[INTERVISTA] Giorgio Poi: un anno da incorniciare

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Giorgio Poi in occasione del suo live al Color Fest: è stata l’occasione per fare un bilancio dell’anno appena terminato.

_di Giorgia Salerno

Dopo una data di apertura a Firenze che ha conquistato i cuori toscani il Color Fest è sbarcato a Bologna con una nuova serata in Zona Roveri (ci sarà anche una terza data a Milano per il festival itinerante sabato 24 febbraio, con Godblesscomputers, Julie’s Haircut, Acquarama e Fabio Nirta dj set).

Ero lì per intervistare chiunque mi si parasse davanti – ovviamente – ma ammetto che parlare con Giorgio Poi è sempre uno dei miei momenti preferiti. Ci eravamo conosciuti con una lunga intervista su Thrill Babes proprio all’inizio del suo tour, e da allora un paio di cose sono cambiate.

“Fa niente” ha riscosso un grande successo e i suoi concerti sono sempre strapieni di gente che intona le sue canzoni a memoria: nonostante tutto Giorgio conserva sempre quella semplicità che contraddistingue lui e i suoi pezzi, e che alla fine forse è il segreto di tutto.

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Ti sei trasferito a Bologna: come è per te suonare qui ora? È cambiato qualcosa rispetto a qualche tempo fa?

“Si, da un certo punto di vista si, mi sento un po’ come se suonassi a casa. Certo, sono arrivato da poco quindi non è proprio la mia città, però si insomma stasera vado a dormire a casa, quindi!”.

Ti trovi bene qui?

“Si moltissimo, mi piace molto”.

Rispetto all’intervista che avevamo fatto all’inizio del tuo tour, ora cosa è cambiato rispetto a quando era appena uscito Fa niente?

“In questo periodo abbiamo fatto molti concerti, sono andato in tour, si è suonato tanto. Sono successe un po’ di cose belle. Con il pubblico adesso c’è più confidenza, ho conosciuto un sacco di gente che rivedo spesso e che mi fa piacere rivedere”.

E a proposito dei singoli usciti dopo il disco, volevo chiederti di parlarmi un po’ de “Il tuo vestito bianco”, un pezzo che mi ha davvero colpito, mi ricorda un po’ l’immaginario di Battisti. Quando lo hai scritto?

“Quello l’ho scritto a gennaio, a disco già chiuso ma non ancora uscito, quindi semplicemente non lo abbiamo inserito ma ci siamo detti “vabbè ce lo giochiamo più tardi”. Battisti, dici? Non mi sembra il più battistiano dei miei pezzi, anche se in realtà non saprei dire. Forse si, in ogni caso non è stato fatto consapevolmente ecco. Non ho un aneddoto particolare su questo pezzo sai, l’ho scritta a Berlino, nel mio ultimissimo periodo lì proprio prima di trasferirmi. Fai conto che poi a febbraio è uscito il disco, il 6 febbraio sono arrivato in Italia, e ho iniziato a preparare tutto. Nei giorni prima di partire ho avuto un periodo di vuoto, senza niente di particolare da fare, quindi mi sono detto che dovevo andare in studio a scrivere qualcosa e così è stato!”.

Mi sembra un testo abbastanza sofferto in un certo senso.

“Beh si scrivere non è mai una cosa facile che fai mettendoti là così, sovrappensiero. Il più delle volte è sedersi lì con strumenti e concentrazione e vedere cosa viene fuori”.

Se potessi scegliere un film o un regista con cui collaborare per una colonna sonora, cosa diresti?

“Mah, non lo so, non mi viene in mente un film in cui potrei vedere bene una mia canzone”.

Un regista?

“Un regista vivo, ovviamente?”.

Mah, anche morto (risate).

“Beh allora Monicelli, anche se a questo punto direi che è un sogno irrealizzabile!”.

Puoi dirci se hai in mente di far uscire qualcos’altro a breve?

