Pinelli, Cerutti, Peola: tre mostre pittoriche da vedere a Torino

La pittura al centro di quest’inizio di bella stagione sabauda: tre esposizioni galleristiche da gustarsi, facendo attenzione ad analogie e differenze tra le proposte. 

Delle varie esposizioni da galleria privata, tre possono rappresentare un’ipotetica passeggiata da turineis.

Potremmo immaginarci di aver preso Piazza Peyron come riferimento di partenza. Fusion Art Gallery presenta l’esposizione personale del modicano Ettore Pinelli,(titolo: “Mono”), pittore classe 1984 già illuminato dal recente Premio Cairo 2017 e interessato da un buon numero di mostre di livello superno, si pensi alla senese collettiva presso SpazioSiena dal titolo “Sulla Pittura”.
Si dovrebbe forse partire dalla città toscana per comprendere come l’allestimento torinese abbia l’aspetto dell’analisi cromologica (intendo una logica e l’effetto del colore) da sempre cercata da Pinelli. È una faccenda assai complessa ma che per uno nato nella provincia ragusana (realtà benedetta da importanti uomini e intellettuali di fine ragionamento) è a mio giudizio una sfida ovvia. Di certo nell’esposizione della Fusion non mancano notazioni. L’allestimento è pulito, la scelta è di lasciar riposare i chiodi e di affidarsi a dei piani per mostrare i dipinti, appoggiandoli. Almeno per la maggioranza. L’effetto favorisce la visione degli elementi di allestimento nell’epoca in cui la loro sparizione pare un fatto accettato.

Il percorso si affaccia su una pittura di certo ragionata, dove la figurazione rimane in secondo piano senza eccedere, appena scrutata dall’osservatore. È uno studio attento che può avere l’unico difetto di tramutarsi in micragnoso nel caso il pittore non riuscisse, ma è questione futura, a frenare l’istinto ad inoltrarsi nel fitto delle pennellate perdendo di vista la comprensione dell’opera, facendo diventare il procedimento un piacere privato. Ho avuto modo di partecipare al vernissage, constatando un buon ambiente e un attenzione per il dettaglio vicino alle sensibilità degli importanti eventi museali. Sia nella disposizione che negli echi pittorici. Bene.

Fusion Art Gallery

Ettore Pinelli, “Mono”

Fino al 21 aprile

www.fusioartgallery.net

 

Allungando il passo potremmo arrivare nella zona centrale torinese, da Guido Costa Project l’esposizione “Motus Naturalis” presenta le opere nella prima personale presso lo spazio di Via Mazzini 24, di Manuele Cerutti (Torino, 1976). Ed è una questione che potrebbe essere presa partendo da una teca, all’interno bozzetti, prove, tecniche varie e alcune opere pittoriche di piccole dimensioni, concluse.
I lavori mostrano il procedimento dell’artista nella creazione o più che altro, nella comprensione del soggetto da riportare sulla grande tela che domina il campo visivo dello spazio, battezzata con il nome stesso dell’esposizione, a cui ovviamente regala il titolo. Necessario è il passaggio ottico del fruitore tra l’abbozzo e il pezzo finito, in un un rimbalzo che sulle prime appare sfiancante ma che poi si apre alla compulsazione degli oggetti come fossero parti di un testo. È una storia fatta di tempo, riprova è il progetto web
www.in-studio.net, dove una puntata è dedicata proprio all’artista torinese, che come altri interpellati, parla del suo luogo di lavoro. Suggerisco, senza pretese, di affacciarsi prima alla sua visione e poi di affrontare la personale in galleria. Verrà più semplice osservare i piccoli oggetti che nelle tavole di modeste dimensioni, come anche di spessore minimo, mostrano la loro dignità d’esistere. Nel quadro grande come nei piccoli, la pennellata è viva, effettivamente riscontrabile e mi è parso di poter ricevere una sensazione di intima partecipazione da parte del creativo nelle pieghe o nelle disposizione dei soggetti ritratti. Eppure. Eppure (bis!) qualcosa si affievolisce nella dimensionalità inusuale della tela maggiore, cosa che non avviene per i bozzetti, dove invece si è rapiti dall’artista al lavoro, dalla successione dei manufatti ripresi con una tecnica indubbiamente educata ed allenata da parte di Cerutti.

