Mary Shelley: quando la scrittura diventa un’ossessione ed una ragione di vita

Al Circolo dei Lettori, abbiamo partecipato al primo reading della rassegna “Hai voluto la mia vita” dedicata all’ossessione per la scrittura nella vita e nelle opere di tre grandi scrittrici della storia della letteratura internazionale.


_ di Beatrice Brentani

“Cosa succede se la scrittura ti chiede l’anima e il corpo e ogni parte di te? Quando scrivere non è un lavoro, ma un’ossessione che si impossessa della tua vita? Quando è l’unico modo per sbrigliare pensieri e sentimenti?”

Il primo reading di questa particolarissima rassegna del Circolo dei Lettori si è tenuto mercoledì 8 febbraio alle ore 21: Elena Stancarelli ci ha parlato di Mary Shelley, “la rock star della letteratura”, donna spregiudicata e indipendente che scrisse numerose lettere e moltissime parole nei suoi diari ma che si è fata strada nel mondo delle letteratura grazie a un romanzo che è divenuto uno tra i più celebri del panorama culturale internazionale: Frankestein.

Mary Shelley ha avuto una vita travagliata fin dalla nascita: orfana di madre a partire dal quindicesimo giorno di vita, Mary è stata figlia di un poeta che, ai tempi, ha goduto di notissima fama, William Godwin; bambina incredibilmente intelligente e precoce, viaggiò già dall’età di diciassette anni. Il marito, Percy Shelley, quando incontrò Mary era sposato con un’altra donna, che decise di lasciare per iniziare, con Mary, un amore sconfinato e ricco di peregrinazioni per l’Europa. La coppia si portò sempre dietro la sorellastra di Mary, Claire Clairmont, la quale ebbe una relazione con Lord Byron, il quale, a sua volta, intrattenne per tutta la vita una relazione con John William Polidori (i due si amarono sempre di nascosto, lontano dalle luci di una società che ancora considerava illeciti gli amori di tipo omosessuale).

I cinque giovani, dunque, – Mary, Claire, Percy, Byron e Polidori – rappresentavano in quel periodo il gruppo di giovani ricchi intellettuali più all’avanguardia e sempre pronti ad accogliere nuove teorie – scientifiche e culturali – per poterne discutere: nei pressi di Ginevra, in Svizzera, nell’estate del 1816, il gruppo si ritrovò a dialogare sulle nuove teorie darwiniane, diffuse proprio in quegli anni negli ambienti dell’alta società, e a leggere una serie di racconti dell’orrore tratti da un volume tedesco intitolato Fantasmagoriana. Durante la lettura di questi racconti, Byron decise di sfidare gli amici a scrivere un racconto dell’orrore: da qui, e da un sogno di Mary di quella stessa estate, nacque il Frankestein.

Elena Stancarelli ha proseguito il reading parlandoci del Frankestein e leggendo per noi alcuni estratti del romanzo. Ma perché questo romanzo ha avuto, fin dalle origini, un così grande successo? 

Frankestein è un romanzo in stile gotico, questo è innegabile, ma non è soltanto questo: è anche, forse, il primo vero romanzo che include al suo interno la psicanalisi e, più in generale, ciò che accade all’interno della mente dell’uomo.

Il Frankestein è, come direbbe lo stesso Freud – il romanzo, infatti, si presta perfettamente ad un’analisi compiuta attraverso quegli strumenti novecenteschi che, ai tempi della sua pubblicazione, ancora non esistevano, e per questo può ben essere definito un romanzo “lungimirante” -, un romanzo perturbante, che si occupa cioè di affrontare ciò che si sente estraneo, l’altro da sé, insomma, che però ci è, al contempo, estremamente vicino – è il noto motivo del Doppelgänger, del nostro doppione, così diverso e così simile rispetto al nostro Io.

La vita di Mary Shelley, in seguito alla scrittura del Frankestein, è stata alquanto dolorosa: morirono, nel breve arco di pochi anni, tutte le persone a lei più vicine. Morirono anche i suoi primi tre figli, e morì anche la bambina nata dalla relazione tra Claire e Byron, Allegra. Morirono Byron e Polidori, mory Percy. Mary non amò più nessun altro uomo dopo di lui e dedicò la sua intera vita alla scrittura, senza mai bissare il successo di Frankestein. Passò la sua esistenza insieme all’unico figlio rimastole, Percy Florence, con il quale compì numerosi viaggi. E morì nel 1851 a causa di un tumore al cervello. Ma l’opera di questa “rockstar della penna” riecheggia nell’Infinito.

L’incontro è stato introdotto da un ricco buffet di assaggio dolce e salato di EXKi, la catena di ristoranti biologici con sedi a Torino e Milano: QUI potete consultare il loro sito e scoprire il ristorante più vicino a voi.

Vi segnaliamo, ora, le date dei prossimi due incontri:

  • Giovedì 8 marzo, ore 21: per la Festa della Donna,si analizzeranno vita e opere di Cristina Campo. I gatti, gli amici e le lettere è il sottotitolo di questo secondo reading.
  • Giovedì 5 aprile, ore 21: il terzo e ultimo reading sarà dedicato a Jean Rhys. La scrittrice che viaggiava nel buio. Una personalità dlle mille sfaccettature, come Elena Stancarelli ci ricorda, dicendo che ha amato, bevuto moltissimo, vissuto senza proteggersi. Poi è scomparsa, per molti anni. Fin quando un giorno ha risposto a un annuncio su un giornale, che chiedeva notizie di lei. Sono viva, ha risposto alla persona che la cercava, e sto scrivendo il mio capolavoro. Aveva già quasi settant’anni, ma aveva ragione.

Siete curiosi? Partecipate ai prossimi reading per scoprire di più!
Ingresso singolo reading € 5, Carte Smart e EXKi Card € 3, Carta Plus gratuito
Info e prenotazioni: 011 4326827 oppure info@circololettori.it

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