Vivian Maier in mostra a Catania: lo sguardo da flâneuse delle metropoli americane

La Catania artistica comincia a svegliarsi, a sussultare. Dopo le oramai numerosissime proroghe della mostra di Escher, ecco che Arthemisia porta in città un altro piccolo gioiello della fotografia internazionale: un’intera mostra dedicata a Vivian Maier, la “fotografa ritrovata”.


_di Raffaele Auteri

Storia al limite del cinematografico, la Maier ha vissuto sin da piccola con la madre in compagnia della fotografa Jeanne Bertrand, che le trasmise la passione per la fotografia. Numerosi i viaggi intorno al mondo in età giovanile, prima di trasferirsi stabilmente in America, girando tra New York, Chicago, Detroit, assumendo per diverse famiglie il ruolo di tata.

Vivian non divenne mai famosa per le sue fotografie mentre era in vita, ma fu scoperta solo pochi anni dopo la sua morte, quando dovette vendere praticamente tutti i suoi beni per ripagare dei debiti; tra questi beni, tutti i rullini che aveva scattato in una vita. Venduti, trascurati, lasciati andare, come se non contassero nulla. Ecco come viene scoperta una delle più interessanti e spontanee fotografe del XX secolo.


La mostra ripercorre in modo accurato, a tratti cronologico, a tratti tematico, la crescita della Maier come fotografa. Iniziando dai primi scatti, per lo più paesaggistici e architettonici (New York, su questo, rimane una grande musa ispiratrice), giungendo poi ai numerosi ritratti, agli sprazzi di vita quotidiana nel tran tran cittadino. Presente anche qualche scatto del suo periodo a colori, dove si riesce a percepire ancora di più il senso spontaneo del processo di genesi delle foto di Vivian. In questa sezione della mostra spicca tutta la passione di Vivian, concentrata sulla composizione dei colori per dar vita a dei veri e propri dipinti. Il giallo e il rosso sembrano esplodere, mentre non manca quello splendido senso da turista in numerosi scorci di mare e bagnanti impegnati in durissimi momenti di vacanza.
La mostra si chiude con la visione di film in Super 8 mm, che la Maier ha girato nel corso degli anni.

“Dobbiamo lasciare spazio a coloro che verranno dopo di noi. È una ruota – si sale e si arriva fino alla fine, poi qualcuno prende il tuo posto e qualcun altro ancora il posto di chi lo ha preceduto e così via. Non c’è niente di nuovo sotto il sole.” – Vivian Maier

Quello che più colpisce è, come detto sopra, come Vivian Maier riesca a restituire una spontaneità unica nelle sue foto, dando l’impressione di essere una vera e propria turista. Le foto sono sempre bilanciate e abili nel catturare sguardi, risate, momenti di semplicità quotidiana.
Guardare le foto di Vivian ci fa davvero compiere un tuffo nel passato, permettendoci di ammirare quella che era davvero la vita, l’ordinarietà, di un’epoca che oramai sconosciamo e che siamo abituati a vedere, in modo “romanzato” e patinato, solo al cinema.

Le fotografie, principalmente scattate tra New York, Detroit e Chicago, mostrano un vasto repertorio di soggetti: dall’architettura dei grandi e nuovi grattacieli, a paesaggi urbani e suburbani, concentrandosi molto anche su ritratti di semplici passanti e turisti.

Un occhio curioso che riesce a immortalare, a volte in modo timido, altre volte in modo più diretto e sfrontato, una cultura e una popolazione incredibilmente variegata come quella americana. Non mancano immigrati, poliziotti, bambini, donne, anziani. Vivian approfitta del tempo libero dal lavoro per esplorare le città in cui vive o che visita, nel ruolo di eterna turista.

Parte fondamentale della mostra è la raccolta di autoscatti di Vivian. Maier era solita fotografarsi attraverso specchi e vetrate. Nulla di paragonabile ai moderni “selfie”, ma qualcosa che fa davvero sorridere e capire quanto per Maier- la fotografia, non fosse che un bellissimo gioco, un gioco che sapeva fare benissimo. Gli autoscatti, infatti, non ritraggono sempre e solo la donna con la macchina fotografica, ma anzi sono molte volte un pretesto per provare una nuova via nel momento fotografico. Numerosi gli autoscatti in cui la stessa Maier decide di porsi fuori fuoco, dando piuttosto attenzione ai diversi dettagli che di volta in volta la circondano.

Scoperta per caso, senza sapere che le sue opere stavano diventando famose in tutto il mondo, Vivian muore nel 2009, mentre il mondo cominciava ad affacciarsi su quello splendido mondo dimenticato che sono gli anni 50-60-70 tramite l’obiettivo della sua Rolleiflex. Vivian Maier è uno spunto, un simbolo, di una fotografia spontanea, capace di immortalare momenti fugaci, e dell’importanza di vivere di passione. Impossibile, una volta terminata la visita, non desiderare una macchina fotografica in mano con cui perdersi nel meraviglioso gioco che è fotografare.

La mostra, aperta al pubblico dal 27 Ottobre al 18 Febbraio 2018, si tiene all’interno della Fondazione Puglisi Cosentino, in Via Vittorio Emanuele 122, Catania.

Orario apertura
dal lunedì alla domenica 10.00 > 20.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti
Intero € 11,00
Ridotto € 9,00

Informazioni e prenotazioni
T. + 39 095 883 791

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