“Bone Records”: i dischi a Raggi X della Russia Sovietica

Mentre in America e nel mondo occidentale degli anni ’50 la musica stava rivoluzionando la scena mondiale, nella Russia Sovietica la musica vietata per legge veniva contrabbandata su dischi a Raggi X.


_di Miriam Corona

Dalla fine degli anni ’40 fino ai primi anni ’60, una sottocultura di giovanti amanti della musica trovarono un modo per intrufolare la musica proibita scrivendola direttamente su vecchie pellicole di radiografie. Così le canzoni di Elvis Presley e Louis Armstrong venivano incise su costole, teschi e ossa, dando vita a quelli che ora vengono chiamati bone records.

Stephen Coates, un musicista che si è esibito in Russia per oltre dieci anni con la sua band The Real Tuesday Weld, ha spiegato l’eccezionale storia dietro di essi con il suo progetto iniziato quattro anni fa, quando trovò un disco a Raggi X in un mercatino delle pulci a San Pietroburgo.

“Le persone tendono a raccontare questa storia come se uno tra i tanti hipster russi abbia infranto le regole del sistema piratando musica Occidentale. Non è per niente accurato”

Dopo averlo portato a Londra ed averne accertato l’originalità, Coates si è messo al lavoro per svelare i segreti dietro questo dischi dal sottofondo macabro, chiamati informalmente con nomi di ossa, scoprendo definitivamente la stravagante avventura dei contrabbandieri russi ai tempo della Guerra Fredda. “Jazz e rock vennero naturalmente censurati perché occidentali” racconta Coates, “ma una grossa fetta di musica illegale, probabilmente la maggior parte, era quella Russa”. 

Le pellicole per i Raggi X si rivelarono una superficie adatta allo scopo. Economiche e facilmente reperibili (seppur illegalmente) negli ospedali locali, erano in grado di trattenere le scanalature dei solchi adeguatamente, seppur non eccellentemente quanto il vinile – a quanto pare alcuni dei dischi a raggi X non traducevano il suono nel modo migliore, come se si ascoltasse attraverso un muro di sabbia la musica riprodotta. Nonostante questo, erano facilmente piegabili per essere nascosti nella manica di una camicia o in tasca per una veloce contrattazione.

Sotto il potere di Stalin e nei decenni seguenti la seconda guerra mondiale, il partito comunista diede un giro di vite alle influenze esterne, in particolar modo a quelle affiliate ai principi occidentali. La musica era una delle principali preoccupazioni per il regime, così interi generi e artisti vennero banditi. Blatnaya pesnya, le “canzoni criminali”, rappresentavano il lato oscuro della vita sovietica e non vi era alcun posto per loro nel sistema del partito. Gli allora emigrati Russi venivano identificati come traditori e vennero conseguentemente messi fuori legge. Essi narrano di come lo stato Sovietico rubò la cultura e la storia delle persone, “purificandola” e privandola dell’anima solo per rifilarla nuovamente al suo popolo, di come l’immaginazione e la tenacia degli appassionati di musica sopravvissero sotto la regola ferrea del comunismo, senza dimenticare le condizioni di arretratezza tecnologica che rendevano difficile garantire la continuità della loro stessa cultura.

Più che una curiosità storica, i dischi a Raggi X furono, per un certo periodo, l’unico modo per ascoltare le canzoni rock, jazz e pop proibite nella Russia Sovietica.

Realizzate nelle cantine di Leningrado da un gruppo di appassionati chiamati “The Golden Dog Gang”, questi dischi, spesso chiamati anche semplicemente “ossa”, venivano scambiati da ragazzi e fan nel mercato nero, esponendosi a rischi inconcepibili per come possiamo conoscerli oggi; con la quantità di contrabbandieri che venivano rinchiusi nei gulag per trascrivere musica illegale, c’era un tempo in cui ascoltare la musica che si amava costava un caro prezzo.

Le radiografie, comprate o recuperate dall’immondizia di ospedali e cliniche, venivano usati per creare i dischi; esse erano tagliate in cerchi di 7 pollici e il foro centrale ottenuto con la bruciatura di una sigaretta. Secondo il musicologo russo Artemy Troitsky, “i solchi erano tagliati con l’aiuto di macchinari speciali ottenuti dalle parti di vecchi fonografi, abilmente combinati da mani esperte. La qualità era pessima, ma il prezzo era buono, un rublo, un rublo e mezzo. I dischi potevano essere riprodotti solo per cinque o al massimo dieci volte”.

Purtroppo, gli ufficiali sovietici lo scoprirono e resero questa pratica del tutto illegale nel 1958. Nel 1959 sgominarono la più grande cerchia di sovversivi e a partire dagli anni ’60 il Komosol – ovvero la Lega dei giovani comunisti leninisti – promosse delle “pattuglie musicali” che cacciavano i venditori della musica a Raggi X e confiscavano qualsiasi disco riuscissero a trovare. Nonostante le radiografie possano sembrare uno strano modo per distribuire copie illegali di Heartbreak Hotel, è importante notare che alla fine l’industria musicale occidentale ebbe una sua versione dei dischi-ossa. Si chiamavano flexi-disc ed erano altrettanto sottili, flessibili ed economici, cosicché potessero essere distribuiti nei modi più vari, da allegati per le riviste alle scatole di cereali.

Le cronache dei dischi a Raggi X continua a risuonare e catturare l’attenzione delle persone ancora oggi, attraverso documentari, TED Talk, un libro e anche una mostra dedicata che si è tenuta nel Museo d’Arte Contemporanea di Mosca. Il progetto di recupero può essere approfondito qui.

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