[INTERVISTA] Ultime da San Diego: gli Anni ’80 non mollano

Prendete quel sapore classicamente Eighties tanto in voga ultimamente, un cantautore romano e un pizzico di mistero: ottenete così “Disco” l’esordio discografico di San Diego. 

_di Giorgia Salerno

Da quando è stato rilasciato Disco, il suo esordio, si è chiacchierato molto attorno alla figura di San Diego. “Avrebbe tranquillamente potuto essere la colonna sonora di Stranger Things” o ancora “Ah, ma il disco si chiama Disco come l’album di Ghali si chiama Album?”. Insomma, al di là di questi interrogativi platonici, possiamo dire che questo progetto in bilico tra vaporwave e cantautorato non è passato inosservato.
Dopo una discreta attesa – fatta di videochiamate Skype, serie tv anni ’80 e pezzi ascoltati a rota su Youtube – Disco è uscito abbracciato alla neonata etichetta bolognese Stradischi, già vicina a progetti in qualche modo “cool” e atipici come quello di Bruno Belissimo.
Nonostante San Diego faccia parte del roster di artisti con il quale collaboro, ho deciso di intervistarlo, tentando il più possibile di evitare l’autoreferenzialità. Facciamoci un giro tra le palme dell’indie (o itpop?) italiano con la mia piccola chiacchierata insieme a San Diego, sincera e sentita.

 

Come mai hai scelto San Diego come nome d’arte? 

Non lo so di preciso, cercavo qualcosa di semplice che rappresentasse me e il progetto ed è forse la prima cosa che mi è venuta in mente. Era nata più che altro come gag e all’inizio infatti non ne ero per niente convinto, poi vedendo che piaceva a tutte le persone che ne venivano a conoscenza ho deciso di optare per questo (che contiene comunque il mio vero nome) a metà tra l’esotico e la “santità”.

Sappiamo che sei in tour con la band per presentare Disco: come sta andando? Cosa si prova a portarlo finalmente davanti al pubblico?

È estremamente appagante e sempre più interessante. Man mano che veniamo a contatto con un nuovo pubblico e con diverse situazioni ci accorgiamo della crescita, sia nostra che dell’interesse di fronte al progetto. Vedere e soprattutto sentire persone che cantano e ballano le tue canzoni, anche in ambienti dove proprio non te lo aspetteresti, ti rende felice. È banale, ma è così.

I tuoi testi trasmettono diverse sensazioni, tra loro spesso contrastanti: quali sono le cose che ti ispirano di più per crearli? 

Mi lascio ispirare quasi esclusivamente dalla musica e vado per immagini, anche se non c’è mai uno schema preciso: solitamente mi viene in mente un’atmosfera e cerco di riprodurla. Mentre provo a cantarci sopra vengono fuori parole di senso compiuto, una sorta di freestyle, che poi magari danno vita a un testo e a delle sensazioni specifiche.

“Vedere e soprattutto sentire persone che cantano e ballano le tue canzoni, anche in ambienti dove proprio non te lo aspetteresti, ti rende felice”

Sempre a proposito dei tuoi testi: come mai non si trovano da nessuna parte?

Personalmente non ho voluto metterli da nessuna parte di proposito perché in molti casi sono testi che si possono leggere diversamente magari cambiando una virgola o un accento. Sono basati sul voluto fraintendimento di parole perse nel riverbero e nella stessa musica. Mi piaceva quindi l’idea di esporre i testi a più letture e interpretazioni, oltre a quelle puramente concettuali. Poi qualcuno forse si è preso la briga di trascrivere qualcosa, e va bene così.

Quest’anno hai seguito Sanremo? Parteciperesti al Festival?

L’ho seguito abbastanza, ha qualcosa che mi ha sempre attirato pur essendo molto distante da me. Sì, mi piacerebbe portare un pezzo in un contesto del genere, penso a quando si sono esibiti i Quintorigo, o Vasco Rossi negli ’80.

Qual è secondo te il modo migliore di ascoltare Disco? 

Il modo migliore rimane sempre con le orecchie (un classico). Se poi c’è anche un buon impianto che lo suona, o un bel paio di cuffie, ottimo. Ma va bene anche dalle casse del computer o dall’altoparlante del telefono.

Il featuring con Lo Sgargabonzi ha riscosso un certo successo: credi che questa collaborazione avrà un seguito?

Credo proprio di sì, anche se non so ancora in che forma. Quel che è certo è che in un futuro prossimo mi piacerebbe produrre un suo disco solista.

Con chi ti piacerebbe collaborare? Ci sono novità in arrivo per l’estate? 

C’è qualcosa in ballo con altra gente, ma per ora non posso dire di più. Capitolo news: sì, probabilmente più di una. Per adesso continuo a scrivere e portare il disco in giro. Intendo live, non che me lo porti a spasso nello zaino, ecco. 

Siamo marzulliani: per concludere, fatti una domanda e datti una risposta. 

Che futuro ti aspetta? Non ne ho la benché minima idea, cari amici della notte…

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