[REPORT] Stella Maris: tanta roba per pochi

Pochi ma buoni al concerto del “supergruppo” di Moltheni. Complice la “concorrenza” dei Blonde Redhead alle OGR?


_di Federica Neri

Il nuovo progetto, nato a fine 2017 con l’omonimo disco, ha una formazione davvero notevole, composta da Umberto Maria Giardini (da tutti conosciuto negli anni come Moltheni), Ugo Cappadonia (Il Pan del Diavolo, Sick Tamburo e molti altri), Gianluca Bartolo (sempre Il Pan del Diavolo), Emanuele Alosi (La Banda del Pozzo) e Paolo Narduzzo (Universal Sex Arena) e sembra proprio una bomba ad orologeria, come si rivelerà poi essere qualche ora dopo, durante la performance torinese.

Due scalette ben ordinate e precise, i testi stampati di alcuni dei pezzi nuovi, una Rickenbacker e una Stratocaster.

Cosìtanto per intenderciqueste alcune delle numerose “armi” presenti sul palco che saltano subito all’occhio. Uno di quelli che ci fa capire che sarà un live da guerra, incentrato principalmente sulla presenza delle potenti chitarre rock che accompagnano i testi poetici e la voce elegante e vellutata di Umberto Maria.

Se una settimana fa la sala di Spazio211 era incredibilmente gremita di gente per il live Spaziale di Edda – a cui, a una certa, abbiamo anche potuto assistere al simpatico siparietto di saluti con il torinese Brodo, che già un anno prima aveva aperto l’ex frontman dei Ritmo Tribale alle Officine Corsare lo stesso scenario, purtroppo, non si ripropone per la neo band etichettata La Tempesta.

Qualche giorno fa a Firenze abbiamo fatto il pienone... Qui siete in dodici gatti!” si lamenta Umberto Maria Giardini. Dal pubblico, effettivamente scarno ma comunque sempre ben attento e presente, qualcuno risponde, seppur timidamente, con “Otto arrivano da Novara”, “Due gatti dalla Valle d’Aosta!” e qualcun’altro controbatte dicendo che la colpa è dei Blonde Redhead che si stanno esibendo alle OGR.

Poco importa. Perché io, che facevo parte di quei dodici miseri gatti. Ho scelto di andare a sentire Stella Maris e non i Blonde Redhead. Musica sia, dunque. Che poi, quello che mi domando io è: ma non è meglio prendere poco invece di niente, proprio come canti tu, in conclusione al live, Umberto?

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