraiarsi e farsi un selfie con il personaggio o i personaggi dipinti e calarsi finalmente in una delle messe in scena dell’artista.

“Astonishing alterations for the anterograde amnesic” di Peter Mohall alla Luce Gallery

Alla Luce Gallery tre serie dell’artista svedese: una di dipinti chiamata Brushstrokes, in cui i molteplici interventi di pennellate quasi identiche tra loro fanno da richiamo alla pittura digitale attraverso la quale si può controllare il gesto ma solo con un numero limitato di strumenti; Flat Gradient Painting è costituita da circa 10-12 sottili strati di pittura ad olio alternati alla cera, che, fatta sciogliere, fa emergere lo strato sottostante di colore, e così via, anche questo un chiaro riferimento ai metodi della produzione digitale in cui spesso si lavora “cancellando”, ora creato nel modo analogico; infine, Ab-x è una serie di sculture realizzate tramite l’assemblaggio delle varie componenti che compongono gli attrezzi per l’allenamento degli addominali, come quelli acquistati tramite le pubblicità in TV. Richiamando l’espressionisimo astratto, avviene un parallelismo tra le forme d’acciaio che rimandano alla pittura astratta e al pennello come estensione del braccio.

“Aldo Ferrara solo show” alla Giorgio Persano

Un’esposizione delle sculture delll’artista, scomparso nel 2017, realizzate in collaborazione con la galleria dagli anni ‘80 ad oggi. Un omaggio alla carriera di Ferrara attraverso le sue opere più significative, “capaci di futuro”, realizzate in legno e ferro. Forme agli antipodi, da volumi imponenti a sottili estrapolazioni di materia, che indagano il significato di spazialità a livello concettuale.

“Filippo De Pisis – Eclettico conoisseur fra pittura, musica e poesia” al Museo Ettore Fico

Un artista a tutto tondo che ha saputo sintetizzare le conoscenze assorbite da svariati mondi; l’amore per la storia dell’arte sfocia nella passione per il collezionismo e le antichità, fino a trovare le proprie radici nella pittura francese e nel naturalismo. Il suo segno libero ed espressivo rimane tutt’ora una firma indelebile sulle 150 opere tra dipinti e disegni in mostra attualmente, che ripercorrono le tappe fondamentali della carriera dell’artista.

“Mono” di Ettore Pinelli alla Fusion Art Gallery

L’artista siciliano sviluppa il progetto intorno ad un’unica immagine, attraverso una ricerca e uno sperimentalismo costanti, che viene ripetuta ossessivamente. Lo spettatore si scontra con questo vortice seriale, che non ha inizio né fine, e si interroga sui limiti della riproducibilità che, in questo caso, sembra voglia andare ben oltre il pensiero teorizzato da Benjamin a riguardo. Una rivincita aggressiva dell’immagine contemporanea che ne implica la distruzione o la valorizzazione?

“Leo Gilardi – Trial of fire” alla Galleria Moitre

L’opera di Leo Gilardi è un ricordo: grazie all’astrazione del digitale entriamo a far parte di un momento vissuto dall’artista all’inizio della sua adolescenza che viene riportato a noi attraverso un’esperienza sinestetica. La fotografia si trasforma in scultura, arti di carta si tendono verso di noi, al di fuori delle proiezioni del video mapping che anima le pareti. Un’unica grande composizione della memoria dell’artista, espressione di un avvenimento che ha segnato in particolare la sua esistenza ma che è, allo stesso modo, un tassello della storia e della cronaca del nostro paese: i giorni del G8 di Genova del 2001.

Leo Gilardi – Trial of fire

 

“Paolo Bini – Painting day after day” alla Alberto Peola Artecontemporanea

Fino al 24.4

La prima personale di Paolo Bini, curata da Luca Beatrice, esponente della pittura contemporanea under 40. Il titolo della mostra si riferisce alla condizione esistenziale di Bini e della sua pittura, intesa come disciplina la cui pratica si mescola al talento e all’istinto. Lavori che colpiscono per l’abile intesa di colori, elemento imprescindibile, e per la resa vivida di una luce calda e intensa come quella della sua seconda casa, il Sudafrica.

“Shot to Fame – Alison Jackson” alla Raffello De Chirico Art gallery

Fino al 28.4

L’indagine del confine tra finzione e realtà nelle fotografie dell’irriverente Alison Jackson, che ricrea situazioni simulate nello stile della foto paparazzata, con i sosia di celeberrimi personaggi al centro delle storie più chiaccherate della storia, dalla famiglia reale, all’affair tra la Monroe e Kennedy a Donald Trump, che posa insieme a un gruppo di membri del Ku Klux Klan. Un’accattivante ricerca sullo svilimento attuale dell’immagine mediatica come icona narcisista, condita da un’abbondante (e giusta) quantità di satira.

