Tre Manifesti A Ebbing, Missouri: il film dell’anno?

In una piccola cittadina, la scelta di una madre di lanciare un messaggio al capo della polizia tramite dei cartelloni pubblicitari innesca una reazione a catena dal finale imprevedibile.


_di Nicola Bovio

Tre sono i protagonisti inanimati alti 7 metri richiamati dal titolo e tre è il numero (insolitamente piuttosto basso) di pellicole dirette da Martin McDonagh. Nonostante abbia già mostrato di essere un ottimo regista, i suoi due film precedenti sono rimasti in un sottobosco per gli amanti della commedia nera mostrando tuttavia ottimi spunti, intrisi di un umorismo non troppo lontano da quello dei fratelli Coen, ai quali ha preso in prestito anche la “Musa” femminile per eccellenza: Francis McDormand. Quest’ultima perfettamente a suo agio nell’interpretare il personaggio di una donna forte, ferita nel profondo dalla morte della figlia per la quale non è stato ancora trovato un colpevole e per questo cerca di spronare la polizia attraverso un incisivo messaggio diviso su tre manifesti grandissimi di un rosso acceso che risalta in mezzo al verde abbondante di Ebbing.

Il suo gesto potrebbe sembrare più che condivisibile se ci si ferma a giudicarlo da un punto di vista più superficiale, ma col proseguire della vicenda le acque si confondono, i personaggi si arricchiscono di sfumature e diventa più complicato dividere i personaggi in categorie morali predefinite.

La grandezza di Tre Manifesti sta proprio nel ventaglio di emozioni che riesce a trasmettere allo spettatore grazie a questa caratterizzazione perfetta dei personaggi. Difficilmente siamo abituati a vedere personaggi così profondi, così capaci di farci provare umori contrastanti da farceli detestare per poi capirli e provare un senso di empatia che inizialmente non ci accarezzava nemmeno.

Ovviamente gran parte del merito va agli attori, capaci di dare vita ai personaggi e di veicolare così tanti stati d’animo. Un cast composto da attori bravissimi e – forse un po’ – sottovalutati, così come lo stesso McDonagh dietro alla macchina da presa. 

Francis McDormand ha sempre offerto prestazioni eccezionali ma mai è diventata un’attrice troppo richiesta in ambito holliwodiano e lo stesso si può dire di Sam Rockwell. Il suo personaggio è senza ombra di dubbio il più complesso del film e solo chi non conosce bene Rockwell può rimanere sorpreso dalla sua bravura. La sua scelta di fare molti film indipendenti gli ha impedito di raggiungere la popolarità che si meriterebbe in quanto attore di primo livello. Ultimo nell’elenco è Woody Harrelson, che ormai ha interpretato una miriade di ruoli diversi risultando quasi sempre convincente.

Nel 2006 McDonagh ha vinto l’Oscar per il miglior cortometraggio con il suo Six Shooter. Nel 2008 esce In Bruges. È un film brillante, è colmo di ironia nera nonostante la storia drammatica ed è ottimamente interpretato da Colin Farrell e Brendan Gleeson. Nonostante i buoni riconoscimenti ottenuti Martin McDonagh dirigerà il suo secondo lungometraggio 7 Psicopatici solo quattro anni dopo.

Perché un regista così talentuoso non è altrettanto prolifico? Perché fino ad ora McDonagh si è focalizzato sul palcoscenico e non sul grande schermo: McDonagh infatti è un autorevole autore teatrale. Basti pensare che a 27 anni c’erano quatto suoi spettacoli rappresentati contemporaneamente a Londra, eguagliando un record appartenuto ad un certo William Shakespeare.

Il suo tipo di umorismo è personale e – pur essendone debitore – si discosta da quello dei fratelli Coen a cui è normale ricollegarsi guardando Tre manifesti. Quello dei fratelli americani è più efficace nel suscitare la risata del pubblico rispetto a quello del regista irlandese perché immerso in situazioni paradossali che sfociano in scenari surreali. In Tre manifesti invece la storia è più verosimile, molto drammatica e amara: per lo spettatore diventa ovviamente più difficile riuscire ad ironizzare sulle circostanze terribili subite dalla famiglia della vittima in questione. 

Di certo Tre manifesti è il film più riuscito di McDonagh e potrebbe essere quello che gli aprirà le porte della notorietà, specialmente se riceverà dei riconoscimenti durante la cerimonia degli Oscar analogamente a quanto accaduto durante i Golden Globe. Con la speranza di riuscire ad apprezzare un suo nuovo lavoro senza aspettare troppi anni, non ci rimane altro da fare che goderci ogni dettaglio di uno dei film più interessanti degli ultimi anni. 

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