La Linea Verticale: un’altra Fiction RAI è possibile

Il ricovero di un malato di tumore diventa un’occasione per raccontare la situazione sanitaria nazionale da un inedito punto di vista e in un modo “nuovo”, quanto meno per il schermi RAI. La Linea Verticale convince e stupisce. 


_di Nicola Bovio

Quando si pensa ad una fiction RAI vengono in mente serie e mini serie di dubbia qualità, adatte per lo più ad un pubblico attempato. Ultimamente però le cose non stanno proprio così. Recentemente infatti, alcune produzione dell’emittente nazionale si sono distaccate molto da questo approccio. Serie come Schiavone ed il Commissario Coliandro, ad esempio, sono lontane anni luce da soap come Un posto al sole o Agrodolce e sono più indirizzate ad una platea sicuramente più giovane del solito. Contestualmente la RAI ha stravolto il suo sito web portandoci in dote RAI Play, piattaforma ancora sottovalutata che permette di vedere tutti i contenuti trasmessi di recente nel palinsesto televisivo e funge anche da archivio con tutte le puntate dei programmi prodotti dalla Radiotelevisione Italiana.

Con l’inizio del 2018 è arrivata una nuova svolta. L’annuncio di una nuova fiction che esordisce direttamente su RAI Play prima di essere trasmessa in televisione. Le prime puntate de La Linea Verticale infatti sono state rese disponibili da subito sul web, prima ancora del debutto sugli schermi canonici. Purtroppo la notizia è passata un po’ in sordina, anche per colpa di una non adeguata promozione. Tuttavia la serie presenta davvero molti interessanti spunti di riflessione. 

È utile fare un passo indietro. Era il 2007 quando FOX Italia lanciava una sitcom che sarebbe diventata presto un cult: Boris.

La serie narra le vicissitudini di uno stagista di regia che viene catapultato nel rutilante dietro le quinte di una soap italiana di dubbio gusto dal titolo Gli Occhi Del Cuore. Circondato da personaggi e situazioni surreali, il protagonista Alessandro si adatterà in breve all’ambiente circostante diventando parte integrante della squadra fedele al regista Renè Ferretti, personaggio ormai diventato mitico e iconico (anche) grazie al suo interprete Francesco Pannofino.

Boris è quanto di più originale, cinico, critico e divertente sia stato creato dalla televisione italiana negli ultimi 20 anni, ma incredibilmente rimane ancora una serie di nicchia nonostante anche un film uscito dopo le tre stagioni trasmesse dal canale Sky. E proprio la stagione conclusiva di Boris sembra in qualche modo fare da collante con La Linea Verticale, dal momento che questa vede il regista Ferretti al lavoro su una fiction ospedaliera dal nome Medical Dimension che, nelle intenzioni iniziali della produzione, dovrebbe essere un prodotto di qualità che denuncia i “deficit” dell’ambiente ospedaliero nostrano.

Boris e Medical Dimension sono in qualche modo i genitori de La Linea Verticale. L’umorismo dell’una e lo sguardo critico dell’altra convivono in questa nuova produzione RAI diretta da Mattia Torre, già sceneggiatore di Boris insieme a Luca Ventruscolo e Giacomo Ciarrapico.

Tutto comincia con il protagonista Valerio Mastandrea che si reca in ospedale per un controllo. Qui incontra un medico alla sua prima visita che in modo molto professionale lo sottopone ad una serie di esami che servono per scoprire l’esistenza di un tumore al rene. A questo punto il ricovero si rende necessario e chiunque abbia passato del tempo in ospedale, anche solo in visita ad un amico o ad un parente degente, non può non ritrovarsi nelle situazioni involontariamente comiche che emergono nel contesto ospedaliero.

Ad accompagnare Mastandrea ci sono attori già visti in Boris come Paolo Calabresi, Ninni Bruschetta e un insospettabile Giorgio Tirabassi.

Insospettabile perché ci siamo abituati a vederlo in ruoli seri, se non proprio drammatici (come nella recente interpretazione di Libero Grassi) ma già in Boris metteva in mostra un talento comico che rimane memorabile per chi ha amato la serie. L’alternarsi tra momenti tragici e grotteschi della degenza del protagonista è la colonna portante di questa serie che sicuramente deve molto a noti predecessori come Scrubs, oltre al già citato Boris, ma che sa ritagliarsi un suo spazio risultando un prodotto veramente nuovo per il panorama nostrano. 

Una serie che riesce ad alternare lacrime e momenti più ridanciani, con grande equilibrio ed inventiva. Ma c’è di più: bravi attori e un’ottima sceneggiatura sono gli ulteriori ingredienti che incentivano definitivamente la scoperta di questa serie e della piattaforma RAI Play. 

 

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