“Jason Dodge solo show” alla Galleria Franco Noero

Fino al 5.5

Ventidue sculture che si muovono come costellazioni negli spazi di via Mottalciata e un’installazione pensata appositamente per la sede storica in Piazza Carignano. Jason Dodge, classe 1969, analizza tramite delle “sculture-macchine” l’assenza, la distanza e la percezione visuale: “l I suoi lavori non sono pensati per essere decifrati, piuttosto sono essi stessi macchine per decifrare”. Molte delle sculture, create con oggetti esistenti, lasciano una libera interpretazione tra le possibili combinazioni che possono avvenire tra di esse. L’installazione site-specific è composta da detriti raccolti in tutto il mondole cose che ci cadono di dosso mentre siamo impegnati a vivere”. Così siamo posti di fronte a oggetti appartenenti a luoghi e tempi a noi sconosciuti, interrogati a valutarne e, eventualmente, a validarne il valore.

“Il rumore del tempo” di Natale Zoppis alla Weber&Weber

Fino al 12.5

L’artista, classe 1952, utilizza la polvere su lastre di vetro per poi scansionarle e volgerle in negativo: il risultato sono delle finestre oscure su dei nebulosi cieli stellati. Natale Zoppis, di formazione fotografica, usa svariati media che non si limitano allo strumento fotografico, segno di una ricerca che supera quei confini con l’utilizzo di materiali diversi e attraverso la componente casuale. Così si scava attraverso l’identità e la memoria del tempo, fino a sfiorare il concetto di infinito.

“L’occhio magico di Carlo Mollino – Fotografie 1934 – 1973” a Camera

Fino al 13.5

A cura di Francesco Zanot, l’esposizione ripercorre la produzione fotografica di Carlo Mollino, maggiormente conosciuto per la sua attività di architetto. Il percorso si snoda attraverso 500 fotografie dell’Archivio del Politecnico di Torino e ricopre un ruolo ambivalente: quello di documentazione a scopo archivistico del lavoro svolto da Mollino e come mezzo espressivo artistico, dal quale trae la passione grazie al padre. La profonda consapevolezza di Mollino della fotografia come connubio tra tradizione e sperimentazione lo porta alla pubblicazione del volume “Il messaggio dalla camera oscura” pubblicato nel 1949. Il materiale in mostra, in gran parte anche inedito, proviene dalle collezioni del Fondo Carlo Mollino, Archivi della Biblioteca “Roberto Gabetti”, Politecnico di Torino.

Fino al 19.5

“Motus Naturalis” di Manuele Cerutti alla Guido Costa Projects

Una mostra che ha richiesto quasi due anni di lavoro, sperimentando l’espressione di un concetto attraverso i limiti che la pittura impone. Inusuale per i lavori passati dell’artista, una grande tela che pone al centro la ricerca effettuata, “Motus Naturalis”. Nonostante comprenda aspetti già visitati dall’artista, come i cromatismi crepuscolari e i precari equilibri della pietas degli oggetti, essa è densa di mistero e ci riporta a indagare il mondo più ampio che certamente è presente ma che non ci è dato vedere.

“Daniel Mullen – In search of higher worlds” alla Privateview Gallery

Applicando la pittura con del nastro adesivo alla tela, Mullen realizza immagini sovrapposte su livelli, ampliando i confini della percezione. Partendo dall’interesse per il concetto di “monolito” e delle rappresentazioni architettoniche di autorità e percezione, l’artista si è occupato a lungo del potere visuale, dell’intensità della profondità e della luce quando entrano in contatto con una superficie piana. Egli non fa uso di strumenti digitali, in quanto artigiano devoto, eppure riesce comunque a dare l’impressione di riproducibilità, concetto da evidenziare nell’era del consumismo di massa.

“So as to find the strength to see” di Fatma Bucak alla Fondazione Merz

Fino al 20.5

La prima grande mostra inedita dell’artista multidisciplinare pensata per gli spazi della Fondazione Merz. Di origini turche, Bucak affronta i temi sociali quali la violenza di stato, le questioni di genere, la censura e la repressione, tratti dall’esperienza personale di appartenenza a una minoranza curda in Turchia. Installazioni evocative e sensoriali che ripercorrono l’esperienza dell’artista, soprattutto attraverso il suono; opere che evitano inutili cripticismi ma colpiscono al cuore del significato sociale a loro attribuito.