“Motus naturalis”, nel comunicato, è un lavoro che si rifà ai frammenti oscuri di Empedocle “in cui il filosofo, raccontando del mondo delle origini antecedente alla comparsa dei corpi, parla di membra sparse, di teste, gambe, mani, inconsapevoli del loro essere frammenti…”. I piedi, nella loro disposizione e predisposizione pittorica, mi hanno portato verso Jacques Louis-David, balzato in testa come un genietto nascosto dietro alle frasche. Subito mi è parso, nel mio bagaglio culturale, un aggancio significativo. Ma non vi è nessuna logica che l’artista vi si sia accostato. Ogni spettatore, d’altronde, affronta le immagini con le armi che possiede. Mi ha invece colpito diversamente un piccolissimo lavoro posto sopra la teca. Il soggetto in primo piano, di un blu netto e velato, mi pare, di rosaceo, ha avuto una tale personalità da mantenerci in dialogo fitto per vari minuti. Nella crepuscolarità della sala, è stato come un giovane sfrontato e disinibito.

Guido Costa Projects

Manuele Cerutti, “Motus Naturalis”

Fino al 15 maggio

www.guidocostaprojects.com

 

Alla Galleria Alberto Peola troviamo la personale di Paolo Bini (Battipaglia, Salerno, 1984), vincitore del Premio Cairo 2016 (la manifestazione meneghina ritorna), curata da Luca Beatrice. “La Pittura, giorno dopo giorno” è presentata da uno schietto comunicato stampa. Lo spazio della galleria, illuminato perfettamente dalla luce primaverile di marzo, è un piacere estetico ed i quadri ci si adeguano senza bizze. Le opere sono di dimensioni medio-grandi e il colore le possiede quasi completamente. Il chiaro, il bianco, è dato dal nastro carta su cui perlopiù si adagiano acrilico e pigmenti.

Questo per il primo e secondo ambiente, nell’ultima parte assistiamo all’utilizzo di plastica su tela e poi pigmenti e acrilico solo su tela. Il campionario creativo è vario, meno le emozioni che paiono stopparsi su quelle superficie tanto magnetiche quanto figlie di mondi ormai “reali”, ma inesistenti. Riprova del mio sentire me lo porta il testo “La pittura post Duemila è scienza globale, completamente delocalizzata, morbida e fluida, compatibile con il web”. Si prosegue sostenendo che però l’arte di Bini incanti e seduca perché “non tradisce la sintassi del colore”. Non posso confermare la sensazione che è più simile allo smarrimento, soprattutto accostandosi ad un lavoro “Astrazione introspettiva con varco centrale” (2017), dove pare che si attenda dietro al colore l’arrivo di un soggetto ignoto, tanto da rendere otticamente convessa la visione. Effetto voluto, indubbiamente e ben riuscito ma si rimane meno entusiasti di quello che si penserebbe. Il colore in Bini è meno inoffensivo di ciò che ci si aspetterebbe dalla cascata cromatica adocchiata.

Nel complesso l’esposizione è gradevole, cucita sullo spazio ma devo ammettere che le aspettative sono stoppate sul nascere. Mi rimane la curiosità di visitare il sito dell’artista dove ammetto di ricercare tracce del Sudafrica sull’evoluzione pittorica ma la mia ignoranza mi frena e dunque non proseguo oltre. Interessante il corpo degli scritti nella sezione “Texts”. Letture piacevoli e utili per approfondire la conoscenza di Paolo Bini. 

Galleria Alberto Peola

Paolo Bini, “La pittura, giorno dopo giorno”

Fino al 24 aprile

www.albertopeola.com