“Mmm adesso mi fermerò, finiremo i concerti e poi mi fermerò per scrivere delle cose nuove. Ho già iniziato a scrivere qualcosina. Mi fermo per avere un po’ di concentrazione per il disco nuovo”.

Hai mai pensato di lasciare il mondo della musica indipendente per realtà più grandi?

In realtà non proprio, a me interessa moltissimo il discorso produttivo, il discorso dei suoni oltre alla scrittura delle canzoni, quindi penso che una ricerca personale di suono ad oggi in Italia probabilmente non viene premiata dal grande pubblico. Non viene passata per radio. Le radio vogliono un certo suono, quella cosa lì, quindi per essere diciamo universalmente grande devi fare quella cosa lì, più o meno. Quindi non mi vedo a rinunciare a questo aspetto della musica e della produzione che mi diverte cosi tanto”.

Ci sono collaborazioni nuove in arrivo?

“Si, c’è una collaborazione nuova ma per il momento non posso dire altro”.

La copertina del tuo album è una foto scelta da te, giusto?

“Si, l’ho comprata su Ebay per cinquanta centesimi”.

Sei un collezionista?

“No, in realtà no, stavo cercando immagini così, spunti per una copertina”.

Ah quindi l’hai presa proprio in vista del disco.

“Si, in realtà io questa l’avevo presa per il disco dei Cairobi ma gli altri me l’avevano bocciata, mentre a me piaceva tantissimo. Quindi alla fine l’ho usata per il mio”.

Quello dei Cairobi è un progetto che si è fermato?

“Si per il momento si”.

Ma se dovessi consigliare ad un musicista la strada migliore per fare questo mestiere cosa gli diresti?

“È una domanda molto difficile questa, non credo di avere una risposta adatta, dipende. Certo, te lo devi sentire tu che stai facendo il percorso giusto, ci deve essere un periodo in cui ti concentri per fare questa cosa qui e la fai bene, perché se la fai solo nei ritagli di tempo ovviamente non avrai mai la testa per arrivare a qualcosa che ti possa soddisfare completamente”.

Nel tuo disco parli molto di quotidianità e i momenti di tutti i giorni sono i protagonisti delle tue canzoni: qual è il tuo momento preferito della giornata?

“Non sei la prima a farmi questa domanda, non so come mai. Io rispondo sempre la colazione e il post colazione in cui io di solito passo un bel po’ di tempo sul divano a cazzeggiare”.

E a pensare e a pensare…

“Si, leggo o guardo qualcosa, ascolto un po’ di musica. Così, per un’oretta, quando non sono in tour ovviamente”.

La vita durante il tour com’è?

“Molto diversa. Ti svegli, mangi, sei subito attivo. Se il giorno dopo ho dei concerti, se la sera prima mi sfascio è problematico: a livello di voce se fumi tanto e bevi tanto non ce l’hai più uguale. E se fai così dormi poco, soprattutto. Quindi se ho concerti il giorno dopo si bevo qualcosa ma in modo molto tranquillo, senza mai arrivare a situazioni di degenero assoluto”.

Quello lo si tiene per altri momenti.

“Ma sai cosa? Anche basta, quello basta, non mi va più, a una certa…”.

Tu quanti anni hai?

“Trentuno!”.

Non si direbbe!

“No? Mi fa piacere! (ride)”

Cosa stai ascoltando ultimamente?

“Mi piace molto XXX Tentaciòn, lo sto ascoltando spesso, insieme ad un disco di Arthur Russell che si chiama World of Echo.  E poi Paolo Conte che ascolto sempre”.

Ci sono altri appuntamenti in vista?

“Adesso facciamo un po’ di date in Italia, poi a gennaio andiamo all’Eurosonic e facciamo qualche tappa a Parigi, Bruxelles e Berlino. Il 20 marzo poi c’è l’apertura ai Phoenix a Milano!”.

Ti è piaciuto il loro ultimo disco?

“Moltissimo, moltissimo, l’ho ascoltato tanto”.