“Perfumum” a Palazzo Madama

Fino al 21.5

Un racconto sull’evoluzione e la pluralità dei significati del profumo dall’Antichità greca e romana al Novecento, visto attraverso più di duecento oggetti esposti, tra oreficerie, vetri, porcellane, affiches e trattati scientificiL’esposizione, curata da Cristina Maritano, presenta oggetti appartenenti alle collezioni di Palazzo Madama e numerosi prestiti provenienti da musei e istituzioni torinesi: il desiderio di trattenere i profumi, conservarli e di godere della loro fragranza accompagna la storia dell’uomo dall’antichità a oggi.

“Giorgio De Chirico” al Castello di Rivoli

Fino al 27.5

La mostra del pittore metafisico a cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria presenta per la prima volta al Castello di Rivoli un selezionato nucleo di capolavori di Giorgio de Chirico provenienti dalla collezione di Francesco Federico Cerruti, offrendo così alla fruizione pubblica opere sino a ora celate nella Villa Cerruti di Rivoli, dimora voluta dall’imprenditore torinese negli anni sessanta ad uso esclusivo della propria collezione privata. La mostra ne indaga la ricca eredità intellettuale presentando i suoi quadri in relazione con alcune tra le maggiori opere di arte contemporanea della collezione permanente del Museo.

“Frammenti di un bestiario amoroso” di Marilaide Ghigliano alla Galleria Sabauda

Il percorso presenta alcuni lavori di Marilaide Ghigliano, fotoreporter particolarmente attenta ai sentimenti, qui incentrati sull’importanza degli animali nella vita dell’uomo e sul legame affettivo che ne scaturisce, tema particolarmente attuale ma documentato nelle arti figurative sin dai tempi più antichi. L’esposizione presenta quarantasei fotografie scattate dal 1974 al 2010 in diversi paesi dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa, immagini che hanno per protagonisti, assieme alle persone, cani, gatti, asini, oche, colombe, cavalli, mucche. I soggetti, dai quali la fotografa sembra ogni volta sorpresa e conquistata, sono catturati dal teleobiettivo con discrezione, senza messa in posa.

Fino al 29.5

Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo:

1.”Anche le statue muoiono – Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo”

Dalla collaborazione tra il Museo Egizio, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, i Musei Reali e il Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino (CRAST) nasce un progetto espositivo che invita alla riflessione sull’importanza del patrimonio culturale, creando un filo capace di unire tre prestigiose sedi espositive (Museo Egizio, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Musei Reali) e i reperti del passato con opere contemporanee. La mostra sollecita l’urgenza di alcune domande: qual è il ruolo di un patrimonio storico-artistico nei processi di costruzione dell’identità culturale di un popolo? Quali sono gli effetti di una devastazione così estrema sul senso di appartenenza, sull’idea di tradizione e condivisione, sulla possibilità di concepirsi come un insieme? Su quali basi si può costruire un futuro, se le tracce del proprio passato sono state sistematicamente obliterate? Come si può concepire un’idea di riparazione, di riconciliazione? L’esposizione tenta di rispondere a queste domande attraverso il dialogo tra reperti antichi e opere di artisti contemporanei, molti dei quali originari di Paesi in cui i conflitti hanno messo a rischio e talvolta distrutto il patrimonio, come, a titolo esemplificativo Iraq, Iran e Libano.

La mostra diffusa è presente anche al Museo Egizio e alla Galleria Sabauda, entrambe visibili fino al 9/9.

2. “Nuove immagini dell’antico: la fotografia dell’Ottocento in Italia”

La selezione proposta in mostra annovera molti dei fotografi più importanti attivi nella seconda metà dell’Ottocento. Un viaggio per immagini nell’Italia del Grand Tour, dal clima mite e ricco di meravigliose bellezze che artisti e intellettuali di tutta Europa bramavano visitare, tanto da sceglierlo, in molti casi, come loro nuova residenza, per celebrarne monumenti storici e natura incontaminata.

 3. “Today, tomorrow and the day after tomorrow” alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

Composta da quattro opere realizzate sull’isola di Samos, l’installazione restituisce in immagini la vita all’interno e all’esterno di uno degli hotspot dove ormai da anni giacciono i profughi mediorientali in fuga da Siria, Afghanistan, Iraq, Pakistan, Palestina, Kurdistan etc… , in attesa di essere trasferiti sulla terraferma e ricollocati in altri centri permanenti di accoglienza.

“I tesori esotici del duca: selezione di opere orientali dal Castello di Agliè” al MAO

Fino al 29.5

Al Castello Ducale di Aglié è custodita una consistente collezione di oggetti provenienti principalmente da Cina, Giappone e Thailandia, raccolti per la gran parte da Tomaso di Savoia duca di Genova. Gli oggetti portati ad Aglié appaiono come un insieme di doni diplomatici e di acquisti episodici. Seguendo le tappe del suo viaggio si possono collegare le soste con alcuni oggetti, come la ceramica che risulterebbe parte della famosa torre di porcellana di Nanchino, o le lacche giapponesi acquistate grazie alla cortesia di un principe della famiglia imperiale che, per ovviare a una giornata di pioggia, avrebbe fatto venire dei mercanti durante una sosta a Nara.

“Social Facts” di Susan Hiller alle OGR

Fino al 24.6

Il titolo nasce da un’espressione che l’artista usa spesso per descrivere i materiali su cui basa il proprio lavoro, cioè gli artefatti culturali della nostra società. Hiller percorre i confini tra ordinario e straordinario, credibile e incredibile, razionale e irrazionale, ma non li traccia mai. È al pubblico che spetta il compito di affrontare le contraddizioni dei nostri sistemi di valori e orientarsi secondo le proprie convinzioni – una condizione contemporanea sempre più frequente, ora che le notizie possono essere “false”, i fatti possono essere “alternativi”, e la comunicazione viaggia attraverso le “bolle” individuali o collettive dei social media.

“Metamorphosis – Let everything happen to you” al Castello di Rivoli

Allestita nella Manica Lunga del Castello di Rivoli, la mostra Metamorfosi – Lasciate che tutto vi accada, a cura di Chus Martínez, esplora l’esperienza della metamorfosi nell’arte attraverso le opere di alcuni fra i più promettenti artisti internazionali. Le opere degli artisti fatte di installazioni, sculture, azioni performative, dipinti e video invitano l’osservatore alla percezione di ciò che va al di là della parola umana e può esprimersi solo nella natura, nella sua tensione metamorfica che è principio del vivente, in quell’idioletto segreto che solo la creazione artistica può condividere. Metamorfosi che non è semplice cambiamento ma è passaggio, allontanamento da sé, movimento che coincide con il respiro della natura, che con la sua presenza intramata di suoni rinvia al transitorio e a cui l’arte può dare voce.

“Renato Guttuso – l’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ‘68” alla GAM

La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino dedica una importante e mirata esposizione alla pittura di Renato Guttuso (Bagheria, Palermo 1911 – Roma 1987), presenza di forte rilievo nella storia dell’arte italiana del Novecento e figura nodale nel dibattito concernente i rapporti tra arte e società che, nel secondo dopoguerra, ha significativamente accompagnato un ampio tratto del suo cammino. A poco più di cinquant’anni dalla pubblicazione dell’articolo e nella ricorrenza del cinquantenario del ‘68, la GAM di Torino si propone di riconsiderare il rapporto tra politica e cultura, attraverso una mostra dedicata all’esperienza dell’artista siciliano, raccogliendo alcune delle sue opere maggiori di soggetto politico e civile.

“Frank Lloyd Wright between Usa and Italy” alla Pinacoteca Agnelli

Fino all’1.7

La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli presenta “Frank Lloyd Wright tra America e Italia”, a cura di Jennifer Gray. Attraverso fotografie, oggetti, cataloghi, litografie e disegni originali, la mostra esplora il pensiero di Wright in merito all’architettura organica a partire dal suo primo soggiorno in Italia nel 1910 fino alla sua ultima visita nel 1951, portando l’accento sul suo coinvolgimento nel dibattito architettonico, urbanistico e paesaggistico italiano. Il percorso si sviluppa attraverso alcune sezioni che esplorano le differenti tipologie di edificio – case, musei, uffici e grattacieli – dove opere iconiche come Fallingwater e il Guggenheim Museum di New York sono presentate insieme a progetti meno noti.

“Sebastiao Salgado – GENESI” alla Venaria Reale

Fino al 16.9

Genesi è l’ultimo grande lavoro di Sebastião Salgado, il più importante fotografo documentario del nostro tempo. È un progetto iniziato nel 2003 e durato 10 anni, un canto d’amore per la terra e un monito per gli uomini. Oltre 200 eccezionali immagini compongono un itinerario fotografico in un bianco e nero di grande incanto, raccontano la rara bellezza del patrimonio unico e prezioso di cui disponiamo, il nostro pianeta, con sguardo straordinario ed emozionante sui luoghi che vanno dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea ai ghiacciai dell’Antartide, dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia. Uno sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia. Un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro.